Leonardo e la morte della Gioconda – G.P.Rossi

«Leonardo, che fate?» chiese subito il duca chiamandolo per nome. «Non mangiate?»
«Eccellenza, ho visto qualcosa in un momento d’estro e devo catturarlo» replicò, iniziando a tratteggiare i contorni di una donna; mi accorsi che stava ammirando Bianca e che era seduta di profilo accanto a lui.
«Che dipingete?» chiese curioso il duca.
«La gioconda ragazza» replicò Leonardo indicando con lo sguardo Bianca….

Un manoscritto creduto perduto e misteriosamente ritrovato, due storie legate tra loro. Salai, discepolo indisciplinato di Leonardo, violento e ladro, si trova suo malgrado a investigare insieme al maestro sul misterioso avvelenamento di Bianca Giovanna Sforza, presunta modella della famosa Gioconda. Circondati da situazioni oscure e magiche, la loro avventura si dipana inuna Milano del 1496, descritta in modo accurato, con i suoi Sestieri e Contrade e in mezzo ai suoi meravigliosi Navigli. Leonardo e Salai scopriranno che dietro a tutto vi è lo zampino della Francia, con il preciso intento di spodestare il Moro e di entrare a Milano, cosa che avverrà nel 1499. A causa di ciò, Leonardo sarà costretto a fuggire e, dopo mille peripezie, dovrà rifugiarsi nella stessa Francia con il suo nuovo discepolo, Francesco Melzi. Qui la Gioconda, ovvero il dipinto di Bianca Giovanna Sforza, sarà la chiave di tutti i misteri, al centro dei quali vi sarà l’oscura presenza della strega Arima, che continuerà a tormentare Leonardo fino alla mortale resa dei conti.

G.P.Rossi lavora nelle Telecomunicazioni, è giornalista pubblicista e scrive su “CorCom”, quotidiano online che si occupa di economia digitale e innovazione. Appassionato di scrittura, ha pubblicato “Sherlock Holmes. La vestaglia della Contessa di Castiglione”, “Sherlock Holmes e la Sindrome di Abraham de Moivre”, “Sherlock Holmes e il mistero di Eilean Mòr”. Ha pubblicato inoltre quattro saggi su argomenti quali Digital Identity, Realtà Virtuale, Blockchain e Realtà Aumentata.

Copertina rigida: 240 pagine
Editore: DIARKOS (16 luglio 2019)
Lingua: Italiano

Recensione a cura di Cinzia Cogni

Quanti Fiumi di parole sono stati spesi, nei secoli, per cercare di dare una storia e un volto al ritratto più famoso del mondo? Quanti, vedendola, sono convinti che celi un segreto, a causa di quel sorriso enigmatico e di quello sguardo che pare seguire chi la osserva? Credo sia sottointeso che sto parlando del dipinto, unico ed inimitabile,di Leonardo da Vinci: La Monnalisa detta anche La Gioconda.

“No, vi prego, non vi voltate, rimanete di profilo, ci vorrà solo un attimo”.
“Ma la mia figura è di gran lunga più magnifica di fronte” commentò lei.
Lui non si fermò dal dipingere. “Prometto che vi farò un dipinto di fronte. Magari al castello Malaspina-Dal Verme e con dietro il Ponte Gobbo. Che ne dite?” La informò.
Lei sorrise e annuì.
“Siete veramente una gioconda” continuò Leonardo…

Tradizionalmente viene attribuito alla moglie di Francesco Giocondo, ossia Lisa Gherardini, chiamata Monna Lisa, diminutivo di Madonna oggi tradotto in Signora.
Nonostante la spiegazione ufficiale , i misteri intorno a questo quadro sono sempre esistiti e non si sono mai spenti; tante sono le versioni sorte negli anni, Leonardo,infatti, non lasciò nulla di scritto, nessun chiarimento in merito al suo più famoso ritratto.

“…Noi dipingiamo” disse ” E con i nostri quadri possiamo anche denunciare, incuriosire, direzionare”…

L’autore di questo romanzo storico, in modo molto originale, ci racconta una storia inedita che vede protagonista il famoso dipinto, nel periodo storico ( fine XV sec.) in cui Leonardo è a Milano, e successivamente in Francia, alla corte di Francesco I.
La particolarità è che la storia viene narrata da due personaggi d’eccezione e realmente esistiti: il Salai, soprannome di Gian Giacomo Caprotti e Francesco Melzi.
Entrambi allievi prediletti di Leonardo Da Vinci, seppur con caratteri opposti, resteranno accanto a lui fino alla fine, seguendolo anche in Francia e per volontà del Maestro, eredi di una parte dei suoi averi.
In questo romanzo sono loro a raccontarci “la verità” sulla Gioconda, infatti il narratore grazie ad un antico manoscritto ritrovato in una vecchia soffitta in periferia di Milano, scopre una sorta di diario ,scritto nella prima parte da Salai e nella seconda parte da Melzi.
Attraverso i loro occhi, scopriamo un Leonardo inedito,ormai anziano, non in salute, burbero ma irascibile, preso da se stesso e dal suo lavoro, che “gioca” a fare il detective, in quanto sinceramente convinto che dietro la morte misteriosa di Bianca Giovanna Sforza, figlia di Ludovico il Moro e Beatrice d’Este,
ci siano i francesi, con l’intento di spodestarlo e conquistare Milano.

“Il mio maestro, al solito, camminava con una calma e una fierezza che incutevano rispetto e dissuadevano tutti dal darci noie.
…per lui, trovarsi in mezzo alla gente era come per un Dio camminare tra i mortali.”

Il vero colpo di scena però, è che entrambi i discepoli di Leonardo ci raccontano che fu proprio Bianca Giovanna Sforza a fare da modella alla Gioconda e prima di ultimarlo, quando ormai la ragazza e’ deceduta, il Genio da Vinci dipinge diversi particolari e simboli affinché in futuro, interpretandoli correttamente, emerga la verità in merito a questa morte, ancora oggi avvolta nel mistero.

“Leonardo, che fate?” chiese subito il duca…
“Eccellenza, ho visto qualcosa, in un momento d’estro e devo catturarlo” replicò, iniziando a tratteggiare i contorni di una donna; mi accorsi che stava ammirando Bianca e che era seduta di profilo accanto a lui.

A rendere questa storia ancora più avvincente, è la presenza di una strega, Arima, figura storica e leggendaria molto conosciuta dai Milanesi, che in questo romanzo ha un ruolo principale ,ma tutto da scoprire, dando al racconto anche un lato esoterico e più intrigante.

“Maestro, qui siamo in presenza del maligno!” urlai spaventato.
“Che maligno, Salai!” urlò anche lui. “L’uomo ha da scoprire tante cose e tu non puoi definire ciò che non comprendi come maligno” fini il discorso allontandosi.

Ho letto questo romanzo in pochi giorni, è coinvolgente e di facile lettura, ma non mi ha particolarmente convinto la tesi su cui si basa l’autore, per asserire che la Gioconda sia il ritratto della figlia di Ludovico il Moro, ci sono ancora troppe domande irrisolte a parer mio… ma credo sia giusto così, il fascino di quel dipinto è proprio l’alone enigmatico che lo circonda e svelarlo toglierebbe l’emozione di poter “vedere” ciò che più stuzzica la nostra fantasia: in fondo, non è proprio il mistero di un’opera a renderla immortale?

“Scrivi le lettere B.S. nell’occhio sinistro della Gioconda.”
…mi avvicinai e, come per il 72, ingrandii la parte con la lente e scrissi con calma le lettere B ed S nell’occhio. “Questo è facile” affermai tronfio e convinto, visto che avevo già indovinato il 72.
“Sono le iniziali di Bianca Sforza!” Esclamai sicuro.
Lui sorrise beffardo. “No, discepolo mio. Ti sbagli…sono le iniziali della mandante, di colei che ha organizzato tutto, ed è meglio che tu non sappia mai chi sia” concluse…

 

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