Leonardo da Vinci – La festa del paradiso

Era l’anno 1490 e Ludovico il Moro commissiona a Leonardo uno spettacolo, quello che fu poi ricordato  come “La festa del Paradiso”, l’occasione era proprio quella dei festeggiamenti in onore del matrimonio tra Gian Galeazzo Maria Sforza a Isabella d’Aragona.

Vi lascio questo video davvero bello a mio parere per comprendere quanto possa essere stata una festa impareggiabile.

Si trattò di uno spettacolo che metteva in scena fanciulli travestiti da angeli, da pianeti che ruotavano attorno a Giove.

Leonardo, genio della pittura e della meccanica, creò effetti stupefacenti che non mancarono certo di impressionare gli invitati e quanti ebbero la fortuna di assistere.

Nel codice atlantico si trovano alcuni disegni che furono preparatori a tutto l’allestimento.

Alcuni testimoni hanno lasciato memoria a noi posteri di quanto videro:

Tristano Chalco, segretario del Moro,testimone all’evento:

“per
vedere con i propri occhi quelle terre ove, secondo
voci a lui giunte, Giove in persona era disceso l’anno
precedente, accompagnato da tutti gli altri Numi.
Alludeva evidentemente a ciò che era accaduto l’inverno
prima (il 23 gennaio 1490), e a ciò che era stato
fatto, con grandissima risonanza e sfarzo, allorché,
grazie a un congegno a forma di mezza sfera costruito
con cerchi di ferro, e grazie a tutta una serie di lampade
sospese e a sette fanciulli fulgidi come e più degli
stessi pianeti, e con al centro un trono eretto fra gli
Dei assisi, era stata riprodotta l’immagine del cielo in
rotazione”.

L’ambasciatore Jacopo Trotti:

“Il
Paradiso era fatto a similitudine di un mezzo uovo,
il quale dal lato dentro era tutto messo a oro, con
grandissimo numero di luci a riscontro delle stelle,
con certe fenditure dove stavano tutti i sette pianeti,
secondo il loro grado alti e bassi. Attorno l’orlo
del detto mezzo uovo erano i 12 segni, con certi lumi
dentro il vetro, che facevano un galante et bel vedere:
nel quale Paradiso erano molti canti e suoni molto
dolci e soavi”.

Bernardo Bellincioni, autore dei dialoghi
della Festa:

“Festa ossia Rappresentazione chiamata
Paradiso che fece fare il signor Ludovico in lode della
Duchessa di Milano, e così chiamasi, perché vi era
fabbricato con un grande ingegno ed arte di Maestro
Leonardo da Vinci fiorentino il Paradiso con tutte le
sfere, pianeti che giravano, ed i pianeti erano rappresentati
da uomini nella forma ed abito che si descrivono
dai poeti, e tutti parlavano in lume della anzidetta
Duchessa Isabella”.

La festa si tenne a Milano nel castello di Porta Giovia, la rappresentazione dei sette pianeti che girano. La particolarità è che negli scritti di Leonardo, a parte qualche schizzo o appunto a rappresentare luminarie e decorazioni di strutture temporanee, non vi è nulla che si riferisca a questa festa.

La festa sarebbe stata collocata nella Sala Verde del Castello, cioè la Cappella privata di Ludovico il Moro. Questo fa presupporre che se anche non si trattò di una festa segreta, quantomeno fu solo un evento privato

C’è un altro punto che alcuni studiosi hanno rilevato, riguardo al fatto che le nozze tra Gian Galeazzo Maria Sforza a Isabella d’Aragona furono nozze alchemiche, quindi laiche. In questo modo è possibile rilevare la visione del Moro e dello stesso Leonardo di una religione che pone l’uomo al centro dell’universo.

Dalle descrizioni del Trotti abbiamo potuto apprendere che la sala verde, addobbata di arazzi alle pareti, ospitò la festa nelle ore notturne a renderne l’atmosfera ancora più suggestiva. La parte meccanica e artistica fu seguita da Leonardo mentre quella della rappresentazione dal Bellincioni, rimatore toscano. Gli ospiti si poterono sedere su cuscini o tribune, oltre ai parenti stretti vennero invitati anche ambasciatori vicini alla Corte.

La “macchina del paradiso” era nascosta dietro a un paramento in raso, al calare di questo con il buio e i giochi di luce, compare una struttura in legno sormontata da una cupola alla cui base vi erano i dodici segni zodiacali in vetro dipinto e illuminati internamente.

Giove inizia a parlare con Apollo di Isabella d’Aragona e del suo desiderio di incontrarla. Appaiono pian piano gli altri dei, fino a quando lo stesso Giove fa chiamare le tre Grazie e le Sette Virtù e decide di mandarle in dono a Isabella, Apollo si offre di accompagnarle per conoscerla.

Lo spettacolo si conclude proprio con questo corteo che dal palcoscenico raggiunge la Duchessa.

Fonti: Web e 13 Gennaio 1490. La festa del Paradiso di Luca Garai 

Sara Valentino 

Precedente SteamWitch Inc. Le streghe di Cambridge (Volume 1) - Fabrizio Colonna Successivo Il codice di marmo - Pier Tulip

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.