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IN NOME DEL PICCOLO POPOLO di Raffaele Longo

Recensione a cura di Sara Loiacono

C’è un mondo in cui vivono, tutti insieme, i protagonisti di fiabe e storie popolari. Si può pensare che in questo meraviglioso e magico mondo vada tutto bene e “vissero tutti felici e contenti” ma non è esattamente così. Per fortuna, ai piedi della Grande Quercia, nelle notti di plenilunio, si apre una porticina che dà direttamente in un’aula di tribunale dove il Giudice di Pece, uno gnomo dalla pelle color cenere completamente vestito di nero dalla toga al cappello, risolve una sentenza dietro l’altra, aiutato dall’Avvogatto e dall’Avvofata, dalla talpa cancelliere e da un grosso Goblin come Usciere.

La prima sentenza vede la Gazza Ladra accusare  il folletto Scorzamauriello di truffa. 

“«Il qui presente Scorzamauriello ha chiaramente violato una disposizione della Legge Fatata, ormai consolidata nei racconti ultracentenari delle terre del Sud e perciò da ritenersi assolutamente vincolante per ogni creatura delle Storie Incantate: egli è tenuto a ricoprire di ricchezze chi mette a nudo la sua testolina scapigliata se vuole riavere il suo amato berretto. E senza alcuna valida giustificazione, in questa circostanza, si rifiuta di ottemperare. Pertanto chiedo alla Signoria Vostra di condannare lo Scorzamauriello a fare ciò a cui è certamente tenuto.»”

Poi incontriamo la Fatina dei denti contro il Topolino dei denti contendersi il diritto di prendere i denti dei bambini per lasciare un soldino, seguono la Principessa de l Bianco Castello arrabbiata con il Ranocchio dello Stagno per non essersi tramutanto in principe dopo i suoi ripetuti tentativi di baciarlo. Infine ci sono invece il Coniglietto Pasquale che chiede il risarcimento agli Aiutanti di Babbo Natale per aver decorato le sue uova a temi Natalizi. 

Le sentenze sono tutte scritte con tecnicismi giudiziari, della quale vi è un piccolo Indice all’inizio del racconto, ma arricchite da teatrini e situazioni tipiche di fiabe e racconti fantastici, regalandoci anche una nota poetica, soprattutto durante le descrizioni delle ambientazioni.

“Così volge al termine quella lunga nottata. La sagoma della luna inizia lentamente a dissolversi ai primi chiarori dell’alba che accarezzano la collina della Grande Quercia, mentre, da quel piccolo portone sotto l’albero, fa capolino l’Usciere Goblin. Questi, munito di chiodi e martello, appende al tronco quattro lunghe pergamene; sembrerebbe che sopra non vi sia scritto nulla, ma alla luce dei primissimi raggi solari, magicamente, si riempiono di numerose parole.”

 Sicuramente è un libro molto più adatto ai più piccoli, ma è stato ugualmente molto divertente leggerlo, un breve momento di leggerezza ed evasione dalla realtà per provare il piacere di tornare bambini. Sono certa che mio figlio lo adorerà appena sarà in grado di leggere, e da madre ho trovato molto bello il messaggio lanciato durante la risoluzione delle sentenze.

“E tutto sommato, forse, è molto meglio così perché, quando si tratta dei più piccoli, nessun sogno o fantasia è meritevole di essere considerato in minoranza”

Vi è un luogo, chiamato Reame delle Storie Incantate, che si distende tra i sogni dei bambini e i racconti degli anziani. È la terra del Piccolo Popolo: fate, folletti, gnomi e animali parlanti che popolano le nostre storie. Ebbene, anche questi personaggi finiscono, a volte, per avere delle diatribe tra di loro. Allora, nelle notti di plenilunio, ai piedi della Grande Quercia, si ascoltano i testimoni e si interrogano le parti, difese in giudizio dall’Avvogatto e dall’Avvofata, e solo alle prime luci dell’alba potremo leggere le sentenze dell’illustre Giudice di Pece e scoprire gli esiti del processo.

  • Editore : Ali Ribelli Edizioni (11 gennaio 2021)
  • Lingua : Italiano
  • Copertina flessibile : 106 pagine

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