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Intervista al libro: L’ultimo segreto di Botticelli – Lisa Laffi

1482. Botticelli sta terminando la Primavera, un dipinto che sarà celebrato come una vetta assoluta dell’arte. Ma anche un enigma, forse impossibile da sciogliere. È una metafora dell’amore platonico? O il suggello di un patto segreto, sottoscritto da Caterina Sforza, che mira a unire Milano, Roma e Firenze sotto un’unica bandiera, per liberare l’Italia? 1526. La giovane Luce, esperta di erbe e ricette curative, viene trascinata al cospetto della marchesa Bianca Riario Sforza, la potente figlia di Caterina. La ragazza è convinta che Bianca la voglia denunciare all’Inquisizione per la sua attività di guaritrice, ma la marchesa, appassionata alchimista, la prende sotto la sua protezione. L’abilità di Luce è tale che, quando il fratello di Bianca, Giovanni dalle Bande Nere, viene ferito in battaglia, la marchesa chiede proprio a lei di curarlo. Ma Bianca non può prevedere la passione che nasce tra la giovane donna e il celebre condottiero. Un sentimento che rischia di stravolgere i suoi veri piani, infinitamente più diabolici di quelli che Luce ha immaginato. Bianca fa allora in modo che il fratello parta per la battaglia decisiva, e manda Luce a Mantova, con la scusa di proteggerla. Sarà lì che Luce apprenderà il reale significato della Primavera. E dovrà comunicarlo a Giovanni, prima che sia troppo tardi…

Intervista doppia Isabella Novelli e Fabiana Farina. Grazie per aver accettato di essere con noi in questa rubrica e iniziativa

Volevo iniziare questa intervista proprio dalla fine. Sicuramente quando hai acquistato il libro e hai letto il titolo ne avrai avuto una certa idea sulla trama, questo pensiero è rimasto immutato anche alla fine della lettura?

F: in realtà no, all’inizio pensavo chissà cosa avesse nascosto Botticelli nel suo celebre dipinto e il trambusto che ne consegue per scoprire l’enigma. Lo immaginavo più thriller con morti ammazzati e via discorrendo. Con questo non voglio dire che non ci sia un”segreto”, ma solo che non è il tipo di segreto che mi aspettavo.

I: Quando ho iniziato a leggere il libro non ho pensato ad una storia incentrata su Giovanni dalle Bande nere, pensavo di più al quadro e all’opera di Botticelli, pensavo ad una storia misteriosa riguardante i suoi dipinti, un po’ alla “Goya Enigma”, poi mi sono fatta catturare dalla storia che mi ha affascinato e da un periodo storico che conoscevo poco.

Di personaggi femminili ci sono pochi, oltre a Luce c’è Bianca Riario…cosa ne pensi di quest’ultima?

F: Bianca Riario è il personaggio che più mi è piaciuto di tutto il libro. Non solo era una donna di Stato, forte, determinata a inseguire un progetto, con la sua rigidità e disciplina per il ruolo che occupava, ma era anche una donna dai sentimenti sinceri, colta, preparata e in un certo senso all’ avanguardia per l’epoca in cui è vissuta.

I: Bianca è una donna molto determinata, intelligente e che sa ciò che vuole, un personaggio molto positivo, anche se non il mio preferito, che è Luce alla quale mi sento più affine come temperamento.

Una vita e un amore più brevi di un battito d’ali. Purché si possano ricordare per sempre”. Cosa pensi di quest’affermazione di Luce.

F: Sai che mi hai messo in crisi? Credo che sia una frase bellissima sulla carta ma che trova delle difficoltà a essere messa in atto nella realtà. Per me le due cose non corrono e non possono correre di pari passo. Cerco di spiegarmi meglio.
Innanzitutto, non ho mai creduto in un amore alla “Romeo e Giulietta” per intenderci, ma è altrettanto certo che anch’io ho sognato un amore da romanzo che però è rimasto solo e soltanto un sogno.
Sono convinta che si possa vivere un amore intenso, speciale, unico nella sua rarità e che possa aver durata di un battere d’ali. Il suo pensiero farà e fa un male tremendo solo al ricordo ma al contempo questo amore quando finisce, rimane comunque dentro di noi; ci apre nuove prospettive, nuovi obiettivi, nuovi amori.
Invece, la vita, dono indiscusso e indubbiamente sacro è diversa. Credo che la vita non sia solo di Fabiana ma che ruoti intorno ad altre vite e, quando questa non c’è più, il vuoto che lascia è incolmabile. Lo si può riempire ma saranno sempre surrogati della persona che è venuta a mancare.
Ed è pur vero che una vita vissuta senza amore e solo sopravvivenza, ed è qui e soltanto qui che le due cose si incontrano.
Se dovessi mettere su una bilancia le due cose non avrebbero lo stesso peso o, in questo caso, la stessa durata, ma avrebbero lo stesso peso del ricordo.

I: Una frase che mi ha colpito molto ma che non sento mia. Penso che oggi non si possa più vivere per un amore e una vita breve da ricordare per sempre. Forse era una cosa che aveva senso all’epoca, quando per amore si poteva sacrificare tutto, anche se stesse. Ora un modo di pensare così sarebbe impossibile. Sono cambiati i tempi e il sacrificio almeno in quel senso non sarebbe più pensabile.

Nel rapporto tra Luce e Pietro cosa ti ha colpito di più? lo vedi più come un rapporto d’affetto reciproco o tra maestro e allieva?

F: In primis ciò che mi ha colpito più di tutto è il rapporto tra Pietro e Bianca. Tuttavia credo che tra Pietro e Luce si sia instaurata una specie di complicità non dichiarata. Lei ha rispettato lui per gli insegnamenti che le ha dato e lui ha visto in lei l’erede che non ha mai avuto.
Credo che all’inizio il rapporto tra Pietro e Luce sia stato un rapporto formale, rispettoso tra professore-allievo ma che poi si sia tramutato in un amore simile a padre-figlia.

I: Io il rapporto tra Pietro e Luce l’ho vissuto più come un’esperienza tra maestro e allieva. Lui voleva soprattutto che lei ereditasse la sua bottega e i suoi libri, che portasse avanti la sua ricerca alchemica, che il suo lavoro non andasse perduto.

Durante la storia che racconta il libro ci sono due teorie che ruotano intorno al dipinto di “La Primavera”, secondo te, si posso tenere come valide oppure tu credi che ci siano altri modi di interpretare il capolavoro di Botticelli?

F: le due teorie sono molto suggestive, ma personalmente penso che abbia più valore quella in cui Botticelli avrebbe rappresentato il sapere alchemico invece che la rappresentazione dei capi dell’allora “potenze” italiane che erano suddivise in tutto il territorio e la volontà di unire l’Italia sotto una sola persona. Poi il modo di interpretare un capolavoro come “La Primavera” dipende da chi la osserva e da ciò che si voglia trovare.

I: Di teorie sulla Primavera al liceo ne avevo studiata soltanto una, quella della rappresentazione storica secondo cui Flora sarebbe Firenze, Mercurio Milano, Cupido Roma, Venere Venezia e Borea Bolzano, non la conoscevo. Un modo ulteriore per approfondire un aspetto della storia dell’arte che mi ha sempre affascinato. Poi ogni persona che guarda il dipinto è libero di farsi delle nuove teorie.

I dubbi di Luce sull’aver praticato un’arte oscura come l’alchimia, avrebbero terrorizzato anche te? Il fatidico terzo piano con i suoi libri ti avrebbe irresistibilmente attirato o te ne saresti sottratta per paura? Avresti avuto il timore di essere condannata a morte?


F: no, non credo che avrei avuto dubbi se ne avesse avuto la capacità e l’opportunità di aver praticato l’alchimia e men che meno sarei stata terrorizzata. Sensi di colpa, quelli si, solo per aver fatto una cosa non consona alla legge.
Il terzo piano sarebbe stato un sogno che si realizza! Vuoi mettere tutto un piano pieno di libri, altroché paura, mi sarei buttata a capofitto.
La paura della morte c’è sempre, che sia casuale o per una condanna come in questo ipotetico caso.

I:Se fossi stata Luce mi sarei spaventata del materiale conservato al terzo piano, perché quei libri se venuti alla luce, avrebbero potuto rappresentare un pericolo per la mia incolumità e io avrei potuto subire una condanna per stregoneria. Forse terrorizzata no, ma molto preoccupata, sicuramente.

Il Muto è un personaggio che sembra avere un ruolo marginale ma solo apparentemente. Cosa pensi di questa figura enigmatica?

F: Il muto, come tutti i “cattivi” dei libri ha, come hai detto tu, un ruolo apparentemente marginale ma come tutti i “cattivi” viene rappresentato come subdolo nelle sue intenzioni. Devo dire che tutto sommato comprendo il perché delle sue azioni.

I: Il personaggio del Muto mi ha tratto molto in inganno. Sino alla fine non mi sono resa conto di quanto fosse negativo e pericoloso e la cosa mi ha un po’ sorpresa.Dei personaggi di contorno era quello a cui mi ero in qualche modo affezionata.

spiegami cosa ti è piaciuto e cosa non ti è piaciuta di Giovanni delle Bande Nere? Credi che sia un personaggio credibile?

F: qui devo essere completamente sincera, il personaggio di Giovanni, così annacquato non mi è piaciuto. L’ho sempre immaginato come un guerriero e un guerriero nel mio piccolo è tutto di un pezzo, non si può lasciare trascinare dai sentimenti o almeno non così palesemente.
Secondo me, facendo prevalere l’amore di Giovanni per Luce ha perso lo smalto del “capitano di ventura” che ha salvato il papato dall’assalto dei lanzichenecchi perciò non lo ritengo un personaggio credibile.

I: Secondo me il personaggio di Giovanni dalle Bande nere è un po’ idealizzato, però anch’io per quel poco che conoscevo delle sue gesta,lo pensavo così. Un po’ troppo idealista, ma molto schietto e sincero, almeno nei confronti di Luce. Molto determinato e deciso a cambiare le sorti del suo paese. Coraggioso sino alla fine anche se eccessivo nelle sue azioni e reazioni.

Solo Giovanni era riuscito a unire napoletani, romani, fiorentini, veneziani e milanesi, perché solo lui parlava una lingua che tutti capivano”. Secondo te, Giovanni delle Bande Nere può considerarsi un antesignano di Garibaldi a favore di un’Italia unita?

F: credo che il paragone con Garibaldi sia abbastanza azzardato. Non metto in dubbio che Giovanni delle bande nere sia stato l’unico a essere riuscito a “unire” gran parte dei vari regni e ducati dell’Italia del 500 ed è per questo, per il fatto che l’Italia era suddivisa in tante parti e ulteriormente divisa quasi a metà dal papato che non lo si può denominare un pioniere di Garibaldi.

I: Forse Giovanni delle Bande Nere fu il primo a pensare all’Italia come ad un paese unito. Anche se forse era un po’ troppo presto per far sì che questo progetto si avverasse, lui cominciò a pensare ad un qualcosa che si realizzò tre secoli dopo.

Grazie per la bella intervista e per essere state con noi!

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