L’intervista: Alessandro Cuccuru autore de “Il segreto di Sibrium”

Il segreto di SIBRIUM

Nel 773 d.C., dopo secoli di rapporti contrastati, tra Longobardi e Franchi è giunta l’ora della resa dei conti: re Desiderio e il figlio Adelchi si trovano a fronteggiare l’astro nascente di Carlo, chiamato in Italia da Papa Adriano a difendere i territori della Chiesa.
Dopo il fallimento della diplomazia, e prima che la parola passi alle armi, è il tempo degli intrighi e delle spie. Liutgardo, il giovane gastaldo di Sibrium, è incaricato di compiere una delicata missione, che lo porterà lontano dalla sua fortezza, all’interno della quale si cela un segreto, in grado di stravolgere la sua vita e forse le sorti della guerra.
L’odio, il rancore e il desiderio di vendetta, retaggio di popoli da poco usciti da una lunga barbarie, si mescolano a intensi sentimenti d’amicizia, d’amore, di fedeltà e di senso dell’onore, sullo sfondo dell’angosciosa attesa di uno scontro finale.

 

 

 

Ringrazio Alessandro per aver accettato di rispondere alle nostre domande.

Conosciamolo meglio…

Alessandro come nasce la tua passione per la storia e per la scrittura?
Mio padre era un grande appassionato di storia e anche di romanzi storici. Fin da quando ero piccolo, mi raccontava episodi curiosi e se ne usciva con citazioni famose. Persino il soprannome che mi aveva affibbiato (Robespierre, per via del mio carattere ribelle e intransigente) veniva dalla storia.
Poi, lungo il mio percorso scolastico, ho avuto la fortuna di imbattermi in insegnati davvero capaci, ma soprattutto appassionati della materia: le loro lezioni erano sempre un piacere e mai una noia; credo che uno scrittore debba perseguire sempre il medesimo obiettivo, ovvero appassionare fin dalle primissime righe chi apre il suo libro.
Per quanto riguarda lo scrivere, sono sempre stato attratto più dalle lettere che dai numeri e ho scelto il liceo classico proprio per questo. Per diverso tempo ho svolto la professione di giornalista, dalla quale alla fine mi allontanai, non perché non amassi il mio lavoro, ma perché profondamente disgustato dall’ambiente.

Quando e perché hai pensato e deciso di dedicare un romanzo a questo periodo storico? Come ci racconti il tuo Carlo Magno?
In realtà, più che il periodo, è stata la location a ispirarmi: il Parco Archeologico di Castelseprio, oggi Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, che si trova a pochi passi da dove sono nato e cresciuto e dove ancora vivo. Avrei voluto parlare della distruzione del castrum, avvenuta nel 1287 ad opera di Ottone Visconti, ma l’ho presa un po’ alla lontana e nel mio primo romanzo (Sibrium), ho cominciato col parlare della decadenza dell’avamposto militare romano nel 476 d.C.. In questo secondo romanzo, che non è un seguito, ci tengo a precisarlo, parlo invece della fine del dominio longobardo… Mi piacciono i periodi incerti, di transizione, si sarà capito.
Rispondendo alla seconda domanda, il mio Carlo, che in quel periodo “Magno” non era ancora, non può esser visto sotto una luce troppo positiva, perché, essendo la vicenda narrata soprattutto dal punto di vista longobardo (Liutgardo, il protagonista, è il gastaldo di Sibrium), lui rappresenta soprattutto il nemico. Del resto non credo di essere l’unico a pensare che il re franco, oltre a essere un abile stratega e un regnante per certi versi illuminato, era anche un individuo senza scrupoli, pronto a usare il pretesto della conversione religiosa o della difesa della Chiesa per sottomettere altri popoli.

 Immagino il tempo che hai dedicato allo studio. Come ti sei documentato?
Internet è un ottimo punto di partenza, ma non può essere certo esaustivo nel fornire informazioni. Attraverso la rete però è facile avere accesso ad altre fonti, soprattutto cartacee. Per uno scrittore poi, oltre ai meri fatti storici, che per quanto riguarda il periodo oggetto del romanzo sono ancora molto nebulosi, è importante conoscere altri dettagli: il modo di vestire, quello di combattere, gli armamenti, l’alimentazione, i mezzi di trasporto..

Raccontaci partendo da tre parole chiave i motivi per cui leggere “Il segreto di Sibrium”.
Be’… direi storia, avventura, passione.
La storia, per le ragioni che ho già spiegato all’inizio dell’intervista. Sì, la storia, prima di tutto ma non sopra tutto, perché parliamo sempre di vicende umane e tutto ciò che accade è visto attraverso gli occhi di donne e di uomini, i quali , anche se sono passati secoli, sono accomunati a noi dagli stessi sentimenti: amore, odio, amicizia, risentimento, disperazione, fiducia.
L’avventura, perché senza fatti imprevisti, fili che s’intrecciano e si sciolgono, è impossibile interessare il lettore e se il lettore non è interessato chiude il libro e difficilmente lo riapre.
La passione, infine, che dall’inchiostro della penna dello scrittore deve trasformarsi nel sangue che scorre nelle vene dei suoi personaggi: se questa “magia” non riesce, il romanzo non funziona.

Hai in cantiere un nuovo romanzo? Ce ne vuoi/puoi parlare?
Il romanzo che vorrei scrivere dovrebbe completare la trilogia su Castelseprio e dovrebbe appunto trattare dei torbidi avvenimenti che portarono alla sua distruzione; ma le ricerche si annunciano molto più impegnative di quelle già eseguite per i precedenti e temo che ci vorrà molto tempo prima che possa vedere la luce.

Grazie per essere stato con noi, ti facciamo un grande in bocca al lupo in attesa dell’ultimo libro della trilogia.

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