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Camille Claudel. La passione di una donna

Mi sono imbattuta in questa storia un po’ per caso, cercavo una storia tra gli artisti cosiddetti “pittori maledetti”. Camille Claudel è una donna, lo è stata perchè la sua nascita risale all’8 dicembre 1864, nasce in Francia a Fère-en-Tardenois, siamo in piena Belle Epoque. Immaginiamo boulevard du Montparnasse popolato da artisti brillanti ma quasi indigenti. Qui si consuma la storia di una giovane e bella ragazza con un talento sensazionale, di un amore passionale, del suo divenire vittima di un periodo ove ancora l’emancipazione femminile nell’arte era acerbo, del suo non essere compresa dalla madre.

La sua famiglia è benestante, il padre Louis Prosper  lavora come impiegato presso l’ufficio del registro e la madre, Louise Athanaïse Cécile Cerveaux, è figlia di un medico e nipote di un parroco. L’infanzia, con il fratello minore Paul, trascorre tra castelli e brughiere nel cantone di Fère, luoghi magici e affascinanti come Geyn. Una foresta, un lago nella brughiera e una grotta dove si dice che abbia vissuto una strega. Proprio questa visita fu la scintilla per Camille che iniziò a plasmare la creta.

Il suo talento fu sostenuto dal padre, finchè visse, la madre piuttosto se ne vergognava persa nel suo dolore per la perdita del primogenito a soli sedici giorni, la osteggiò sempre.

Il trasferimento a Parigi, nel 1882, le permette di iscriversi e seguire le lezioni dell’Accademia Colarossi, che aveva da pochissimo aperto anche alle donne.

 La Valse ebbe un impatto negativo sull’opinione pubblica e venne in qualche modo censurata dalla critica ancora conservatrice. L’interpretazione dell’opera fu assolutamente incapace di riconoscere la grandezza di quella “danza” vedendo solo nudità e ebrezza sessuale.

Nel 1883 fa capolino nella sua vita Auguste Rodin, sostituirà il maestro in procinto di partire per Roma, allora era già quarantenne. Il loro amore nasce da un connubio particolare, lei in lui ritrova un padre, una rivalsa nei confronti della madre e anche la passione, lui in lei vede una musa, è bellissima occhi blu, capelli lunghi, un fiore. Un’intesa totale, passionale e viscerale, i disegni di Rodin che rappresentano la loro storia sono al Musée Rodin di Parigi, gli stessi sono a sfondo erotico come altri lavori della stessa Camille.

Un’intesa perfetta, carnale, totale lui le insegnò tutto e lei assorbì in maniera eccelsa modellava mani e piedi delle sculture in modo perfetto. Rodin disse “Le ho mostrato l’oro ma l’oro che trova è tutto suo”

Non è però tutto oro ciò che scintilla e infatti la storia tra i due ha un rovescio della medaglia. Rodin è sentimentalmente legato a Rose Beuret ma non intendeva lasciarla. Camille invece stravedeva per Rodin, il suo era un amore totale. Un evento creò la ferita che non si rimarginò: Camille rimase incinta ma abortì.

Dopo anni, quindici anni di passione e tristezza, Camille si convinse a lasciare Rodin dal quale ormai si riteneva solo sfruttata.

Con “Sakountala”, conosciuta come L’Abbandono, Camille ricevette finalmente riconoscimenti e successo: venne premiata con una Menzione d’Onore, dopo la sua esposizione al Salon des Artistes Français. In quest’opera, la storia narrata da Camille è chiaramente un riferimento alla sua intensa passione amorosa con Rodin. Il sentimento d’amore è quello fra Sakountala, fanciulla adottiva di un eremita e il principe Douchanta: una storia tratta da un testo del V secolo che fa riferimento a una leggenda indiana.

In alcune lettere Camille scrive:

“Rodin e i mercanti di oggetti d’arte mi hanno spedita a far penitenza nei manicomi. Dopo essersi impossessati dell’opera di tutta la mia vita”

“L’immaginazione, il sentimento, il nuovo, l’imprevisto che nasce da uno spirito evoluto, tutto questo era loro precluso, a quelle teste murate, a quei cervelli ottusi, eternamente chiusi alla luce, per cui avevano bisogno che qualcuno glielo donasse. E lo ammettevano:-Ci serviamo di una pazza per trovare i nostri soggetti. E’ lo sfruttamento della donna, l’annientamento dell’artista a cui si vuol fare sudare sangue-“

Particolare del busto di Rodin

I lunghi anni con Rodin la allontanarono dagli altri artisti, l’emancipazione e il desiderio di riprendere in mano se stessa la portarono nell’indigenza e le diedero la convinzione maniacale di venire derubata.

Nel 1913 la madre e la sorella la fecero internare in manicomio, la sua però non era pazzia ma il risultato di una società ancora non pronta a dare valore, il giusto valore, al genio artistico femminile.

Camille Caludel morì sola e dimenticata da tutti nel 1943 per le conseguenze di un ictus. Il 26 marzo 2017 si è svolta l’inaugurazione del primo museo al mondo dedicato a Camille Claudel a Nogent-sur-Seine.

Le opere di Camille si trovano in una sala del museo Rodin a Parigi.

Sara Valentino

Fonti: Camille Claudel, la dernière valse – ARGO (argonline.it), Wikipedia, I geni dell’arte. Pittori Maledetti. Sprea editori

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