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Cosmogonie & cosmologie. Una breve storia delle rappresentazioni dal simbolo alla fisica di Pietro Oliva

Recensione a cura di Sara Valentino

Il volume di cui vi parlo oggi è un vero e proprio testo enciclopedico sulla fisica e le origini del nostro Universo. Già a prima vista vi accorgerete che è un libro piuttosto grande, le pagine sono patinate e corredate di schemi, immagini e formule matematico fisiche. 

Lo trovo adatto a chi sta avvicinandosi a questo mondo e che desidera un testo completo per una ricerca. Io lo utilizzerò per le mie ricerche in questo campo e oggi, in una recensione, non posso racchiudere tutto il sapere che viene stilato all’interno di “Cosmogonie & cosmologie” ma mi soffermerò sui simboli, che stiamo trattando anche sul gruppo Facebook omonimo al blog.

Pietro Oliva è astrofisico, appassionato di simbolismo e storia delle religioni, ricercatore e professore presso l’Università Niccolo’ Cusano di Roma e collaboratore presso l’Università Roma Tre, sempre in Roma.

Uno dei simboli più famosi, e da me più amati, è l’Uruboru.

Questa immagine proviene dal Codex Parisinus graecus 2327 (XV sec. copia del perduto trattato alchemico di Sinesio)

Letteralmente significa “che morde la (propria) coda”. E’ un simbolo proveniente dalla letteratura magica egizia di età ellenistica e raffigura un serpente-drago che ingoia la sua stessa coda, generando un anello che si chiude in se stesso.

L’interpretazione immediata è che tutto viene dall’Uno e che la natura ciclica delle cosa fa in modo che la distruzione sia la base per una nuova creazione. L’Universo è naturalmente molto più di questo. Gli opposti non sono solo in conflitto, tutt’altro essi desiderano essere distrutti l’uno dall’altro al fine di sostenersi e rigenerarsi.

Il moto circolare inoltre è l’unico tipo di movimento considerato “perfetto” da Aristotele, e quindi dai maggiori autori che seguirono, fino praticamente alla fine del XVII secolo.

L’Uruboru porta insito il concetto di perfezione, del moto perpetuo e circolare ma rappresenta anche dei moniti. Rammenta il potenziale distruttivo della voracità del genitore che mangia il figlio. Rappresenta l’indifferenza che esiste prima degli opposti che non riconosciamo prima della nostra nascita, dopo la quale passiamo tutta una serie di prove necessarie affinchè l’ego trasmuti e gli opposti si riconciglino fino a trovare il proprio sè.

L’Uruboru: Uno, il Tutto. Chi riesce ad assimilare l’inconscio, a guardarsi dentro, conoscerà il vero stato dell’Essere.

C’è poi un interessante capitolo dedicato alle quattro stagioni e uno alle quattro virtù, sempre il numero quattro… notate?

Le quattro stagioni che conosciamo perfettamente hanno dei nomi e non tutti sanno o si sono mai soffermati realmente sul loro significato.

Le quattro virtù sono le qualità a cui l’uomo aspira.. o meglio dovrebbe aspirarvi..

Prudenza: la capacità di distinguere tra il Bene e il Male, la saggezza.

Giustizia: si riconosce il diritto e il dovere in sè e negli altri.

Forza: la potenza, il coraggio e la costanza nel perseguire il Bene.

Temperanza: l’equilibrio nel moderare l’istinto, nel non divenire schiavi della materia.

Ovviamente ho riassunto parecchio, nel testo vengono sviscerati in maniera completa tutti e quattro i punti.

Troverete altri simboli molto interessanti: la montagna sacra, l’albero sacro, la svastica solo per citarne alcuni

Trama. Un libro pieno di bellissime illustrazioni a colori, che offre un’ampia rassegna di come le diverse civiltà hanno immaginato le origini del nostro Universo. Uno splendido arazzo, che attinge alla mitologia, all’antropologia, alla filosofia, alle fiabe e alla storia delle religioni, non trascurando ma anzi dando ampio spazio alle moderne teorie della fisica sull’origine del Cosmo. L’autore, astrofisico, si chiede se la visione scientifica del cosmo abbia qualcosa in comune con i miti del passato, fin dai primi graffiti sulle pareti delle caverne. Particolare cura viene dedicata al significato di molte parole, che troppo spesso vengono utilizzate in modo scorretto nel linguaggio comune. Parlare male spesso significa pensare ancora peggio.

  • Editore : La Lepre Edizioni (12 dicembre 2018)
  • Copertina flessibile : 192 pagine

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