Caterina d’Aragona – Alison Weir

Inghilterra, 1501. In piedi sul ponte della nave, con le ciocche di capelli rosso e oro che le sferzano il viso, Caterina d’Aragona, figlia di Ferdinando il Cattolico e d’Isabella di Castiglia, scruta con trepidazione la costa inglese, domandandosi cosa le riserverà il futuro. Promessa sposa dell’erede al trono, il Principe Arturo, Caterina sa che sarà suo dovere dimenticare la Spagna e adeguarsi agli usi e costumi del nuovo regno, di cui un giorno sarà regina. Giunta a Londra, tuttavia, la giovane fatica a mascherare lo sgomento quando si trova davanti il futuro marito: Arturo è gracile e smunto e, alla luce fioca delle candele, Caterina nota che le gote non sono affatto rosee, come apparivano nel ritratto che le ha donato, bensì bianche, accese solo da un rossore febbrile. Ben diverso da Arturo è il fratello minore, il Principe Enrico, di stazza robusta e innegabile fascino, capace di suscitare in Caterina un inspiegabile turbamento, quel turbamento che sempre si prova dinnanzi a coloro che ci sono destinati. Otto anni dopo sarà infatti Enrico, salito al trono come Enrico VIII, a sposare Caterina, e con lei regnerà per sedici anni, prima che l’arrivo a corte della seducente e intrigante Anna Bolena, intenzionata a fare breccia nel cuore del re, muti le sorti del regno, segnando per sempre il futuro di Caterina. Imprigionata da Enrico nel castello di Kimbolton, ripudiata e spogliata di ogni privilegio, Caterina non rinuncerà mai a farsi chiamare Regina, mentre intorno a lei andrà raccogliendosi un notevole ancorché violentemente represso consenso popolare… Attraverso pagine capaci di evocare un mondo perduto pieno di splendore e brutalità, e una corte in cui l’amore – o il gioco dell’amore – dominava su tutto, Alison Weir dà vita a un romanzo storico sulla tumultuosa vita della Regina Caterina d’Aragona, sposa devota fino alla fine e unica «vera» moglie di Enrico VIII.

Copertina flessibile: 654 pagine
Editore: BEAT (17 gennaio 2019)
Collana: Superbeat

Recensione a cura di Sara Valentino

Ho dovuto attendere alcuni giorni prima di dar voce a una recensione su questo romanzo. Innanzitutto credo che sia più facile identificarlo come una biografia romanzata. L’autrice, Alison Weir, ha una preparazione storica sull’argomento davvero impareggiabile. Ho letto altri romanzi sulla famiglia Tudor, ma mai ho avuto questa impressione di viverne le gesta, gli amori, i tradimenti e gli onori come con questa autrice.

“La bellezza può attrarre un uomo, ma per trattenerlo servono carattere e un’indole buona.”

Caterina, figlia di Isabella I di Castiglia e Fernando II d’Aragona, principessa spagnola, viene promessa in sposa al principe Arturo, erede al trono d’Inghilterra. Lo sposerà nel 1501, ma il matrimonio, per altro mai consumato per la malattia già in atto del principe, finirà con la  sua precoce morte.

“Adesso invece doveva fare i conti con quel dolore tremendo, e affrontare la pubblica umiliazione”

Caterina andò quindi in sposa al fratello minore di Arturo, colui che poi prese il nome di Enrico VIII, re d’Inghilterra. Il loro fu un amore grandissimo, ma spine e lacrime ne minarono il cammino: la perdita di molti loro figli, la mancanza di un figlio maschio come erede al trono e l’ascesa della bella e scaltra Anna Bolena.

“Caterina, fin troppo consapevole di non essere più nel fiore degli anni, si sentiva nondimeno regale nell’abito di velluto viola e stoffa intessuta d’oro, su cui erano state ricamate le rose dei Tudor”

Caterina, fu sempre molto amata dai sudditi per la sua indole innanzitutto, per la saggezza con cui avrebbe potuto governare anche da sola, per la sua devozione alla Chiesa e a suo marito.

Ambasciatrice spagnola e reggente al posto del marito occupato in guerra, fu compianta dal popolo inglese alla sua morte, popolo che mai le tolse il sostegno anche durante il divorzio da Enrico VIII.

Ebbe amici importanti quali Tommaso Moro e Erasmo da Rotterdam, erano gli anni di Lutero e della riforma protestante.

“Verrò privata non solo della mia unica figlia, ma anche dell’amica che ho più cara in Inghilterra” “Amo mio marito qualunque cosa mi faccia, e questo è il peggior colpo che mi abbia inflitto. Mi ha portato via la mia bambina, senza comprendere quanto sia straziante e doloroso per me. Di nuovo ho la sensazione che mi stia punendo. Non gli ho dato un figlio maschio, così sono stata privata delle cose che danno un senso alla mia vita: la mia unica figlia, il suo corpo, quell’alleanza per me tanto importante, il mio orgoglio. eppure continuo ad amarlo”

Sono rimasta molto colpita, ma non è un caso isolato, dalla Storia e dalle sue trame che nulla hanno da invidiare alle storie inventate. Ripercorriamo la vita di Caterina, come un fiume in piena, costellata da attimi di gioia, ma da innumerevoli altri lunghi periodi di agonia sentimentale.

Una donna, una vera Regina, che ha saputo sempre mettere per primo il bene del suo regno, di sua figlia, la sua piccola Maria, l’unica figlia che è sopravvissuta e di suo marito.

“Voi siete la donna più virtuosa che abbia mai conosciuto, con un cuore immenso. Però Altezza, siete troppo pronta a credere che gli altri siano come voi, e troppo restia a commettere qualche piccolo torto, da cui potrebbe venire un bene maggiore”

Ho odiato Enrico VIII per gli stratagemmi assurdi, per il suo volere di annullare un matrimonio adducendo scuse e accuse infondate. Forse credeva che il suo matrimonio fosse maledetto perché aveva sposato la moglie del fratello, e che Dio non avesse suggellato questa unione con dei figli maschi quale punizione divina. Probabilmente il desiderio, divenuto un’ossessione, di cercare un erede maschio per il trono; di fatto per poter sposare Anna Bolena egli andò contro la Chiesa di Roma che non diede mai il consenso all’annullamento. Innumerevoli ripicche nei confronti della moglie, una punizione e l’esilio nel castello di Kimbolton.

Alison Weir celebra un personaggio femminile che ha fatto la storia e che come molti altri è stato bistrattato, eppure merita di essere ricordato. Un tomo poderoso, che a volte rallenta un po’ la sua corsa, ma che regala attimi di corte Tudor al lettore immerso nelle atmosfere del tempo e complici le descrizioni puntigliose degli abiti e degli ambienti è difficile uscirne.

Un libro denso, che fa riflettere parecchio sui nostri ideali da inseguire e perseguire sempre e sui nostri sentimenti che sopravvivono a noi . Mi sono commossa a fine lettura.

“Di tutte le cose che aveva amato sulla terra, la sua bambina sarebbe stata la più difficile da lasciare andare” “Ovunque io vada, resto sempre sua moglie e pregherò per lui”

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