Alma che visse in fondo al mare – Martin Rua

Procida, 1960. Napoleone Lubrano di Scampamorte è uno dei più giovani pescatori della Corricella. Le sue doti immersive sono note in tutta l’isola, tanto da giustificare il suo nome, legato a uno strano pesce che abita le acque del Mar Rosso. Ma Napoleone ha anche un altro talento: la pittura. I suoi quadri, in particolare i suoi ex-voto, sono tra i più apprezzati di Procida e ben presto le sue opere, maturate anche grazie all’apprendistato dall’artista dell’isola, il solitario zio Vastiano, gli conferiscono il titolo di Caravaggio di Procida. Arte e pesca sono il pane quotidiano di Napò, almeno fino a quando sull’isola non arriva dall’America Alma Scotto di Santillo, la bella figlia italo-giamaicana di un illustre comandante di petroliere. Il loro incontro sconvolgerà per sempre le esistenze dei due che, aiutati dalla magia di Procida dovranno fare i conti con i loro sentimenti, e le possibili conseguenze.

  • Editore ‏ : ‎ Alessandro Polidoro Editore (15 marzo 2022)
  • Lingua ‏ : ‎ Italiano
  • Copertina flessibile ‏ : ‎ 412 pagine

Recensione a cura di Sara Valentino

Siete mai stati a Procida? Io no, ma dopo questa lettura è tempo di preparare le valigie e partire.

Martin Rua per me è una garanzia e in questo romanzo così diverso da quelli a cui ci ha abituato non si smentisce. Ci trascina e travolge in una storia emozionante, una storia d’amore ma anche di libertà. In tutte le pagine scritte c’è una grande e unica verità: l’amore vero non lega ma lascia liberi e non per questo smette la sua intensità.

Le vicende si dipanano tra la New York dei giorni nostri e Procida negli anni Sessanta. Una giovane newyorkese entra in possesso di alcune opere molto simili a quelle cha da sempre ha visto a casa della madre, nello studio. Inequivocabile il soggetto principe dell’opera, decide di sapere di più sulla storia di questi quadri provenienti dall’Italia. Inizia così il racconto a ritroso nel tempo che parla di un giovane pescatore, grazie allo zio reduce di guerra, scopre il proprio talento di artista. Napoleone
Lubrano di Scampamorte, per gli amici Napò, eccolo il guaglioncello protagonista di questa favola dai colori sgargianti e dai profumi inebrianti. Un legame forte, fortissimo quello che si viene a creare tra lui e lo zio, con i suoi due inseparabili cani. Scoprirà di avere addirittura forse un legame sanguigno con il Caravaggio che conosciamo e per questo, oltre che per le opere dai colori cupi che tanto somigliano a quelli del grande artista, sarà chiamato Caravaggio di Procida.

Napò nuota come un pesce e pesca ricci a volontà in un posto segreto, è bello e attira le ragazze con le quali non ha problemi a interagire ma viene un giorno in cui il fato conduce sull’isola una baraonda, quella porterà in tumulto il suo cuore. Alma, nata Scotto di Santillo, padre divenuto comandante di petroliere e madre giamaicana purtroppo dipartita. Un bellezza solare, spumeggiante che manda in visibilio quasi tutta l’isola. Quasi dico … perchè gli antichi rancori ma anche, aimè, l’invidia e la cattiveria sono figlie di questo mondo e lo zampino malefico arriva fino ai nostri dividendoli. Come finirà? Non ve lo racconto ma vi garantisco emozioni e batticuore, tutto in un istante di infinito.

Questo non è il posto dove tu puoi vivere, ma solo quello dove puoi amare”

Alma che visse in fondo al mare” ci racconta l’arte e lo fa portandoci a passeggio tra le chiese e i musei con Napò e zio Vastiano, come puoi rimanere indifferente davanti a opere quali il Cristo Velato? La galleria Umberto I’ a Napoli, il magnifico mosaico pavimentale con i segni zodiacali. E ancora la musica, un tavolino per un caffè al Gambrinus, sono rimasta senza fiato.

Emergono le tradizioni affascinanti come quella dei Quadrilli: un’antica quanto poco conosciuta tradizione, dei piccoli quadri-reliquiari che le donne nell’isola di Procida interrogavano per una sorta di profezia tutta femminile.

Lettura velocissima, davvero così scorrevole che con un sorso di Agrumetto (forse davvero la sua ricetta può essere stata tramandata da qualche malia?) già arrivo alla fine. Le piccole chicche in dialetto le adoro e mi portano a leggere tutto come se fossi davvero lì, in un altro luogo, in un altro tempo.

Una nota aggiuntiva per la copertina, molto bella, anche nei colori che non mi paiono casuali.

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