#1 Il ritratto di Francesco Grimandi

Ora, a due anni da quei fatti terribili, ho finalmente terminato il ritratto. Poso il pennello dopo aver impresso gli ultimi ritocchi, staccandomi un passo per rimirare l’opera. Mi sono indebitato coi pochi amici e creditori che mi sono rimasti ma n’è valsa la pena: ho adottato i colori e le tecniche più raffinate per realizzarlo. La luce tremula delle candele diffonde sul suo profilo un’aura magica e misteriosa.
Prendo la sedia e mi verso da bere, vino robusto e vermiglio come solo le dolci colline di Toscana sanno dare. Levo la coppa, brindando a lei e alla sua memoria resa immortale per sempre. È come la vidi la prima volta, la sua bellezza non è mai sfiorita. La vista si appanna, mi dico che è l’emozione. Avverto un gran vuoto dentro di me. La solitudine mi divora.
La mano si congiunge alla cicatrice che porto sul collo: da quel giorno maledetto non ho più avuto il dono della parola. Chi l’ha uccisa, ha spento anche la mia vita. Vorrei urlare tutto il mio tormento ma dai polmoni esce aria sterile. Muto, scandisco il suo nome. Continuo a rimirarla, perdendo la nozione del tempo.
L’immagine pare ricambiare il mio sguardo. Forse un gioco d’ombre mi affretto a pensare, ma le sue labbra sillabano piano il mio nome. Com’è possibile? La coppa mi scivola dalle dita e rotola via, sul tavolo, mentre assisto impietrito.
La figura si separa dalla tela, in un istante è di fronte a me. Non posso fare a meno di fissarla: sembra comprendere quel che provo.
A un tratto ogni paura è scomparsa e la cosa più strana è che non mi sono mai sentito così bene.
Sofia allunga la mano per accarezzarmi, avverto le sue dita morbide e affusolate scorrere come seta sul mio volto. Persino il suo profumo è lo stesso di allora, mi avvolge e ne resto inebriato. No, non ce la faccio a vivere senza lei, l’imploro di non lasciarmi più solo… Portami con te, amore mio!

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