Intervista al libro: L’usignolo di Kristin Hannah

Intervista al libro Antonia e Giorgia . Grazie per aver accettato di partecipare a questa iniziativa.

L’usignolo è un romanzo di Kristin Hannah del 2015. Come mi capita spesso, ho sentito il richiamo di questo libro che mi aspettava buono buono sullo scaffale, e mi sono immersa nella lettura. Ho capito subito che si trattava di un gran libro e non ho perso occasione di consigliarlo alla mia “compagna di merende” Giorgia, i nostri gusti letterari sono molto affini e sapevo già che anche su questo libro saremmo state d’accordo!

Intanto vi lasciamo la trama, così magari iniziate ad entrare nell’argomento!

Nel tranquillo paesino di Carriveau, Vianne Mauriac saluta il marito Antoine che si sta dirigendo al fronte. Non credeva che i nazisti avrebbero attaccato la Francia, ma di punto in bianco si ritrova circondata da soldati tedeschi, carri armati, aerei che scaricano bombe su innocenti. Ora che il Paese è stato invaso, Vianne è obbligata a ospitare il nemico in casa sua: da quel momento ogni suo movimento è tenuto d’occhio, lei e sua figlia sono in costante pericolo. Senza più cibo né denaro, in una situazione di crescente paura, si troverà costretta a prendere, una dopo l’altra, decisioni difficilissime. Isabelle, la sorella di Vianne, è una diciottenne ribelle in cerca di un obiettivo su cui lanciarsi con tutta l’incoscienza della giovinezza. Mentre lascia Parigi insieme a migliaia di persone, incontra il misterioso Gaëtan, un partigiano convinto che i francesi possano e debbano combattere i nazisti. Rapita dalle idee e dal fascino del ragazzo, Isabelle si unirà alla Resistenza senza mai guardarsi indietro, non considerando i rischi gravissimi a cui andrà incontro. Con coraggio e grazia, sorretta da una documentazione accuratissima, Kristin Hannah si addentra nell’universo epico della Seconda guerra mondiale per illuminare una parte della Storia raramente affrontata: la guerra delle donne. L’Usignolo racconta di due sorelle distanti per età, esperienze e ideali, ognuna alle prese con la propria battaglia per la sopravvivenza ma entrambe alla ricerca fiduciosa dell’amore e della libertà. Una storia toccante, dolorosa e coinvolgente che celebra la resilienza dell’animo umano e la straordinaria forza delle donne.

(A:)Allora, iniziamo a parlare un po’ di questo libro, che sicuramente entra nella top 5 delle mie letture del 2019! Iniziamo con il dire che questo libro è incentrato su una visione della guerra tutta al femminile, per una volta infatti abbiamo l’opportunità di adottare il punto di vista di tutte quelle donne rimaste sole ad accudire i figli con i mariti al fronte, senza avere loro notizie, solo con la speranza di vederli un giorno tornare.

(G:) Visto che si parla di donne… Antonia, in quale delle due protagoniste ti rispecchi maggiormente? (A:) Ecco a questa domanda penso di poter rispondere senza indugio! Sicuramente mi rivedo maggiormente in Vianne, la sorella maggiore, nella sua compostezza e nel suo senso pratico, ma soprattutto nel suo spirito protettivo nei confronti della sua famiglia e delle persone che ama. Annulla completamente il suo essere rinunciando a tutto per proteggere i suoi cari, un personaggio che mi ispira molto, e di cui ho veramente ammirato il coraggio.

(A:) Invece che mi dici Giorgia della guerra delle donne? Ti ha convinto il modo di descrivere la guerra e la Resistenza al femminile da parte dell’autrice?

(G:) La resistenza “silenziosa” e per i più sconosciuta delle donne in tempo di guerra è il fulcro intorno al quale si svolge tutta la trama del libro. Mi chiedi se mi ha convinto. Ed io ti rispondo di sì, perché a mio avviso ci sono due modi di combattere qualcosa o qualcuno: o in modo attivo, oppure apparentemente passivo, più silenzioso, meno eclatante e in sordina. Le due sorelle protagoniste, rispecchiano entrambi i modi, ci mettono tutte loro stesse, veramente anima e corpo, per fare in coscienza tutto il possibile, affinché meno vite vadano sprecate. Sono certa che nella realtà, sia accaduto, certamente non con le identiche dinamiche, tutto questo. Secondo me i libri di storia dovrebbero parlarne però di più, ma forse ancora molto è da scoprire, dato che questa è stata una guerra non scritta.

(G:)Fino ad ora abbiamo parlato di donne, ma veniamo adesso all’altra metà del cielo. Quale dei personaggi maschili hai odiato di più? E quale amato?

(A:) In questo romanzo i personaggi maschili hanno dei ruoli che a prima vista potrebbero sembrare marginali, ma non lo sono affatto, anzi, è attorno a loro, alla loro mancanza (fisica e morale) e alla loro presenza (soprattutto quella imposta) che gira intorno la vicenda. Uno dei personaggi maschili che mi ha colpito di più è stato il padre delle due ragazze, Vianne ed Isabelle, una figura nebulosa, che si delinea man mano che la storia si svela, e ammetto, forse è stato anche quello che alla fine ho avuto modo di apprezzare di più. Quello più odiato è semplice, come si fa a non odiare un uomo rozzo, volgare che impone la propria presenza in casa e si appropria di tutto, anche della dignità? (A:) Mi piacerebbe rivolgerti la stessa domanda 😉 qual è il tuo personaggio maschile più amato e quello più odiato?

(G:) Il personaggio maschile che più ho amato, è il capitano Beck, perché ricopre un ruolo difficilissimo: essere un nazista, senza perdere la propria anima e coscienza. Lui ci riesce e per questo è da me il personaggio maschile più ammirato.
Quello invece che non ho gradito affatto, oltre l’odiato nazista cattivo che hai citato tu, è invece per me il padre delle due protagoniste. Dagli altri puoi aspettarti di tutto, ma da un padre il rifiuto, mai! Avrà avuto le sue ragioni che poi verso la fine si palesano meglio, e si riscattano, ma per me non sono abbastanza le sofferenze di un attimo per l’assenza di una vita.
(G:)Parliamo del finale (senza spoilerare)… lo cambieresti?

(A:) Il finale è un boccone amaro da mandare giù, specialmente per quanto riguarda la parte ambientata nel passato. No, non lo cambierei, anche se è veramente straziante ed è impossibile trattenere le lacrime… ma un altro finale non avrebbe avuto la stessa forza emotiva. (A:) Tu invece? (G:) Sì cambierei il finale in un paio di punti. Per me il capotano Beck si meritava un altro epilogo (parlo un po’ per enigmi, per non anticipare nulla) e invece il nazista cattivone per me non doveva andarsene sulle sue gambe, ma a pezzi in un sacco.  

(A:) su questo punto concordo!!

Perché dovremmo consigliarne la lettura?
Ne consigliamo la lettura, perché è un libro che, oltre ad essere nell’immediato un pugno nello stomaco, si sedimenta nel tempo: potrete scordare il nome dei personaggi o i passaggi nel particolare, ma tutta la trama, la sua morale e la verità schiacciante, non di fantasia, ma di quello che è accaduto realmente non molto tempo fa, rimarrà nel vostro pensiero e vi porterà a ragionare. Questo a nostro avviso, è ciò che un libro deve provocare nel lettore.

Infine vi lasciamo con una citazione:

“sono gli uomini a raccontare le storie” dico. È la risposta più sincera e più semplice. “le donne invece vanno avanti. Per noi è stata una guerra nell’ombra. Non ci sono state parate per noi quando è finita, nessuna medaglia o menzione nei libri di storia. Durante la guerra abbiamo fatto ciò che dovevamo, e quando è cessata, abbiamo raccolto i cocci e ricominciato le nostre vite da capo. Tua sorella aveva un bisogno disperato di dimenticare, proprio come me. Forse questo è stato un altro errore che ho commesso: permetterle di dimenticare. Forse avremmo dovuto parlarne.

Speriamo che con questa “intervista al libro” vi abbiamo fatto venire la curiosità di leggere questo romanzo, che, come avete capito, abbiamo amato moltissimo. Grazie per averci letto.

Antonia Ercoli e Giorgia Anella 

 

 

 

 

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