#6 – Leonardo da Vinci – Il manoscritto di Antonio Borghesi

«Oh Leo, te t’ho già chiamato tre volte. L’è bello che pronto in tavola. ‘Un fa che si raffreddi la zuppa che poi ‘un l’è più bona.»
«Oh Monna Caterina, m’interrompete sempre nei momenti cruciali. Voi sapete che se ‘un finisco l’opera mia la resta poi incompiuta per sempre. A Firenze Voi mi chiamaste d’urgenza a casa e il dipinto mio della battaglia d’Anghiari svanì come nebbia al sole. Io nemmeno l’iniziai ché, al mio volver in loco, qualcuno m’avea spostato il cartone con già tutto disegnato e pronto da trasferir su la mura e mai più lo ritrovammo. Con L’adorazione dei Magi, Voi mi voleste di ritorno pel battismo d’un altro figliolo Vostro e del Vostro novo marito, e rimase incompiuto con li soli abbozzi scolorati. O di quando Voi mi mandaste un messo con l’urgenza al rientro per un Vostro grave malanno, rivelatosi poi null’altro che ‘na Vostra nova ingravidanza, e così lasciai interminato lo calcolo per deviar l’Arno su Pisa pel distruggerla sommergendola. Ed ora mi volete per desinare mentre sto sistemando ‘na nova ricetta botanica di codesto manuale. E siete proprio stata Voi ad insegnarmi codeste cose straordinarie, data la Vostra nascita nell’oriente arabico prima di giunger schiava, qui ad Anchiano, del mi babbo il notaio e io, il su figliolo, mi sono impegnato nel trasferirle ai posteri…»
«O di gran bel trasferimento tu parli. Già tu scrivi da destra a sinistra come noi arabi e poi con codesto tu scritto ‘un c’è ‘na parola che si comprenda.»
«Col Vostro permesso, ’un la comprenderete Voi ma, per chi di codeste cose tratta, di molto semplice sarà la conversione in vulgaris. Sembra ch’io l’abbia scritto in codice, che però codice non è in quanto riprende lo parlare dell’abitanti della Francia centro-meridionale: la langue d’oc, mischiato coll’arabo dell’Andalusia: il mozarabico. S’ha da leggerlo riflesso allo specchio e poi i miei disegni ben precisi son di facile interpretazione per chi di piante officinali s’intende.»
«Se l’è così, dimmi por qual ragione tu dipingesti così tante donnine nude?»
«Oh Madre! La cosa ‘un è poi cotanto complicata. L’è un manuale per curar voi femmine di vostri problemi mensuali e di parto. Ecchè ci pittavo: omini? Codesto già lo faccio nei miei più bei disegni e quadri. Voi sapete che di donne non amo molto le lor moine e preferisco quelle di giovani omini. Pure Voi m’avete fatto notare quanto bello sia il mio prediletto Salaì, anche se di prostituto si tratta e in di molti guai m’abbia messo.»
«Bello l’è bello ma da li suoi lombi, nessun mio nipote potrà mai discender ad allietar questa mia senescenza.»
«Di ciò nello mio manoscritto ne sto scrivendo. Vi leggo: “Raccogliendo lo seme femminile et inserendolo nella cava radice della mandragora, ove previamente lo seme maschile dev’esser depositato, il calore prodotto dalla fermentazione, nell’ambiente umido e riparato della radice stessa, aiuterà la crescita del feto fino alla nascita provocata da un plenilunio dopo nove mesi dall’inseminazione e dalla congiuntura di alcuni astri nel cielo a determinare il segno zodiacale”.»
«Oh mi’ povero figliolo, te tu sta’ bestemmiando Domineddio! Icché voi sostituirti a Lui? Madre di tutte le madri perdonalo!»
«Oh Monna Caterina! Qui lo Signore, a lo quale Vi convertiste, nulla c’entra. Di natura io scrivo. Di quella Madre e non d’altra! Nel manuale mio tutto è descritto anche se oggidì debbo nasconderlo di dentro ‘na lingua che par da me inventata per non urtar la suscettibile ma potentissima Chiesa Romana. Che di già critiche portaron al mi “Grande Nibbio”, scoprendo che voleva far volare in cielo gli omini. “Se Dio avesse voluto che l’omo volasse gli avrebbe fornito ali alla sua nascita” dissero deridendomi e ferendomi nel mio amor proprio cotanto ch’abbandonai lo mio progetto. Lo stesso dissero per lo mio “Palombaro”. Eran sicuri che sarebbe stato usato per far affondare le navi, annegando mercanti per impadronirsi dei loro beni. Mai pensarono che sarebbe invece stato utile proprio al recupero dei tesori inabissati per tempeste e falle negli scafi. Vedon sempre lo Diavolo in tutto!»
«Non pensare più al passato figliolo mio. Vieni a tavola che la zuppa t’aspetta.»
«Spero l’abbiate fatta come Vi ho detto: le cime di rapa e le foglie di cavolo debbono esser poste in fagotti di telo legati con crini di cavallo e poi messi in acqua salata a bollire per circa mezz’ora e spero che abbiate usato il coperchio che ho inventato per chiudere la pentola e non quei teli che s’imbrattan di fumo ed effluvi malefici.»
«Li seguo sempre i tuoi consigli di cucina. Come posso dimenticare che sei stato il cuoco delle “Taverna delle 3 rane” a Firenze? Mi sembra tu fossi insieme a quel tuo amico: Sandro Botticelli. A proposito che fine ha fatto?»
«Sta alla corte di Giuliano de’ Medici a Firenze. Ma Vi prego Madre: non mi rammenti di lui che mi vien alla memoria quella storiaccia che compartimmo, anche se in epoche diverse, per colpa di quel pederasta d’Andrea Verrocchio. Entrambi la scampammo al processo ma non fu una cosa da mettere in piazza anche se… tutti la praticano ma non lo si può dire.»
«Anche tu però hai lavorato per i Medici se non vado errata.»
«Sì Madre. Avete proprio ragione. Fu Giuliano stesso, quando era Cardinale a Roma a conferirmi il progetto per la regolamentazione idrica delle paludi Pontine. Vi ho lavorato per ben tre anni con la realizzazione di una Mappa della zona e quella di un canale, al quale diedero, non il mio, ma il suo nome.»
«Questo avviene sempre figliol mio. Son sempre i potenti o chi sta al potere a impadronirsi della futura gloria anche se immeritata. Prendo ad esempio quelle tue opere di difesa costruite a Milano sotto la tua direzione. Rimangono nella memoria come sforzesche e non leonardesche. Son sicura però che i posteri sapranno come rivalutarti. Si parlerà di te per molti anni a venire e solo in bene.»
«Oh Madre, che siete diventata una chiaroveggente? Attenzione che ai giorni nostri le streghe finiscono ancora sul rogo insieme agli eretici e blasfemi.»
«Per carità d’Iddio, io ‘na strega! Non dirlo nemmeno per ischerzo figliolo che le mura hanno orecchie e l’unico fuoco che mi piace è quello del nostro focolare. Tu piuttosto sta di molto attento con quel tuo nuovo strano libro. Meno male che non avrai il tempo di ricopiarlo e divulgarlo a molti.»
«Madre io invece penso proprio di poterlo fare. Sembra che a Subiaco due monaci tedeschi abbiamo creato una officina dove velocemente si possono replicare, su pergamena, anche più di cinquanta copie. Se trovassi un mecenate che me le offre potrei produrle facilmente. Sto pensando a Isabella la Cattolica che ha fornito di navi quel Colombo che ha scoperto le Indie Occidentali. D’altronde alcune tra quelle erbe del mio libro provengono proprio da quelle parti.»
«Oh figliolo, non ho la minima idea di quello che tu mi stai raccontando. Per te che sei sempre stato un genio risulta tutto facile mentre io son troppo vecchia per capire tutte queste novità e ora son stanca.»
«Avete ragione Madre. Scusate se Vi ho tediata con le mie storie. Vi lascio e torno al mio manoscritto. Devo completare alcuni disegni zodiacali. Buona notte Madre.»
«Buona notte figliolo.»

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