Oltre l’abisso. Nuova ediz. di Elisabetta Tagliati

Bethel ci narra di una vita sconvolta da un’esperienza mistica, in cui amore e spiritualità vanno di pari passo. Un enigmatico sogno che trascina tanto la protagonista quanto l’autrice stessa in un vortice che tende alla scoperta di sé. Una scoperta che trova nell’amore la sua irrinunciabile guida e ispirazione. Una rivelazione che ci esorta ad assaporare la vita nelle sue componenti più sottili, riscoprendo la profondità e l’unicità dell’uomo.

  • Editore ‏ : ‎ Pluriversum; New edizione (10 marzo 2020)
  • Lingua ‏ : ‎ Italiano
  • Copertina rigida ‏ : ‎ 368 pagine

Recensione di Claudia Pellegrini

“C’era stato un tempo in cui il druidismo era stato un’ancora di salvezza e conoscenza per i popoli”.

Oltre l’Abisso è un romanzo onirico. Lo specifica l’autrice stessa, la quale è stata protagonista di un lungo sogno nel quale vestiva i panni di una capoclan in un insediamento celta nei pressi di Arco e del lago di Tenno. 

Cominciamo subito con lo specificare che, seppur di sogno si stratta, non è certo frutto dell’immaginazione il fatto che nella zona del Basso Garda ci siano stati per davvero degli insediamenti celtici poiché ne abbiamo chiare tracce.

La storia inizia nel periodo estivo, più precisamente ad agosto, durante la festa di Lughnasadh, quando l’estate è ormai al suo culmine e si avvia verso la sua fase calante, evento di una certa importanza all’interno delle comunità celtiche che prevedeva riunioni tra clan diversi, gare di atletica, esibizioni varie di artisti, celebrazioni di matrimoni e molte altre attività conviviali.

Bethel, nonostante la giovane età è la capoclan della sua tribù. Suo compito specifico è garantire il benessere del gruppo a lei affidato e badare che le leggi degli Dei vengano rispettate. 

“Io seguivo le regole della mia educazione, pregando nella solitudine del mio cuore. Non vedevo un senso nel forzare persone a inchinarsi a un dio senza la giusta propensione. Fu così che, liberati da tutti i piccoli rituali, la tribù iniziò a osservare le festività esclusivamente come momenti ricreativi e non privi di piccoli eccessi”.

Agli Dei però questa visione troppo moderna dell’antico culto non piace, per questo motivo chiedono pegno, e chi deve pagarlo sarà proprio Bethel. Durante la festa infatti la donna si allontana dal gruppo e si ritrova ai piedi di un’alta scogliera. Ha ricordi frammentari di ciò che è accaduto, ciò di cui è certa è che a gettarla giù dalla scogliera è stato Vessagh, un potente Druido anche lui presente ai festeggiamenti, famoso per essere un potente stregone. Perché l’ha gettata giù da una rupe? Ha tentato forse di violarla per poi eliminarne le tracce? Ha compiuto uno strano rito avvalendosi del suo corpo? Niente di tutto ciò, Vessagh è semplicemente il veicolo con il quale si avvererà una profezia che accompagna Bethel dalla nascita: diventerà la madre di un semidio.

Da questo momento in poi la vita di Bethel, che fino a quella fatidica festa di Lughnasadh scorreva placidamente, inizia a complicarsi pericolosamente in seguito all’incontro fatale con Vessagh e al conseguente salto a due compiuto dalla rupe sacra:

“Ecco l’alba di una nuova e sacra Era della quale tu sei la portatrice”.

Il Druido non solo le darà un figlio, minando come è ovvio il rapporto con il compagno Makena e la sua reputazione agli occhi del clan, ma la legherà a sé in uno strano rapporto di co-dipendenza che potremmo definire tossico. Entrambi non riescono a fare a meno l’uno dell’altra, si allontanano e si riavvicinano a più riprese negli anni successivi, e sempre e comunque durante la festa di Lughnasadh:

“Lo desideravo, lo amavo, eppure così risolutamente lo avevo sempre rifiutato: cosa mi forzava ad andare contro i miei desideri? Nulla ha importanza per gli uomini se non i loro desideri”.

Dall’incontro con Vessagh scaturiscono anche diversi poteri e acquisizioni magico-ritualistiche legate alla comprensione sempre più approfondita della Natura. Bethel, già avvezza ad avere un rapporto stretto con il non tangibile, diventa ancora più sensibile ad esso: il sodalizio, se così possiamo definirlo, con il Druido, l’ha influenzata spiritualmente in modo tale da renderla migliore, trasformandola persino in una guaritrice molto rispettata.

Eppure l’influenza di Vessagh non la abbandona mai, fino a portarla ad affrontare il giudizio inclemente dei Druidi che la costringeranno a compiere prove al di fuori delle naturali capacità umane insieme al suo amante. Gli dei li appoggeranno?

Oltre l’Abisso non è solamente un romanzo onirico, che passa dal sogno alla veglia, dalla visione alla realtà, è anche la storia di un amore tormentato, sbagliato, malato, che distrugge tutto ciò che tocca, e questo perché inviso agli Dei che, in questa sede, comandano, guidano e appoggiano o meno le azioni degli uomini. 

Prendiamo Vessagh ad esempio. È un Druido molto potente, stimato per le sue capacità spirituali, rispettato e persino temuto, che si lancia da una rupe uscendone illeso, a dimostrazione del suo immenso potere simile (troppo simile) a quello di un Dio. Eppure lanciandosi da quella rupe sacra agli Dei oltre ad accrescere il suo potere spirituale si ritrova invischiato in un legame deleterio che porta chiunque ne viene toccato al tormento e alla distruzione, compreso lui stesso.

“In fondo all’abisso il druido è diventato un Dio, e il Dio si è riscoperto Uomo. La carne l’ha consacrato alla Verità. All’Amore”.

Ma questa è anche la storia della continua lotta tra i nostri due Io, quello esterno e quello interno, quello che ci dice di non saltare nell’Abisso e quello che invece ci esorta a farlo. Cosa è giusto e cosa è invece sbagliato? Bethel lo scoprirà, forse, a sue spese, attraverso una vita di sacrifici, punizioni, isolamenti, contrasti con i figli, ma mai di rimpianti.

Inoltre l’autrice ci presenta dei personaggi altamente realistici, nonostante le loro frequenti incursioni in un mondo, e soprattutto in un’atmosfera mitologica, che di questi tempi abbiamo perso di vista. E tra i vari personaggi che ci propone mi sentirei di annoverare anche la Natura, che non solo muove le gesta dei protagonisti e li rende bramosi di conoscerne ogni segreto per poterla manipolare a loro piacere, ma che scandisce anche le vite del microcosmo nel quale nascono, crescono, si evolvono o meno, e poi muoiono, ritornando a far parte di essa.

“La Natura si può manipolare, ma solo nel Suo rispetto e sotto la sua benigna collaborazione. L’uomo è assoggettato alla Natura e al cosmo, e farà bene a rendersene conto se vorrà salvarsi, anima e corpo”.

Non mi sento di definire Oltre l’Abisso solamente un romanzo storico o un fantasy, opterei più per un’opera che trascende ogni genere e categoria letteraria, è un viaggio un mondo immaginario sì ma molto realistico, un vero e proprio salto in un nero Abisso che però alla fine conserva ben intatta e visibile la sua luce.

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