Il principe maledetto di Firenze. La spettacolare vita e l’infido mondo di Alessandro de’ Medici

Trama.

1531. Dopo anni di guerra brutale e intrighi politici, il figlio bastardo di un duca medici e di una serva mulatta arriva a Firenze,. nonostante le sue dubbie origini e il colore della pelle, nel giro di un anno diventa padrone della città. Sostenuto dal papa e da Carlo d’Asburgo, a soli diciannove anni Alessandro riafferma il dominio dei Medici sulla città, mettendo fine alla sanguinosa rivalità familiare e alle insubordinazioni che avevano minato la stabilità della Repubblica fiorentina. Ma la sua condizione di principe non gli servirà a evitare la fine che lo attende… Dai palazzi di abbagliante bellezza alle ville toscane fino ai vicoli insidiosi di Firenze e ai corridoi del potere papale, la spettacolare ascesa di Alessandro ci porta in un luogo e in un tempo in cui il colore della pelle significava poco, ma la forza delle alleanze voleva dire, tutto. Il principe maledetto di Firenze è lo straordinario racconto della vita di Alessandro de’ Medici, detto il Moro, una storia drammatica fatta di assassinii, spie e tradimenti, un vivido squarcio sull’opulento e spietato mondo del Rinascimento in Italia.

Recensione a cura di Stefania De Leonardis

Ho scelto di leggere su Alessandro de Medici perché è il meno conosciuto della Storia del Rinascimento Italiano, nonostante fosse stato il primo Duca della città di Firenze.

In questo libro l’autrice, Catherine Fletcher, racconta la sua storia in modo avvincente, mettendo in discussione i preconcetti che la Storia ha sempre avuto su di lui consegnandolo ai posteri come persona tristemente nota per la sua condotta morale e per la sua crudeltà; invece qui viene descritto sotto un’altra luce: un Alessandro carismatico, intelligente, geniale e buon governatore. 

Oltre al personaggio e la sua spettacolare vita, l’autrice in questo racconto scandaglia ogni dettaglio della Firenze rinascimentale dove i personaggi vengono descritti con un straordinario realismo

Ci porta anche negli splendidi Palazzi e nelle delizie delle ville toscane regalandoci splendide e dettagliate descrizioni dell’abbigliamento delle classi elevate, dei cibi, delle feste della Corte medicea ove il fasto era un formidabile “instrumentum regni”,ma anche nei vicoli insidiosi e malfamati, oggi diremmo “Bronx”, della città e nelle segrete stanze della Corte papale.

«Niente nel XVI secolo è più sorprendente della vita di Alessandro de’ Medici. La sua storia, raccontata in modo avvincente da una studiosa molto preparata, sfida i nostri preconcetti. L’occhio di Catherine Fletcher infilza ogni dettaglio della Firenze rinascimentale facendo rivivere, con incredibile realismo, cortigiane e cardinali, artisti e assassini.»

Hilary Mantel, due volte vincitrice del Booker Prize

Chi era veramente Alessandro, il Principe maledetto?

Il 22 luglio 1510 (1512 secondo altre fonti), si aggiunge alla famiglia Medici un nuovo nato e come i suoi antenati è destinato a grandi cose, lui è Alessandro de’ Medici, Signore di Firenze e poi primo Duca di questa. Fu considerato figlio naturale di Lorenzo duca di Urbino, nipote del Magnifico. Corse però diffusamente la voce che, in realtà, egli fosse figlio del cardinale Giulio, il futuro papa Clemente VII.

Sua madre fu una schiava mora di nome Simonetta da Collevecchio: altre fonti invece, ci riportano che fu una servente della famiglia Medici .

Gli fu dato il soprannome de “il Moro” per le sue caratteristiche fisiche: pelle olivastra, capelli crespi e labbra carnose.

Fu allevato insieme a suo cugino Ippolito presso la corte di Leone X. Di lui e di Ippolito, quest’ultimo figlio illegittimo di Giuliano Duca di Nemours e nipote di papa Leone x , si volle fare i continuatori delle fortune della casata, a preferenza dei rampolli del ramo collaterale dei Medici, discendente da Lorenzo, fratello di Cosimo il Vecchio. Nel 1522 Alessandro divenne duca di Penne un paesino dell’Abruzzo che a quei tempi era un feudo del Regno di Napoli.

Nel 1527, dopo il Sacco di Roma, Firenze cacciava i Medici e ripristinava la Repubblica; ma Papa Clemente VII con l’ esercito, inviatogli da Carlo V dopo essersi pacificato con lui, la sottomise trasformandola in principato assoluto. Così Ippolito fu fatto cardinale e Alessandro fu avviato a dominare su Firenze con la promessa della mano della figlia di Carlo V e poi riconosciuta Margherita d’Austria, quando essa avesse raggiunto l’età da marito. Alessandro però rimase fedele alla sua amante Taddea Malaspina dalla quale ebbe due figli: Giulio e Giulia.

Nonostante fosse dotato di energia, carisma, e di una indubbia vivacità di mente, non possedeva quel carattere forte tale da imporsi facilmente all’ambiente fiorentino:era scarso di tatto e di umanità… Addirittura lasciò la madre stessa nella miseria, malgrado la sua richiesta di soccorsi! Era privo di quelle elevate doti intellettuali, che avevano fatto la gloria del casato Mediceo. Di eccessiva esuberanza fisica che sfogava in bravate violente ed avventure da donnaiolo, suscitando acredini e inquietanti dicerie dovute in parte alla convenienza di interessi da parte dei suoi successori.

Capo di un regime assoluto, attirò su di sé l’ostilità degli esponenti delle aristocratiche casate fiorentine. Il rischio di attentati lo portò a intensificare i controlli adottando drastiche misure poliziesche creando anche un nuovo apparato burocratico e militare con la costruzione di fortezze (la più nota:la fortezza da Basso) instaurando così un regime dai più definito tirannico, che non lo salvò da una morte violenta; quindi il tentativo dell’autrice di spiegare i motivi del suo assassinio ha accentuato la fama di tiranno.

Politicamente mostrava propensione per la giustizia imparziale ed una certa prontezza amministrativa, volte a guadagnare la fiducia delle classi più umili della città e del contado; lo si può definire populista.

Durante i suoi anni di potere, Alessandro creò una corte veramente spettacolare dato che, all’epoca, la magnificenza fu considerata una ‘virtù sociale’ del principe. Lui, per esempio, progettò il trasloco della corte in Palazzo Vecchio che effettuò poi il suo successore il Granduca Cosimo I.

Dopo la morte di Clemente VII, nel 1534, la situazione precipitò a causa dei parenti del duca che si posero alla testa dei “grandi” malcontenti. Usciti da Firenze, invocarono Carlo V, chiedendo che Ippolito fosse sostituito nel governo al cugino. Ippolito morì improvvisamente durante il viaggio ad Itri. Una morte improvvisa, che i fuoriusciti attribuirono – quasi certamente a torto – al veleno di Alessandro. Ma i “grandi” si riappacificarono con gli esuli “popolari” chiedendo a Carlo V non più di sostituire un Medici ad un altro, ma di rispettare integralmente i patti della resa del 1530, restituendo a Firenze la sua libertà.

Alessandro non godé a lungo del proprio trionfo sugli esuli. Nella sua famiglia così piena di odii, il duca si era fatto amico un familiare e compagno di avventure amorose: Lorenzino de’ Medici, un giovane poco più che ventenne, discendente dal ramo collaterale della famiglia dotato di notevoli doti intellettuali e passione per la cultura classica. Suggestionato dal fantasma di Bruto, ed avido della gloria del tirannicidio, o forse spinto dall’invidia verso il parente più fortunato, Lorenzino attrasse Alessandro con un convegno amoroso in casa propria dicendo che lo aspettava la bellissima Caterina Soderini. Così, nella notte fra il 5 e il 6 gen. 1537, Alessandro venne ucciso barbaramente con l’aiuto di un sicario, un certo Scoronconcolo, fuggendo subito dopo a raggiungere gli altri esuli.

Questo era Alessandro: un principe maledetto dalla vita breve e intensa in un epoca difficile e affascinante come il Rinascimento.

Ho scelto di recensire questo romanzo perché ho scoperto da poco che uscirà un cortometraggio su Alessandro de Medici realizzato dalla regista attrice afroitaliana Daphne Di Cinto intitolato “Il Moro” che racconta una storia importante, non sentita e ne conosciuta fra i banchi di scuola,nei musei e nemmeno citata nelle più importanti riviste storiche ed anche per promuovere la rappresentanza degli Afrodiscendenti in Italia. Il cortometraggio è stato girato nelle location di Imola e Dozza in Emilia Romagna, terra di origine della Di Cintio, precisamente nelle Rocche Sforzesche perfette per il film ambientato nel Rinascimento.

  • Editore ‏ : ‎ Newton Compton Editori (20 ottobre 2016)
  • Lingua ‏ : ‎ Italiano
  • Copertina rigida ‏ : ‎ 334 pagine
  • Link d’acquisto
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