Anacaona – Jordi Dìez Rojas

Dopo ventisei anni trascorsi in terre ignote, frate Ramón Panér torna nella sua Barcellona natale portando con sé la testimonianza di tutta una vita: la storia della più grande scoperta geografica dell’umanitá. Nella sua memoria, il racconto del suo arrivo sull’idilliaca isola di Ahíti insieme ad un gruppo di temerari avventurieri che al comando dell’Ammiraglio Cristoforo Colombo furono protagonisti della maggiore impresa compiuta dall’uomo, ma anche coloro che ebbero il compito di soffocare le volontà degli esseri umani che quel nuovo mondo celava. Da parte loro, uniti intorno alla figura del loro leader, Caonabó e della sua bella moglie, Anacaona, gli aborigeni cercheranno di difendersi da uno scontro di civiltà durante il quale l’amore, il desiderio, l’invidia, l’ambizione e il terrore trascineranno invasi ed invasori fino ai limiti più estremi della loro condizione umana.

Copertina flessibile: 430 pagine
Editore: Independently published (24 maggio 2019)
Lingua: Italiano

Recensione a cura di Sara Valentino

“Anacaona” è un romanzo storico di Jordi Dìez Rojas nato in Catalogna. Scrittore, ma non solo, anche fotografo e viaggiatore che con questo romanzo rende omaggio a una zona caraibica della Repubblica Dominicana dove si è trasferito. La traduzione in italiano è affidata a Alice Croce Ortega che ha tradotto mantenendo fluidità alla narrazione senza per questo perdere in adrenalina.

Il romanzo è intitolato “Anacaona”, la bellissima moglie del re di una delle tribù che incontriamo durante la lettura, Caonabò. L’inizio è la fine in sostanza. Frate Panér torna a Barcellona al suo Monastero di San Jeronimo de la Murtra nel 1519, dopo aver vissuto per ventisei anni lontano e aver assistito alla storia di una delle più grandi scoperte del mondo. Reca con sé delle pergamene con il racconto di cosa accadde, il racconto delle scoperte, delle invasioni e del terrore seminato.

“Un prezzo troppo alto per un materiale freddo che non si poteva baciare, né vezzeggiare, né amare”

E’ una storia vera, storia di un’invasione che inizialmente poteva apparire cordiale, la ricerca di nuovi territori, la ricerca dell’oro. L’arrivo dell’ammiraglio Cristoforo Colombo proprio durante il suo primo viaggio, 5 dicembre 1492. Parte dell’equipaggio rimase sull’isola e costruì un forte “La Navidad”. Durante il secondo viaggio l’ammiraglio scoprì che i marinai lasciati lì a presidio erano stati sterminati dalle popolazioni indigene. La popolazione infatti fu schiavizzata per i lavori nei campi e per quelli nelle miniere. Si succedettero varie sommosse e ribellioni, delle quali si narra in questo romanzo. Sedate dagli spagnoli in maniera anche piuttosto cruenta.

Anacaona o Anakaona (dal taino anacaona , che significa ‘fiore d’oro’; da ana , che significa ‘fiore’, e caona , che significa ‘oro, dorato’; 1474-1503), nata ad Haiti, in un famiglia di capi e sorella di Bohechío , capo di Jaragua . Suo marito era Caonabò , capo del vicino territorio di Maguana (situato nell’attuale Repubblica Dominicana ). Suo marito Caonabò, sospettato di aver organizzato un attacco a La Navidad, fu catturato da Alonso de Ojeda.

“Credetemi se ammetto davanti a voi di non essere stato in grado di spiegare a Caonabò la grande importanza dell’oro, e non fu a causa della mia scarsa conoscenza della sua lingua: ma perché non riuscii a pensare a nulla che l’indio avrebbe potuto desiderare e che non avesse già. Così, dopo aver meditato a lungo, gli spiegai che la gente civilizzata utilizzava l’oro per comprare abiti, raggiungere posizioni privilegiate e ottenere favori che erano di grande aiuto nella vita …”

Vi invito a leggere e conoscere fino in fondo questa storia fatta di grandi eroi, di uomini dal cuore d’oro, di dolore, di disprezzo, di morte, del lezzo dei traditori, del profumo della lealtà e dell’orgoglio. Anacaona l’ho amata moltissimo, forte, fiera, leale non solo bella, una bellezza che le faranno pagare cara. Caonabò, un uomo che ha sofferto per lui e per tutti suoi sudditi, la dignità che emana da quest’uomo è un dono che dovremmo fare nostro in un mondo di menzogne e di corsa all’oro effimero.

“Caonabò si accorse che il corpo si staccava con difficoltà dalla roccia calcarea, e lasciava fuoriuscire un denso rigagnolo di visceri nerastri. Quando riuscì a liberarla completamente, l’umanità di Omaney si scompose come un’amaca slegata. La appoggiò a terra e le portò vicino suo figlio, li unì in posizione fetale e si distese accanto a loro. Li abbracciò come se non fosse successo nulla, come se quella maledetta canoa non fosse mai stata alla fonda nella baia dei mogani..”

Rabbia e dolore traspaiono dalle pagine e ci trascinano in un baratro nero che forse non avremmo voluto vedere: il prezzo terribile della conquista. “Il dolore è un peso che non vale la fatica di sopportarlo”

“La rabbia si nutre del nostro dolore. Non vale la pena di continuare a combattere per tutta la vita, uccidere non è cosa degna neanche per difendersi: la terra innaffiata di sangue imputridisce mentre gli spiriti dei nostri antenati si contorcono dal dolore. Solo l’odio cresce sulla terra insanguinata, boicco”

Messaggi importanti ci vengono svelati durante la storia che l’autore ha imbastito, messaggi che provengono anche da cuori pentiti, grande è il dolore quando ti senti colpevole di aver in qualche modo concorso a fare in modo di distruggere. Vale un po’ anche per noi…

 

 

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