L’eremo nel deserto -Francesco Grimandi

Se la Storia non fosse come ci è stata tramandata?
Palestina, Anno Domini 1196.
L’incoronazione di Enrico VI di Svevia, secondogenito di Federico I Barbarossa, ha posto in essere la temuta unione di Impero e Regno di Sicilia, avversata dal Papa e dalla Chiesa, imponendo un nuovo modus vivendi carico di conseguenze sul piano politico. Anche la caduta di Gerusalemme (1187) ha costretto a nuove priorità e solo un’altra crociata potrebbe ristabilire le pretese di dominio della cristianità sull’Oriente. In questo scenario si svolge la vicenda del romanzo, ovvero dei manoscritti rinvenuti nelle grotte presso un eremo sperduto nel deserto. Una cronaca di misteriose morti e sparizioni perpetrate tra le mura monasteriali che Guigo, uno dei novizi, dovrà dipanare prima che sia troppo tardi, mentre qualcuno è disposto a tutto pur di scoprire il segreto degli antichi rotoli di pergamena dimenticati per secoli e protetti da un oscuro codice.

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Se la storia non fosse quella che ci è stata raccontata? Bella domanda che io, come molti altri appassionati di storia e misteri, mi sono posta molte volte e continuo a pormi.

Sono stati trovati nel corso del tempo numerosi manoscritti e rotoli vergati anche più di duemila anni fa. Sempre sono rimasta incuriosita dai misteri celati in quegli scritti, i famosi rotoli del Mar Morto rinvenuti in alcune grotte. Curiosa di sapere la reale motivazione e la portata veritiera della discrepanza tra le varie versioni dei libri dell’antico testamento che conosciamo. Argomento abbastanza ostico che lascio interpretare a chi ha le conoscenze adeguate, ma che non manca di instillare in me un moto di curiosità incredibile.

Unire antichi manoscritti perduti, le crociate del 1187, il Papa e l’imperatore Enrico VI in un luogo sperduto della Palestina nell’anno 1196 è una meravigliosa impresa. Francesco Grimandi riesce a costruire in un monastero dimenticato dal mondo una storia che ha il sapore del giallo e lo spessore di una ricerca storica.

“A che scopo il Signore ci pone alla dura prova, fra tormenti e tribolazioni, lasciandoci a dibattere nel dubbio delle azioni, soli su un baratro che ogni giorno di più si apre sotto i nostri piedi?

Leggere questo romanzo sarà un viaggio importante per chi ama la storia del Medioevo, ma non voglio peccare di presunzione, prendete ovviamente queste parole con le dovute precauzioni del caso, nel dire che ho respirato un ricordo de Il nome della Rosa del grande Eco.

Sì perché ho un debole per le biblioteche dei monasteri e mi piace l’idea di aggirarmi in questi luoghi poco illuminati: gli Scriptorium. Illuminati dalle luci delle candele, sentire l’odore della vecchia carta, della pergamena, dell’inchiostro e delle pelli, vedere le tavolozze dei colori. Mi piace l’idea di salire le scale e affacciarmi a scorgere un monaco in silenzio, attento al suo lavoro e concentrato sul leggio.

Cosa però accade se malauguratamente, un novizio, che sarà poi il protagonista della nostra storia, dal nome Guigo, trova ciò che non deve? Cosa ne sarà di Padre Theophilus, il suo mentore scomparso?

“Scosse il capo. Se si trovava lì era per colpa del destino…”

“Sangue chiama sangue, riflettè Guigo con dolore. Perdonare un nemico quando si è stati duramente offesi sembra impossibile”

Se i segni sono premonitori, è bene tenerlo presente, i rapaci forse sapevano o sentivano che qualcosa stava per accadere.

Da quando due strani individui bussano alle porte del monastero, strani fatti iniziano ad accadere. Morti e sparizioni.

Guigo si troverà a dover crescere, a dover pensare e riflettere per far luce sull’intera vicenda e scoprire chi non è ciò che è sempre apparso agli occhi della comunità.

E’ sempre un ottimo suggerimento quello di guardare oltre le apparenze, l’autore ce lo lascia saggiare tra le pagine, cautamente poi tra le righe ci conduce alla soluzione dei tanti enigmi.

“In quella zona di confine tra i vivi e i morti ognuno difendeva il suo dominio.” Questa citazione la riporto perché è l’anticamera della nostra discesa in quello che è il cimitero sotterraneo al monastero e la descrizione è davvero meravigliosa, ho immaginato di esserci con tutta me stessa, vedendo le orbite vuote delle mummie a riposare ognuna nella sua nicchia eterna.

Se devo trovare un punto a sfavore di questo romanzo, la cui storia mi è piaciuta particolarmente, è esclusivamente da racchiudere in alcuni punti ove rallenta la narrazione per via delle nozioni di storia e simboli. Al contempo ci sono punti del testo in cui non si può far altro che guardare e … sperare!

Sara Valentino

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