Has Jenniffer Parker been Killed? Or has she just disappeared?

 

Jennifer Parker è stata uccisa? Oppure è solo scomparsa?

Parte Quarta

Il buio della sera stava coprendo quell’angolo di mondo, solitario e deserto. Non c’era anima viva nei paraggi. Marilyn Delroy si era guardata intorno con aria circospetta. La sensazione che qualcosa, o qualcuno la osservasse, cresceva di pari passo al timore che sentiva dentro di se. Non era stato facile arrivare a Whitefish. La cittadina a lei sconosciuta, appariva come uno squarcio di mondo chiuso in se. Un eremo difficile se non impossibile da cogliere nel giusto modo. Ma forse era lei a vederla in quel senso, mentre la realtà era diversa. Pur tuttavia qualcosa di strano era successo. Ogni qualvolta aveva chiesto indicazioni per raggiungere il negozio di libri antichi un tempo appartenuto a Jennifer Parker, nessuno le aveva saputo o voluto rispondere.
“Mi spiace, non conosco quel posto.” Subito quella persona aveva girato sui tacchi lasciando Marilyn di stucco. Vero che il tempo le remava contro, dalla scomparsa di Jennifer erano trascorsi trenta anni e … ma certo. Adesso come allora. Oggi era la metà del mese di febbraio, trenta anni esatti dalla scomparsa della giovane che aveva visto in sogno. La circostanza aveva un significato? Difficile se non impossibile da cogliere nel giusto modo, e senza un valido aiuto. Ma chi sarebbe stato capace di fornirlo? Marilyn avvertita il peso di una vicenda, assurda e inspiegabile. Eppure un chiarimento logico doveva esserci, meglio trovarlo in caso contrario, la sua salute mentale ne avrebbe risentito.
L’aria era gelida. Negli ultimi momenti il freddo era cresciuto. Anche il timore se per questo. Le abitazioni del circondario si mostravano vuote e brutte a vedersi. Una lunga fila di caseggiati lasciati a se qualche tempo fa. A ben riflettersi chi mai avrebbe voluto abitare in un luogo del genere? Cupo e sinistro al punto da gelare il sangue nelle vene. Che dire poi del cattivo odore che ammorbava l’aria fino a renderla irrespirabile. Meglio se fosse andata via abbandonando quel posto così spettrale e … no. Si era spinta fin quaggiù per recuperare notizie, e questo avrebbe fatto anche a rischio di pericolo. Ma chi o che cosa avrebbe potuto nuocerle? Non c’era anima viva nei paraggi. Un profondo respiro e Marilyn si accosta alla vetrina del vecchio negozio di libri. Dal lato opposto l’ambiente è al buio. La pallida luce che arriva dall’esterno è poca e fioca, per nulla sufficiente a mettere in risalto l’altra parte. Pur tuttavia le mensole in prossimità della vetrina si scorgevano con sufficiente chiarezza, e sopra di queste alcuni volumi ricoperti dalla polvere. La giovane allunga il braccio e pulisce il vetro, la condizione cambia di poco, quasi niente a dire il vero. Il solo modo per saperne di più, era entrare all’interno. Come però? La porta d’ingresso è sbarrata. Ma anche vecchia e logora, Forzandola avrebbe potuto cedere. Marilyn si guarda intorno. Il perimetro è deserto. L’indecisione da parte sua dura pochi attimi. Si avvicina e concentra l’attenzione sull’uscio. Lo spinge, l’infisso scricchiola ma offre una certa resistenza. Priva del giusto attrezzo l’impresa è difficile da realizzare. A questo punto serve una soluzione alternativa. Lo sguardo della giovane si posa sul vicolo adiacente che fiancheggia il negozio. Marilyn si muove in quella direzione e lo raggiunge. C’è un’uscita di servizio da questa parte. E a ridosso dell’ingresso una finestra ad altezza d’uomo. Marilyn lo studia con attenzione. Il chiavistello che blocca l’uscio è raggiungibile dalla finestra. È sufficiente rompere il vetro e infilare il braccio all’interno. Uno sforzo e il tentativo ha successo. Pochi attimi e la porta di servizio si apre. Adesso è all’interno del negozio che un tempo è appartenuto a Jennifer Parker. Che cosa deve cercare? Che cosa si augura di trovare? La mente è confusa. La giovane si affida all’istinto. Muove i primi passi all’interno della vecchia bottega di libri. Adesso che il buio della sera ha cacciato del tutto la luce del giorno, attorno a lei regna l’oscurità. Marilyn si aiuta attraverso la torcia del telefonino. L’aria è pesante; umida; puzza di muffa stantia e rancida. Raggiunge una delle mensole che reggono i libri. Allunga il braccio e ne tocca uno. Subito il volume si piega di lato e l’attimo a seguire si sfalda in parte. Com’è possibile? Trent’anni bastano a ridurre in polvere dei volumi? L’umidità forse. La confusione le cresce dentro. Avverte qualcosa di strano gravitare in quel luogo. La sensazione è forte e cresce sempre più. È come se una presenza oscura vi aleggiasse. Marilyn la percepisce in modo chiaro e inequivocabile.
“Chi c’è?” si spinge a chiedere. Nessuno risponde all’invito, ad eccezione dell’eco formato dalle sue stesse parole. Respira dentro di se. Il negozio è insolitamente grande, spropositato. Dall’esterno non si sarebbe detto. Visto di dentro però è un’altra cosa. Gli scaffali sono disposti in modo caotico e non allineati tra loro come ci si sarebbe aspettato di trovare. La sensazione che descriva una sorta di percorso guadagna strada nella mente di Marilyn. Che cosa incontrerà dove questo finisce? Per scoprirlo basta percorrerlo fino alla fine. Adesso le presenze oscure che prima ha sentito muovere accanto a lei, sono cresciute di numero. Tante da non sapere neppure come contarle.
“Chi c’è?” torna a chiedere. Si gira, guarda dietro di se. Tutt’intorno. Niente, lo spazio è vuoto a eccezione delle mensole che reggono i libri. No … c’è sicuramente qualcos’altro in mezzo a questo. La torcia del telefonino si spinge fino a un certo punto, oltre ci trovi il buio e solo quello, assieme a ciò che al suo interno si sta muovendo. Adesso Marilyn ne è certa. Non è da sola in quel posto buio e sinistro. Qualcuno o peggio ancora qualcosa, si sta muovendo attorno a lei.
“Mio Dio …” dice non appena un’ombra cupa scivola dal lato opposto dello scaffale alla sua sinistra. L’ha visto, ne è sicura. Il batticuore è cresciuto, l’istinto di fuga prevale su ogni altra considerazione. Deve lasciare quel luogo e subito. Tra un minuto potrebbe essere tardi. Questo pensa e inizia a muoversi nella direzione di … non sa che cosa potrebbe esserci davanti a lei. Il timore di quello che avrebbe potuto scorgere le ha fatto perdere l’orientamento. Segue la linea formata dagli scaffali e solo quella. Dove porta? Continua a chiederselo quando all’improvviso una stanza compare alla fine del percorso. È grande e cupa allo stesso tempo. Vuota soprattutto. L’eco dei suoi passi che rimbombano, lo testimonia a chiare lettere. Marilyn è terrorizzata. La sensazione è destinata a crescere non appena la torcia del telefonino si posa sulla parete dirimpettaia.
“Oh mio Dio …” questo solo riesce a dire la povera donna. Subito l’orrore la pervade nell’intimo. Ciò che sta guardando le ghiaccia il sangue nelle vene. La parete sta grondando sangue. Com’è possibile che questo succeda? Cos’è? Un’allucinazione? Solleva il braccio col telefonino e porta più luce da quella parte.
“Signore onnipotente …” questo mormora non appena il suo sguardo si posa sui visi incisi lungo la parete. Sono parecchi; orripilanti; mostruosi e … no. Questo non è possibile. Quei volti si stanno muovendo come se fossero vivi.
“Aaah “ Marilyn lancia il grido, e le facce mostruose accentuano il loro agghiacciante ghigno. Niente di simile la povera donna ha mai visto prima di questo momento. Come avrebbe potuto? Le creature dall’aspetto demoniaco sembrano sbucate dall’inferno e forse è anche vero. E mentre Marilyn si sforza di reagire, al suo orecchio arrivano i lamenti.
“Uuaah … uuaah …” Sono le loro bocche infernali a lasciarli, contorcendosi in modo incostante e mostruoso.
Uuaah … uuaah …” e ancora … ancora. La paura è tanta ed ha paralizzato i muscoli a Marilyn. Fuggire e subito da quell’incubo a occhi aperti. Cerca la forza dentro di se, raccoglie le energie ma prima che abbia avuto il tempo di giurare sui tacchi e abbandonare quel posto da incubo, il sangue che trasuda lungo la parete, modifica i rivoli e forma delle lettere che presto diventano una frase.
“Salvatevi dall’Inferno.” Grande impossibile da non vedere. Marilyn in preda all’orrore si trascina all’indietro nella direzione dell’apertura attraverso la quale è arrivata. Ma prima che possa farlo, le figure sulla parete muovono ancora le labbra e in coro gridano in modo assordante:
“I, longe! Hoc locum tubi aptum non est … I, longe! Hoc locum tubi aptum non est!”
Marilyn è sconvolta. Quel posto di cui non sa nulla, si mostra per davvero come l’anticamera dell’inferno. Deve fuggirlo ad ogni costo. Disperata cerca la linea di fuga, l’unica per lasciare la stanza è la stessa da dov’è entrata. Gira sui tacchi e … il respiro le viene meno. A bloccare l’ingresso ci sono delle figure sinistre e dall’aspetto demoniaco, del tutto simili a quelle che ha visto muoversi sulla parete. Sembra impossibile da credere, ma sta succedendo per davvero, così almeno sembrerebbe. Pur tuttavia ciò che gli occhi stanno guardando appare sempre più come un incubo piuttosto che la realtà.
“Aah …” la povera donna grida. In preda all’orrore, si trascina ancora all’indietro, alle spalle, però si trova la parete e le sue terrificanti presenze. Guarda di lato, niente, il cerchio si sta chiudendo attorno al lei. Non ha scampo alcuno. Le figure dall’aspetto agghiacciante, presto l’avrebbero raggiunto … “È la fine.” Marilyn si dice. Quella stanza adesso, rischia di diventare la sua tomba. Attimi disperati dove nulla sembrerebbe che debba succedere, invece qualcosa accade. A soverchiare le voci che seguitano a gridare:
“I, longe! Hoc locum tubi aptum non est … I, longe! Hoc locum tubi aptum non est!”
Si aggiunge la voce di un bimbo, calda e suadente come soltanto quella di un’anima candida e innocente riesce a essere.
“Mamma … mamma.”
“Chi? … Che cosa?” Marilyn si chiede. Gira lo sguardo nella direzione da dove ha sentito la voce e posa gli occhi su … impossibile da credere. È lo stesso bimbo che ha visto in sogno, muoversi nei paraggi dell’abitazione di Jennifer Parker. Il piccolo vestito di bianco, dall’apparente età di sette, forse otto anni e … ma che cosa ha detto? Perché si è rivolto a lei chiamandola … mamma.
“Io … non capisco … che cosa sta succedendo?”
“Vieni con me mamma … non lasciare che loro ti prendano.”
“Loro? … Chi sono loro?”
“Loro mamma. Non senti che cosa stanno gridando?”
“Io non conosco quella lingua.
“È latino … si esprimono sempre così. Stanno dicendo: “Vattene via. Questo non è posto per te.” Presto se non scappi ti prenderanno”
“Io … ma che cosa mi sta succedendo?”
“Seguimi. Da questa parte.”
Dopo averlo detto il piccolo, si muove nella direzione della parete alla sua sinistra. C’è una fessura sul muro, è piccola appena visibile, ma basta a una persona esile nel fisico per passarci attraverso. Il bimbo corre e Marilyn si appicca alla sua ombra. Raggiunta la parete, il piccolo la attraversa senza incontrare difficoltà. Marilyn invece deve mettere forza per riuscirci. Getta fuori il respiro, cerca come meglio può di stringersi alla vita. E ancora fino a infilarsi nella strettoia. Dietro di lei le figure dall’aspetto orrendo si stanno muovendo per raggiungerla.
“Aaah …” la povera donna grida. Deve far presto prima che ciò possa accadere. Marilyn preme con più forza fino a farsi male. il soprabito si strappa. Ancora un po’ e riesce nell’intento passando dal lato opposto. Sfinita; prostrata; e terrorizzata per quanto ha visto e sentito, raggiunto l’esterno Marilyn, raccoglie le forse residue e inizia a correre nella direzione di … non conosce quell’angolo di mondo, non l’ha mai visto prima di adesso. È buio e deserto. Le abitazioni del circondario sono misteriosamente svanite. Persino il negozio di libri di Jennifer Parker da dov’è appena uscita, si è perso nel nulla. Attorno a lei adesso c’è soltanto un sentiero che procede in mezzo al bosco. “Com’è possibile questo?” la giovane donna si chiede. Un attimo prima era all’interno di un caseggiato e questo circondato da altre abitazioni, mentre adesso … per quanto la povera Marilyn s’impegni a cercare la risposta, la risposta non arriva.
Sfinita e prostrata allo stesso tempo, Marilyn ferma il passo. Guarda intorno a se. Il buio le impedisce di vedere con sufficiente chiarezza che cosa la circonda. Capisce soltanto che il percorso si allunga nella direzione della collinetta che si erge davanti a lei nella direzione del sole morente.
Che fine ha fatto il bimbo che l’ha salvata dalle creature infernali? Anche lui al pari di tutto il resto è svanito nel nulla. Ma perché si è rivolto a lei chiamandola … mamma. Marilyn non ha mai avuto figli. Un tempo è stata incinta di un … non è possibile. La povera donna ha un sussulto. L’idea è folle e avventata allo stesso tempo. Piega la schiena sulle ginocchia. Respira dentro di se. Attimi di vuoto assoluto, poi s’imprime forza e reagire. In che modo comportarsi a questo punto? Difficile se non impossibile da capire. Eppure qualcosa va fatto, rimane da stabilire che cosa?
Marilyn posa lo sguardo sul soprabito che si è strappato lungo il fianco destro. All’altezza della tasca in special modo. Infila la mano dentro per sistemarla e … c’è qualcosa. Un foglio si direbbe. Da dov’è arrivato. Prima non c’era questo è certo. Lo tira fuori, lo dispiega e legge ciò che sopra è stato scritto:
“La casa in cima al pendio. Trovala. Lì devi andare.”
A quale casa si riferisce? E dov’è il pendio? Questo la giovane donna si chiede mentre la nebbia leggera e sottile inizia a scendere avvolgendo ogni cosa attorno a lei.


Immagini e racconto a cura di Ottavio Nicastro

Queste le sue opere già pubblicate

Il Ghaladon
La vicenda abbraccia due differenti piani temporali uniti da un comune destino. Ad annunciare la profezia è l’omicidio, cruento, di un sacerdote all’interno di una basilica romana. Il corpo nudo posato sopra a un Pentalfa, presenta cabale oscure incise a fior di pelle.
A occuparsi del caso è Attilio Brancati, commissario della squadra omicidi. Ancora uccisioni, un fremito scuote il mondo cattolico, le cabale misteriose annunciano una catastrofe? La soluzione passa attraverso il mistero che gravita sull’ordine dei cavalieri Templari.
Antiche e misteriose abbazie: camere segrete; enigmi da risolvere. L’arduo cammino da Roma si spinge in Spagna, poi in Francia e ancora in Italia, dove la vicenda si chiude. Creature demoniache minacciano i personaggi principali alla ricerca del santo Graal per evitare all’umanità l’apocalisse annunciata da san Giovanni apostolo.
Riferimenti storici; luoghi; citazioni; sono reali. Soltanto le figure di spicco sono frutto di fantasia. Una corsa frenetica per battere sul tempo l’annientamento del genere umano.

La battaglia di Anghiari

Il genio di Leonardo da Vinci non ha eguali. Artista, scienziato, inventore, progettista, e altro ancora. Com’era possibile che sapesse fare tante cose e bene?
L’anno è il 2139, le guerre corporative hanno spinto l’umanità sull’orlo dell’estinzione. Alla Pegasus una nave spaziale capace di attraversare un Wormhole, è affidato il compito di raggiungere Goliath un pianeta con caratteristiche simili alla terra, che orbita nella costellazione di Proxima Centauri.
La nave si perde nel nulla.
Il 2019. Una violenta tempesta di sabbia flagella la parte nord orientale del deserto Sahariano, la forza del vento sposta una duna e riporta alla luce un’astronave aliena sepolta da lungo tempo. Gli americani inviano sul posto una spedizione al comando della dottoressa Ludovica Pennington. Il computer di bordo, all’improvviso, si riattiva e minaccia la sicurezza del pianeta. Bisogna fermarlo, come?
Si scopre che il codice di disattivazione è celato nel quadro della Gioconda. Inizia una corsa frenetica contro il tempo, il rebus da Monna Lisa si sposta alla Battaglia di Anghiari, il

Precedente La moglie del santo di Corrado Occhipinti Confalonieri Successivo La Tessitrice di Sogni (Lullabies from Darkness Vol. 1) - Isabel Giustiniani

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.