Leonardo da Vinci… e da Bacchereto

a cura Barbara Prosperi
Alla scoperta del borgo che plasmò il genio toscano

Il nome di Leonardo, il genio universale di cui nell’anno trascorso si è commemorato il cinquecentenario della morte, è associato da tutti alla cittadina di Vinci, dove l’artista trascorse la prima parte della sua vita e fece più volte ritorno; da alcuni alla vicina frazione di Anchiano, dove la tradizione locale asserisce che il pittore venne alla luce; ma soltanto da pochi al non lontano borgo di Bacchereto, nei pressi di Carmignano, a cui Leonardo fu profondamente legato soprattutto negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza. La donna che lo accudì durante la fanciullezza, monna Lucia, la nonna paterna del genio, era infatti originaria di Bacchereto, dove il padre possedeva una fornace, e lì accompagnò spesso il nipote, che nel piccolo paese posto sul versante pratese del Montalbano tra le altre cose intessé diversi rapporti di amicizia, come ci conferma la citazione del “compare” presente nel Codice Atlantico (f. 878 v.).

Leonardo era nato il 15 aprile del 1452 da una relazione priva di futuro tra ser Piero da Vinci, brillante notaio dalla promettente carriera, già impegnato in un fidanzamento ufficiale con la giovanissima Albiera degli Amadori, e una ragazza di nome Caterina, di cui non conosciamo nulla di certo se non il nome. Si trattava probabilmente di una contadina del posto, o forse di una schiava importata da una terra lontana, come sostengono le due principali scuole di pensiero che su questo argomento hanno diviso gli studiosi. Quel che è sicuro è però che in entrambi i casi la sua umile condizione sociale non le permetteva di ambire alla mano di ser Piero, che non a caso alcuni mesi dopo la nascita del suo primogenito celebrò le proprie nozze con la promessa sposa, la cui famiglia apparteneva all’alta borghesia fiorentina. In un primo momento dovette essere la madre a prendersi cura del piccolo, accompagnandolo fino all’età dello svezzamento, che all’epoca poteva durare dai dodici ai ventiquattro mesi, poi il bambino venne accolto nella casa paterna, permettendo così a Caterina di maritarsi.

Il matrimonio della giovane, che si unì ad un fornaciaio che si chiamava Antonio Buti, ma che veniva soprannominato l’“Accattabriga”, ad indicare presumibilmente un carattere burrascoso, fu quasi certamente combinato dalla famiglia di ser Piero, che intese così rimediare alla condotta poco ortodossa tenuta dal notaio. Non furono però Piero ed Albiera a seguire Leonardo, dal momento che la coppia trascorreva la maggior parte dell’anno a Firenze, dove l’uomo poteva cogliere molte importanti opportunità di lavoro, bensì i nonni Antonio e Lucia, che si presero cura del nipote nei suoi primi anni di vita. Una figura di rilievo fu sicuramente anche quella dello zio Francesco, il fratello minore di ser Piero, che aveva soltanto sedici anni più del bambino e che al momento della sua nascita era ancora scapolo. Ma il ruolo determinante nella crescita e nell’educazione di Leonardo spettò indubbiamente a Lucia, che fu forse la figura femminile di riferimento per il piccolo, la donna dalla quale venne allevato ed apprese le basilari norme di comportamento che gli sarebbero servite nella vita.

Lucia dovette tornare spesso a trovare la propria famiglia a Bacchereto, dove il padre possedeva alcuni terreni, alcuni edifici e una fornace “da orcioli”, come veniva definita al tempo in base alla principale produzione dei manufatti che caratterizzavano l’attività, costituita da vasellame di varie forme e dimensioni. Nel XV secolo all’interno del borgo erano presenti molte fornaci, e prima che prendessero il sopravvento quelle di Montelupo Fiorentino esse rifornivano dei loro prodotti non soltanto le località limitrofe, ma anche le città di Firenze, Prato e Pistoia, che richiedevano le scodelle, i catini, le brocche e i boccali non soltanto per le abitazioni, ma anche per le locande e gli ospedali, tra i quali si annoveravano ad esempio quello di Santa Maria Nuova e quello degli Innocenti nel cuore del capoluogo toscano. Sappiamo anche che alcuni ceramisti del posto, tra i quali spicca Tugio di Giunta, impiantarono con fortuna nuove botteghe di maioliche nella città di Firenze, come ha confermato il recente ritrovamento di alcune migliaia di reperti in uno scavo nei pressi di Porta Romana, non lontano dal Giardino di Boboli.

Nelle sue visite al borgo natio Lucia portava dunque con sé il nipote, che con ogni probabilità nella fornace gestita dal padre prima e dai fratelli della nonna poi iniziò a modellare la creta e a creare piccoli oggetti in terracotta e ceramica, prendendo confidenza con un’attività che di lì a qualche anno avrebbe continuato ed approfondito a Firenze nella bottega di Andrea del Verrocchio, una poliedrica officina che realizzava una vasta gamma di prodotti, dalle pale d’altare agli stendardi da processione, dai cassoni nuziali ai deschi da parto, dai candelabri alle inferriate, eccellendo tuttavia soprattutto nelle opere da fonderia e nelle sculture, eseguite indifferentemente in terracotta, in marmo o in bronzo. Giorgio Vasari nella biografia di Leonardo scrisse che l’artista “operò nella scultura, facendo nella sua giovanezza di terra alcune teste di femine che ridono, formate per l’arte di gesso, e parimente teste di putti, che parevano usciti di mano d’un maestro”.

Nel corso del tempo gli storici dell’arte hanno ripetutamente cercato di individuare delle opere che recassero l’impronta del genio, dalla piastrella col “San Gabriele Arcangelo” di collezione privata all’“Angelo annunciante” in terracotta della pieve di San Gennaro di Capannori, dal modello dell’“Angelo in volo” del monumento al cardinale Niccolò Forteguerri della cattedrale di Pistoia alla “Madonna col Bambino” del Victoria and Albert Museum di Londra al busto di “Cristo fanciullo” della collezione Gallandt, ma in mancanza di testimonianze documentarie inoppugnabili tutte le ipotesi sembrano destinate a rimanere tali, lasciando avvolto nel mistero l’ennesimo aspetto della vita di Leonardo. Quel che pare ormai assodato è che la familiarità dell’artista toscano con la terracotta e la ceramica sia nata in età precoce nel piccolo villaggio di Bacchereto, che tuttavia resta ancora ignoto al grande pubblico.

 

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