L’Araldo della Terza Parte di Sabrina Ceni

Recensione di Cinzia Cogni

“Tre uomini per tre regni…per ricacciare l’anticristo tra le fiamme dell’inferno”

Sono rimasta intrappolata tra le pagine di questo romanzo per due settimane, mi sono immersa completamente nella Firenze del XIII secolo, o meglio Fiorenza, com’è scritto nel libro, perché così era chiamata all’epoca; e ho pianto, gioito, pregato e sperato insieme ad Arpaïs,  la ragazzina protagonista di questa storia,  perché per lei, la vita, non sarà  semplice, dovrà affrontare infinite vicissitudini e perché non c’è cosa peggiore al mondo che doversi separare dalla famiglia e dalla  propria terra natia, con la paura di essere scoperti dall’inquisizione, mettendo in pericolo se stessi e chiunque ti aiuti.

“Fare finta che non sia successo!
Come poteva anche solo pensare che lei fosse in grado di dimenticare quello che era capitato alla loro gente, alla loro terra? Si potevano mai perdonare gli orrori ai quali avevano assistito? Una crociata indetta dal Papa per annientare un popolo: sterminio e conquista camuffati da guerra santa, per nutrire l’ingordigia della Chiesa di Roma e del re di Parigi.”

Arpaïs è un nome insolito e curioso, ma risulterà familiare a chi ha già letto il libro precedente di Sabrina Ceni,  intitolato “Arpaïs – la memoria delle anime imperfette”
dove la protagonista è una bambina nata a Montségur in Occitania, nel XIII sec.,da una famiglia catara, che a causa del Papa che li accusa di eresia e li considera “l’anticristo”, è
costretta a scappare dopo aver visto bruciare la sua città e la sua gente.
“L’araldo della terza parte” è il seguito, qui ritroviamo Arpaïs e suo padre sopravvissuti all’attacco della Chiesa, ma costretti, per la sicurezza di entrambi, a separarsi e anche se contro la sua volontà, la giovane verrà portata in Italia, fino a giungere presso una famiglia fiorentina, che la nasconderà a patto che si finga un ragazzo: nessuno deve sospettare niente, è troppo rischioso per tutti.
La sopravvivenza di Arpaïs è fondamentale per la comunità catara, a lei è stato affidato “L’ interrogatio Iohannis” un antico manoscritto e l’unica testimonianza del suo popolo, l’unica possibilità di trasmettere ai posteri la loro storia.

Il mastro si alzò…e tornò indietro con un volume tra le mani.
L’interrogatio Iohannis…portato dalla Bulgaria,  tradotto in latino e donato a Nazareno, vescovo della nostra chiesa di Cocorezzo.”
” Il testo originale ” bisbigliò incredula.

L’ambientazione, i personaggi  e  gli eventi storici che gravitano intorno alla protagonista, sono quasi tutti reali,  la fantasia dell’autrice ha sicuramente una sua valenza, ma la storia è così ben strutturata che è davvero difficile accorgersi dove inizia e dove finisce la verità.
Emerge  uno studio profondo della storia di quel periodo, dove niente è lasciato al caso: dalle descrizioni dei luoghi alle scene di vita quotidiana, dalla perfetta conoscenza degli usi e dei costumi del XIII sec., alla caratterizzazione e psicologia dei personaggi; dalle varie  battaglie ai cambiamenti politici e sociali di quegli anni e tutto descritto con una precisione tale, che presuppone una ricerca storica che va oltre il mero studio.

” Non lasciare che l’odio indurisca il tuo cuore.
Le stesse parole pronunciate da Na Laureta prima che i franceschi la prendessero e la gettassero nel grande rogo insieme a tutti gli altri. Loro potranno perdonare,  dimenticare: lei non l’avrebbe mai fatto. “

A tutta questa parte storica, ne è stata aggiunta una  misteriosa e onirica ,che in apparenza può sembrare “fuori tema” in questo contesto , ma Sabrina Ceni continua a stupire , riuscendo a fondere perfettamente le due parti, donando un senso ed una continuità alla storia, inaspettato.
Impossibile descrivere in poche righe questo romanzo, si susseguono tanti eventi e gli anni scorrono veloci; nel frattempo infatti, Arpaïs cresce, matura, cambia e deve fare scelte dure e dolorose; ma anche
se il tema principale rimane il catarismo, anche la lotta fra Guelfi e Ghibellini avrà la sua importanza e altri valori emergeranno prorompenti durante la lettura: l’amore, l’amicizia, il dolore, la paura, l’abbandono, i tradimenti, e perfino la ricerca di se stessi.

“Il soldato più temibile di tutti: colui che è convinto che una guerra sia giusta, se fatta in nome di Dio”

Tanti sono anche i personaggi che troviamo in questa storia, ma oltre ad Arpaïs c’è un altro protagonista importante: Manente degli Uberti, detto il Farinata, il famoso condottiero ghibellino, citato anche nell’inferno di Dante Alighieri che lo colloca nel girone degli eresiarchi, e che avrà un ruolo chiave in questo romanzo, sia per ciò che rappresenta che per la sua amicizia con Arpaïs.

” Io scrivo, quello so fare. E sì,  penso che delle stupide parole possano salvarmi la vita. .. quando tu sarai cenere, le mie parole saranno vive, la memoria della mia gente vivrà oltre te… qualcuno, un giorno, aprirà il mio liber e io tornerò alla vita.”

Lo stile è raffinato e la scrittura è coerente al periodo storico raccontato; per renderlo più realista possibile, l’autrice riporta anche alcuni vocaboli in occitano e antico fiorentino; all’inizio del libro poi, ci sono le mappe, i luoghi, i personaggi ed il glossario, e questo aiuta molto il lettore per  comprendere meglio ogni particolare del romanzo, un accortezza che  ho apprezzato moltissimo .
“L’araldo della terza parte” è una storia che  cattura, ti trascina in un vortice di emozioni, dove scorrono lacrime e sangue, dove la paura ed il dolore ti accompagnano fino alla fine…eppure c’è sempre quel filo di speranza a cui ti aggrappi e diventa sempre più difficile staccarsi da quelle pagine.
È un vero e proprio viaggio nel tempo che consiglio ai vero amanti della storia: credetemi, non potete perderlo!

1244. Arpaïs ha solo tredici anni quando fugge dalle fiamme di Montségur. Con sé porta un antico manoscritto: l’Interrogatio Iohannis, memoria e speranza del suo popolo. Sulle rotte dei pellegrini e dei mercatanti, un lungo viaggio ha inizio; dall’Occitania fino a Fiorenza, dove tra i gigli bianchi si annidano covi di vipere e infuria il morbo dell’eresia. Arpaïs imparerà a vivere tra quelle mura, imparerà a temerle e ad amarle, come imparerà a temere e ad amare gli abitanti di quella città che ha il nome di un fiore, ma che dai suoi stimi secerne odio e rancore. Mentre le lotte tra guelfi e ghibellini imperversano e il papato complotta per annientare l’Anticristo, il canto del lupo si leva sopra il clangore delle spade, affinché la mano di una bambina possa incidere la verità sulle pagine del tempo. 1321. A Villerouge-Termenès, dal rogo dell’ultimo cataro, si leva una profezia: “Tra settecento anni, questo lauro rifiorirà”. 1939. Presso la Biblioteca di Firenze il padre domenicano Antoine Dondaine riesce a decifrare un’iscrizione crittografata su un codice pergamenaceo e scopre che si tratta di un testo cataro rimasto celato per secoli. 2021. Il conto alla rovescia ha inizio.

  • Editore : Ali Ribelli Edizioni (20 aprile 2021)
  • Lingua : Italiano
  • Copertina flessibile : 794 pagine
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