La spada e il Rosario. Gian Luca Squarcialupo e la congiura dei Beati Paoli di Adriana Assini

Trama

È il 1516 e a Palermo governano gli spagnoli. Malgrado i soprusi del viceré Moncada e dei suoi complici, la vita sembra scorrere tranquilla, tra indolenza, bellezza e rassegnazione. Ma l’apparenza inganna. Un gruppo di mercanti, capeggiati dall’intraprendente Gian Luca Squarcialupo, sull’orlo della bancarotta, trama per riportare un regnicolo sul trono e cambiare una buona volta lo stato deprecabile delle cose. Attraente e risoluto quanto irragionevole, Gian Luca ha fegato da vendere ma le contraddizioni non gli mancano, neppure in amore, visto che s’è sposato per convenienza ma si danna l’anima per la moglie di un altro. Quando Ferdinando il Cattolico tira le cuoia, e dalle lontane Fiandre gli subentra il nipote Carlo, anche nella città delle zagare circola aria nuova: è il momento di fomentare una rivolta popolare per ottenere pane e giustizia per tutti. Lo Squarcialupo conosce a uno a uno i suoi perfidi avversari, però non s’accorge delle insidie che si nascondono proprio sotto i suoi passi, nelle viscere profonde della terra, dove uomini loschi avvolti nel mistero decidono nell’ombra le sorti del Regno. Armati di lame e di rosari, sono i Beati Paoli.

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Copertina flessibile: 211 pagine
Editore: Scrittura & Scritture (14 febbraio 2019)
Collana: Voci
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8885746098
ISBN-13: 978-8885746091

a cura di Sara Valentino

Per chi, come me, conosce la scrittura di Adriana Assini, sa già che leggerla è come guardare una tela su cui dipinge la Storia. Un’autrice che ammiro per la passione con cui racconta di personaggi che non sempre hanno avuto l’onore di essere ricordati, a volte volutamente dimenticati. Personaggi che sono degni di essere ricordati per ciò che hanno fatto di buono, per quello che hanno rappresentato e per gli ideali che conservavano e per cui combattevano: è il caso di Gian Luca Squarcialupo.

Si tratta di un nobile siciliano, giurato nella Palermo di inizio Cinquecento, le sue origini sono pisane.

La sua storia, la potrete leggere tra le pagine di questo romanzo, la vita di un uomo che ha voluto difendere i diritti del popolo e sempre pronto ad accusare il governo di non tutelare a sufficienza gli interessi della gente comune.

Squarcialupo fu uno dei primi, o forse addirittura il primo, siciliano ad impugnare le armi in nome di un sogno verso la democrazia. Di lui non è rimasto più nulla che lo ricordi ad eccezione di una lapide e una via nel centro storico di Palermo che porta il suo nome.

-“Quello che è fatto non può essere disfatto” lo consolò il compare, esortandolo a riconciliarsi con il passato-

Questa è una delle tante, molte citazioni che ho sottolineato e su cui mi sono fermata a riflettere. Questo romanzo è la storia di un uomo coraggioso che sfida i potenti, ordendo una congiura senza rendersi conto contro chi si è messo e senza considerare le funeste conseguenze che potrebbe avere il suo piano. Ma è anche la storia di un uomo di cuore, di un’anima innamorata; nonostante sia sposato il suo cuore appartiene a Francesca Campo e il fato o il destino, o le sante Agata e Cristina, Ninfa e Oliva chissà che ruolo avranno nel decidere le sorti di questo amore.

“Il distacco li aveva lacerati. La lontananza li aveva guariti”

Dicevo appunto delle numerose citazioni che ho fatto mie, dei tanti proverbi che l’autrice utilizza costellandone questo romanzo dandogli così una connotazione più popolare, nel senso buono del termine naturalmente. I proverbi possono essere intuitivi, facili da capire, piuttosto che indurre in riflessioni  sono comunque profondamente ispiratori e alcuni sono tipici di alcune zone piuttosto che di altre, resta quindi un focus su un luogo e un ricordo di saggezza da chi ha vissuto nell’antichità. In questo modo aiuta il lettore ad immedesimarsi nella Sicilia del 1516 e nelle strade, tra la gente, per vivere i soprusi e le vicende economiche e politiche che hanno segnato quegli anni. Gli avvenimenti di un’isola che nel corso dei secoli ha ingolosito molti e che è il risultato di ciò che le è stato tolto, ma anche donato.

“La fine di quel periodo aureo era coincisa, più o meno, con lo spostamento della – corsa dei tonni- in mari più lontani, fenomeno che aveva provocato la chiusura dei loro stabilimenti di Solanto.”

Chi si nasconde nell’ombra? Chi sono gli uomini contro cui si trova a combattere  lo Squarcialupo? Chi sono i Beati Paoli, questa loggia nascosta che si riunisce nelle segrete sotto le chiese?

“Agite con la prudenza degli scoiattoli e la furbizia delle volpi, e non trascurate i dettagli, chè spesso sono la vera chiave per accedere ai disegni dei malvagi”

Vi induco alla lettura di questo romanzo storico che, volutamente, rallenta la sua corsa per permettere al lettore di sedersi e poter essere parte dei giochi che si stanno preparando e (usando le parole sottili e poetiche di Adriana Assini) “mentre il severo Capricorno si accingeva a lasciare il posto all’Acquario, su Palermo si scatenò un putiferio di lampi e suoni ” anche io prendo commiato lieta di aver conosciuto un uomo come Gian Luca Squarcialupo.

 

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