Prepariamo le “Valigie di libri”

Bene cari amici di Septem, l’estate è iniziata e ci prepariamo alle letture da mettere in valigia!

Io ho preparato la lista per la mia valigia… e voi?

La chimera di Sebastiano Vassalli 

Nel 1610 Zardino è un piccolo borgo immerso tra le nebbie e le risaie a sud del Monte Rosa. Un villaggio come tanti, e come tanti destinato a essere cancellato senza lasciare tracce. C’è però una storia clamorosa, soffocata sotto le ceneri del tempo, che Sebastiano Vassalli ha riportato alla luce: la storia di una donna intorno alla quale si intrecciano tutte le illusioni e le menzogne di un secolo terribile e sconosciuto. Antonia, una trovatella cresciuta nella Pia Casa di Novara, un giorno viene scelta da due contadini e portata a Zardino, dove cerca di vivere con la fede e la semplicità che le hanno insegnato le monache. Ma la ragazza è strana, dice la gente. Perché è scura d’occhi, pelle e capelli, come una strega, e una volta è svenuta al cospetto del vescovo Bascapè, l’uomo che doveva diventare Papa e che si è messo in testa di trasformare in santo chiunque abiti quelle terre. E poi perché Antonia è bella, troppo bella, ed è innamorata, ed è indipendente: in lei ci dev’essere per forza qualcosa di diabolico… Vassalli illumina gli angoli più oscuri di un secolo senza Dio e senza Provvidenza, ricostruendo un episodio che è stato crocevia di molti destini e che, in un turbine di menzogne e fanatismi, ci dice molto di come si è formato il carattere degli italiani. Link d’acquisto: QUI 

Seppellite il mio cuore a Wounded Knee di Dee Brown 

1860-1890: è il trentennio della «soluzione finale» del problema indiano, con la distruzione della cultura e della civiltà dei pellerossa. In questo periodo nascono tutti i grandi miti del West, un’epopea a esclusivo beneficio degli uomini bianchi. I racconti dei commercianti di pellicce, dei missionari, dei cercatori d’oro, delle Giacche Blu, degli avventurieri, dei costruttori di ferrovie e di città stendono una fitta coltre che nasconde la versione indiana sulla conquista del West. I pellerossa costituivano l’antistoria, l’ostacolo al trionfo della nuova civiltà; per di più non sapevano scrivere nella lingua dei bianchi. Eppure la loro fievole voce non è andata perduta del tutto: alcuni ricordi hanno resistito al tempo in virtù della tradizione orale o per mezzo delle pittografie; dai verbali degli incontri ufficiali è possibile desumere illuminanti testimonianze; nelle rarissime interviste raccolte da giornalisti sono reperibili suggestive ricostruzioni di celebri e sanguinosi avvenimenti; e da sperdute pubblicazioni dell’epoca l’opinione dei pellerossa è potuta giungere fino a noi. Dee Brown ha raccolto queste fonti, le ha sottoposte a un esame critico, ha steso la narrazione. Per la prima volta, attraverso il suo lavoro di storico, a parlare sono i pellerossa, dai grandi capi agli oscuri guerrieri, che narrano come venne distrutto un popolo e il mondo in cui viveva.

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Uccelli di rovo Copertina di Colleen McCullough

La storia dei Cleary inizia ai primi del ‘900 e si conclude ai giorni nostri, nel grandioso scenario naturale dell’Australia. Gli anni consumano le vite in una vicenda di sentimenti e passioni, di fede e amore, sulla quale si stende grave e inesorabile il senso della giustizia divina. I personaggi soprattutto memorabili figure femminili, tenere e orgogliose – vanno incontro al destino come gli uccelli di rovo della leggenda australiana, che cercano le spine con cui si danno la morte.

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Cleopatra. La regina che ingannò se stessa di Antonio Spinosa 

Cleopatra aveva diciotto anni quando, nel 51 a.C., ereditò il trono d’Egitto. La giovane regina, la cui bellezza divenne presto leggendaria, coltivò immediatamente il grande sogno dì portare la capitale della potenza romana ad Alessandria e si servì del suo fascino come di un potente strumento politico, prima con Giulio Cesare e poi con Antonio. Le sue infallibili armi erano però destinate a infrangersi miseramente contro l’equivoca freddezza di Ottaviano fino al giorno in cui, comprendendo di essere giunta alla fine, la splendida sovrana decise di darsi la morte col veleno di un aspide, seguendo il rituale egizio che prometteva al defunto vita eterna tra gli dei.

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Via col vento di Margaret Mitchell 

Rossella O’Hara è la viziata e capricciosa ereditiera della grande piantagione di Tara, in Georgia. Ma l’illusione di una vita facile e agiata si infrangerà in brevissimo tempo, quando i venti della guerra civile cominceranno a spirare sul sud degli Stati Uniti, spazzando via in pochi anni la società schiavista. Il più grande e famoso romanzo popolare americano narra così, in un colossale e vivissimo affresco storico, le vicende di una donna impreparata ai sacrifici: la tragedia della guerra, la decimazione della sua famiglia, la necessità di dover farsi carico della piantagione di famiglia e di doversi adattare a una nuova società. E soprattutto la sua lunga, travagliata ricerca dell’amore e la storia impossibile con l’affascinante e spregiudicato Rhett Butler, avventuriero che lei comprenderà di amare solo troppo tardi…

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Storia dell’Inquisizione di John Edwards

L’Inquisizione spagnola è da sempre sinonimo di violenza e intolleranza. Di fatto non c’erano eretici in Spagna, e l’Inquisizione si scagliò contro i marrani, gli ebrei convertiti, sospettati di fare ritorno a pratiche religiose israelite. Oltre duemila persone vennero arse vive, centinaia di migliaia vennero sottoposte a torture e abusi di ogni tipo. In questo libro, dedicato alla situazione spagnola ma anche agli altri paesi europei e alle colonie extraeuropee, l’autore analizza realtà storica e miti dell’Inquisizione, chiarendo le motivazioni profonde – storiche, sociali e psicologiche – di un fenomeno così vasto e discusso.

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La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne

La vicenda si svolge nella Boston puritana del sec. XVII. Hester Prinne ha preceduto nel Massachusetts il marito, un anziano scienziato, e ha avuto una figlia, Pearl, da una relazione illegittima. Viene messa alla gogna e condannata a portare sul petto la lettera A (adultera), ritagliata “in un bel panno scarlatto”. Rifiuta di dire il nome del suo amante, ma il marito, sotto falso nome, si mette alla ricerca dell’uomo. Riesce a scoprirlo: è il giovane reverendo Dimmesdale, che soffre moltissimo, ma, per orgoglio, non vuole confessare. Pressato dal marito di Hester alla fine confessa pubblicamente la sua colpa, ma stroncato dall’emozione, muore.

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L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson

Il romanzo è ambientato in un paesino sul mare, nell’Inghilterra del Settecento: il giovane Jim Hawikins e sua madre, proprietaria della locanda “Ammiraglio Benbow”, scoprono nel baule di un marinaio morto la mappa di un tesoro nascosto su un’isola. Si tratta del tesoro di un famoso pirata, il capitano Flint. Jim, il dottor Livesey e il nobile Trelawney organizzano una spedizione a bordo della “Hispaniola” e portano con sé come cuoco di bordo un uomo dalla gamba di legno, Long John Silver, e il suo pappagallo. Inizia una grande avventura che per Jim sarà anche l’iniziazione alla vita adulta e la scoperta della malvagità umana. Prefazione di Domenico Scarpa.

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L’isola del Dottor Moreau di H.G. Wells 

«L’isola del Dottor Moreau» fu pubblicato nel 1896, quando H.G. Wells aveva solo trent’anni. L’anno prima era uscito «La macchina del tempo» e, due anni dopo, avrebbe visto la luce «La guerra dei mondi», il libro che consacrerà Wells. “Non avrebbe mai dovuto essere scritto”. La recensione apparsa sulla «Review of Reviews» subito dopo l’uscita del romanzo non è l’unica critica, e neppure la più spietata, del capolavoro wellsiano. Definito, a più riprese, “nauseante”, “un abisso di sgradevolezza repellente”, “una profonda manifestazione di imbecillità”, «L’isola del dottor Moreau» si è posto, fin dalla sua prima pubblicazione, come un testo estremo e perturbante, soffuso di atmosfere macabre e grottesche, saturo di immagini di violenza terribile che ne fanno un romanzo simbolo di una certa temperie scientista fin-de-siècle, quando l’orgoglio positivista delle “umane sorti e progressive” cede il passo a un’inquietudine spirituale squisitamente moderna. Che il tema centrale del romanzo – gli esperimenti biotecnologici del pazzo Dottor Moreau – dovesse costituire un possibile elemento di scandalo era cosa ben presente alla mente di Wells che, in maniera abbastanza inusuale per il periodo, decide di pubblicarlo nella sua interezza, senza parcellizzarlo sulle riviste, per non frammentarne il ritmo sostenuto e l’incastro sapiente di scene ricche di suspense e drammaticità. Postfazione di Margaret Atwood.

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La guerra dei mondi di Herbert G. Wells 

Cosa sono quelle esplosioni che si registrano a ritmo regolare sulla superficie di Marte? Da dove proviene quel gigantesco cilindro metallico fiammeggiante, piovuto dal cielo, rinvenuto in un cratere a poca distanza dal centro di Londra? Qualunque sia la forma di vita che ha guidato quell’oggetto fin lì, nessuno può prevedere l’entità della catastrofe che sta per scatenarsi sull’intera umanità. Quei cilindri che non cessano di cadere sulla superficie della Terra sono abitati da creature il cui unico scopo è distruggere ogni forma di vita sul pianeta e colonizzarlo. Le loro gigantesche macchine da combattimento sono pronte ad annientare qualsiasi forma di opposizione umana e a rendere la Terra una landa desolata da scenario post-apocalittico. Un’umanità terrorizzata e disillusa, avviata impotente verso una fine crudele, vede avverarsi l’incubo più profondo e ancestrale: l’apocalisse. Il destino ultimo del mondo sembra aver trovato il suo compimento. Un disegno più grande di quanto l’intelligenza umana possa comprendere sta per essere rivelato.

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