Santa Caterina da Siena. L’arte, la storia, la reliquia

La santa senese è anche patrona nella città di Siena della contrada del Drago e della contrada dell’Oca. È la contrada a cui apparteneva per luogo di nascita (Fontebranda) Santa Caterina da Siena. Le contrade sono le diciassette suddivisioni storiche della città all’interno delle mura medievali.
Caterina nasce nel 1347 dal tintore Jacopo Benincasa e da Lapa Piacenti. La sorella gemella, Giovanna, morì a poche settimane dalla nascita. All’età di dodici anni Caterina si trova, per volere dei genitori, a dover pensare a un futuro e prossimo matrimonio. Ben presto si fa strada in lei il desiderio di dedicare la sua virta a Dio e dunque declina ogni eventuale proposta. Purtroppo nel Medioevo per entrare in un monastero era necessario versare una cospicua dote, Caterina pur non avendo la possibilità non perde la speranza. I genitori si rendono conto che è un suo vero e grande desiderio, scoprendola spesso in preghiera, e non un capriccio; cercano dunque, in particolar modo la madre, di farla accettare fra le Terziarie domenicane, note come “Mantellate” dal mantello nero che copriva la veste bianca. Fu solo per “merito” di una forte febbre che ne sfigurò il viso che la nostra Caterina, con l’intercessione ancora ad opera della madre, venne accettata a sedici anni, nel 1363, nella basilica di San Domenico.
A venti anni imparò a leggere, ricevette l’anello delle mistiche nozze con Gesù, dettò le prime lettere, ebbe inizio la sua attività caritativa: poveri, malati, carcerati, spesso ripagata da ingratitudine e calunnie. La sua fu una vita di sofferenze, come per tutti i Santi, venne interrogata a Firenze, sei anni prima della morte. Raimondo da Capua, suo padre confessore, scrisse la sua prima biografia. Durante lo scisma Caterina si consumò dal dolore per divisione della sua Chiesa, cercò in ogni modo di far riconoscere l’autorità di Urbano VI. Morì nel 1380 a 33 anni e fu proclamata santa nel 1461 da papa Pio II.
Basilica di San Domenico
All’interno della Basilica di San Domenico vi è la cappella di Santa Caterina. Ricavata nella parte anteriore dell’antica sacrestia, fu fatta costruire da Niccolò Bensi nel 1466 per custodire la sacra testa di Caterina, la più insigne delle reliquie della santa, portata a Siena da Roma dopo la sua morte. La Santa fu sepolta nel cimitero di Santa Maria sopra Minerva, ma a causa dell’umidità del luogo fu riesumata e poi tumulata all’interno della basilica. In quella occasione il su citato Raimondo da Capua chiese l’autorizzazione a staccare la testa di Santa Caterina che poi fu portata in segreto a Siena all’interno di una borsa di seta tutt’ora conservata nella celletta di Santa Caterina.
La reliquia ebbe nei secoli diverse curiose vicissitudini, dal 1711 la Testa venne collocata in un’urna, opera di Giuseppe Piamontini, noto orafo fiorentino dell’epoca.
Nel 1526 Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma, realizzò ai lati dell’altare due dei suoi più celebri capolavori, lo Svenimento mistico e l’Estasi della santa.

Questi due capolavori testimoniano l’intensità della preghiera della Santa. Lo svenimento in maniera particolare simboleggia il venir meno di fronte alla grandezza di Dio. L’estasi invece rappresenta la completa devozione e il rapimento nella contemplazione.
Il dipinto che occupa la parete opposta venne realizzato ad olio su muro da un altro grande pittore senese, Francesco Vanni, tra il 1593 e il 1596. La scena, ambientata in un loggiato, raffigura Santa Caterina che libera dal demonio un’ossessa, in mezzo allo stupore di un’eterogenea folla di astanti, fatta di nobili, religiosi, mendicanti e popolani, quasi a sottolineare il carattere universale del messaggio della santa.
Fontana di Fontebranda
Fontebranda è una fontana di Siena, inserita nel Terzo di Camollia, nel territorio della Nobile Contrada dell’Oca e nella conca di Vallechiara, a poche decine di metri dall’omonima porta di Fontebranda.
Aperta sulle mura edificate nella metà del secolo XIII e all’interno del quartiere abitato sin dal primo Medioevo dagli artigiani dell’Arte della Lana, la cui organizzazione produttiva necessitava di un copioso approvvigionamento idrico.
La fonte è caratterizzata da tre ampie arcate gotiche ogivali, attualmente sormontate da merli e una fila di archi ciechi con motivi triangolari.

 

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