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Il lupanare di Pompei di Sarah Levin-Richardson

Recensione a cura di Sara Valentino

Un saggio Carocci editore è sempre una garanzia. Ho avuto il piacere di leggere “Il lupanare di Pompei” con la consapevolezza di poter tornare appunto a Pompei, questa volta virtualmente e con una guida eccezionale.

Il testo di cui parliamo si compone di alcune sezioni dedicate proprio ai reperti rinvenuti, alla struttura architettonica e agli affreschi e graffiti. Inoltre è presente una parte centrale dedicata alle fotografie a colori proprio degli affreschi di cui si parla abbondantemente nel saggio.

Tralasciando tutta la sequenza di dati prettamente tecnici e adatti a un pubblico più di appassionati e ricercatori, ho trovato interessante capire il meccanismo della prostituzione a quel tempo e il distinguo tra prostituzione maschile e femminile.

Il lupanare di Pompei è sicuramente una delle “attrazioni” più gettonate del sito della Pompei antica. Oltretutto è più facile vederlo con gli occhi al testo perchè dal vivo, per lo meno parlo personalmente, è sempre gremito.

La prima parte del libro intende dedicarsi prettamente alla parte strutturale e materiale. Per chi ha poca familiarità con l’argomento prostituzione della storia romana è importante sapere che si trattava di una attività lecita e in alcuni periodi anche tassata. I clienti dunque non dovevano temere alcuna ripercussione legale, mentre se vi si trascorreva molto tempo oppure vi si spendeva troppo denaro potevano esserci occasioni di infamia. Un ruolo che viene attribuito ai lupanari riguarda l’incanalare l’energia sessuale lontano dalle donne libere. Il lupanare di Pompei offriva comunque ben di più di “… una sveltina al passante, bensì un’esperienza sessuale che comprendeva il bere, il socializzare e perfino un simulacro di rapporto affettivo”.

Per quando concerne i reperti, oggetti rinvenuti durante gli scavi, sono proprio gli strumenti che hanno permesso di capire che ai clienti veniva offerto cibo e altri servizi, tra i quali la rasatura. Le prostitute si sottoponevano a cure di bellezza e probabilmente anche i clienti, è stato rinvenuto un bacile bronzeo a forma di conchiglia che potrebbe aver contenuto l’acqua per la rasatura e per l’igiene.

Gli affreschi parlano da soli, il tema è ovviamente erotico, vi sono ritratte scene di sesso tra uomo e donna, oppure la rappresentazione della divinità Priapo. Inizialmente lo studio degli affreschi fu frenato proprio per il contenuto delle immagini ritenute oscene, inoltre la scarsa qualità non permetteva un’analisi vera e propria. L’affresco di Priapo, il primo dipinto sulla destra di un osservatore che entri da uno degli ingressi potrebbe, in base alle funzioni attribuitegli nella cultura pompeiana, indicare la prosperità, allontanare il malocchio e favorire la fertilità.

La seconda parte del testo è dedicata alle persone. I protagonisti del lupanare, i frequentatori, i clienti che potevano accedere al bordello; qualunque fosse la loro estrazione sociale potevano vivere le esperienze che al di fuori erano a volte precluse. Essi potevano poi lasciare traccia delle loro prodezze attraverso i graffiti. Trovate una sezione abbastanza didascalica con gli esempi di graffiti rinvenuti e il significato attribuitogli. Si giunge poi a parlare approfonditamente delle prostitute e dei prostituti.

Viene restituita la vita al lupanare, l’esistenza di persone che hanno vissuto, lavorato duramente. Un’impresa a tutti gli effetti dove chiunque poteva acquistare un’esperienza fisica ed emotiva. Il fatto che non siano stati rinvenuti altri lupanari potrebbe avere diverse risposte che vengono analizzate nel testo.

Il lupanare di Pompei è l’unico edificio dell’antichità a essere stato identificato come tale: Sarah Levin-Richardson ne offre una minuziosa analisi archeologica, epigrafica, artistica e sociale. Una storia non solo della struttura e dei suoi reperti materiali, ma anche delle persone che la frequentavano (e dei loro corpi): prostitute, prostituti, clienti… Scritto con uno stile chiaro e avvincente e accompagnato da un ampio repertorio di illustrazioni, il libro è destinato a diventare una lettura obbligata per quanti siano interessati alla storia delle donne, della schiavitù e della prostituzione nel mondo antico

  • Editore : Carocci (24 settembre 2020)
  • Copertina flessibile : 336 pagine

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