Le città perdute. Luna nera: 1 di Tiziana Triana

Italia, campagna laziale, Diciassettesimo secolo. La giovane Adelaide (Ade), sedici anni, corre e tiene per mano suo fratello Valente, che è ancora un bambino. Deve fuggire da Torre Rossa e dalla casa in cui è cresciuta, perché l’accusa che le pende sulla testa porta dritta al rogo: stregoneria. Nel folto del bosco si nasconde un gruppo di donne che si sussurra pratichino la magia nera. Nessuno sa chi siano né da dove vengano; reclutano e proteggono ragazze come Ade, che la comunità ha messo al bando. E qui – in un mondo di sole donne, ciascuna delle quali ha una misteriosa avventura alle spalle e porta il nome di un’antica città scomparsa – che Ade e il suo fratellino trovano rifugio: saranno iniziati alle arti del gruppo e ai loro segreti rituali, nell’attesa, trepida e inquieta, che si compia la grande Profezia. A questa comunità femminile in odore di stregoneria danno una caccia spietata i Benandanti, una congrega di uomini forti con un solo nemico, le streghe, e un potente sostenitore, la Chiesa cattolica; credono che quelle donne nei boschi siano una terribile minaccia, e sono decisi a sterminarle. Tutti, meno uno: Pietro, il figlio del capo dei Benandanti, che non crede alle superstizioni e, soprattutto, si è innamorato di Ade dal primo momento in cui l’ha vista. Quando scoppierà la battaglia finale tra questi nemici giurati, si scoprirà quanto labile sia il confine tra realtà e magia, tra falsità e conoscenza, e perfino tra maschile e femminile. E quanto, nella vita, l’incantesimo più difficile di tutti resti ancora quello di crescere.

Copertina flessibile: 527 pagine
Editore: Sonzogno (28 novembre 2019)
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8845400816
ISBN-13: 978-8845400810
Peso di spedizione: 422 g

Recensione a cura di Sara Valentino

Sono stata a lungo dibattuta sul recensire questo romanzo, l’ho letto in un lasso di tempo piuttosto lungo, mi ha accompagnato in una fase abbastanza complessa e riflessiva della mia esistenza, un periodo non comune oserei dire.

“Ma la menzogna sussurrata da tante voci è più forte della verità urlata da una persona sola. Ade riconobbe negli occhi dei suoi concittadini l’odio alimentato da sospetto e paura”

Ho una predilezione per le storie di “streghe”, ma più che altro su libri che hanno un risvolto prettamente storico e si basano su fatti realmente accaduti e che riprendono i processi reali del tempo in cui le donne, per la maggior parte dei casi esaminati, furono dichiarate colpevoli.

Questo romanzo, che è il primo volume di una saga, ha una contaminazione (se così si può chiamare) fantasy, comunque sia la storia è una storia d’invenzione. Si basa però certamente sui tempi che furono. L’ambientazione del 1600 l’ho trovata ben costruita e le scene sono descritte in maniera tale da rendere partecipe il lettore dello svolgersi degli eventi avendo il quadro ben nitido dinanzi.

“Passava il tempo a osservare la natura, anche durante i temporali più spaventosi o le epidemie più violente perché, le diceva sempre, dopo sarebbe stato più semplice difendersi, se necessario”

La storia è abbastanza semplice, nulla di particolare, una ragazza e il suo fratellino scampati al linciaggio dei paesani che reputano la prima una strega, ritengono infatti che le sue cure con le erbe non siano altro che frutto dell’idolatria con il demonio. Ade, così si chiama la giovane, ha un fratellino, Valente, il quale ha da sempre il dono di disegnare oggetti, soggetti abbastanza inquietanti. Ade conoscerà Pietro, il figlio del capo dei Benendanti, coloro che “ripuliscono” il paese dalle streghe. Pietro è da poco tornato a Torre Rossa per trovare i suoi genitori, soprattutto la madre gravemente malata, di lui si vede subito, quale studioso di medicina, che non è soggetto, come i suoi ignoranti compaesani, a cedere il passo alla superstizione. Come in ogni miglior libro, o film, anche in questo caso, i guai, le epidemie, le carestie devono trovare un capro espiatorio, va da sé che Fortunata, una donna cieca e anziana viene immolata sul rogo a monito verso le altre “streghe” e per il diletto del popolo “goloso” di morte, sangue, sofferenza plateale.

C’è però un gruppo di donne, che si proteggono, nascoste nel bosco.. le chiamano: Città perdute! C’è un libro misterioso e una potente profezia, tanti elementi accattivanti. “Se vuoi vederci, sai come fare… Vieni con noi e sarai salva”

Vi riporto le regole e il Credo delle Città perdute, trovo che siano molto importanti , soprattutto alcune sarebbero da fare nostre.

Prima regola: buon raccolto a chi parla poco e ascolta molto.

Seconda regola: in festa o al lavoro, accogli chi è diverso da te perché anche tu sei diversa da loro.

Terza regola: quella fatale, torna indietro tre volte sia il bene sia il male.

Quarta regola: nessun re, nessun padre, nessun Dio, per la mia vita decido io.

Quinta regola: solidarietà, giustizia e sostegno, queste le regole del nostro regno.

Sesta regola: per evitare cadute, niente uomini fra le Città Perdute.

Settima regola: questo è il nostro canto, il tu diventa noi, d’ora in poi non far male a nessuno, sii libera e fa’ ciò che vuoi.

Il messaggio è molto potente, almeno io l’ho ritenuto tale, un messaggio che ci parla di forza e coraggio, di trasformare la paura e la debolezza in potenza. “Non chiederti se sei una strega, chiediti semplicemente chi sei”.

Si sente l’odore del bosco e la sua forza ancestrale, il contatto con la natura e con le sue creature. Un inno alla conoscenza, basti pensare alla meravigliosa biblioteca che la casa delle Città Perdute ha al suo interno.

In alcuni passaggi risulta un ritmo più lento, ma il messaggio forte che vorrei sottolineare è quello di ricordare alle donna che tra di loro è importante fare gruppo, difendersi e non combattersi. L’unione tra le donne, il difendersi tra loro in virtù e con la speranza che non debbano nascondersi, non debbano essere rinchiuse e subire soprusi.

 

 

 

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