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Sortilegi di Bianca Pitzorno

Recensione a cura di Fabiana Farina

Quando Sara mi ha proposto questo libro la prima cosa che l’ho detto è stata “chissà se imparo qualche maleficio da lanciare a destra e manca” perché leggendo il titolo ho subito immaginato che ne avrebbe riservato delle sorprese. 

E di sorprese ce ne sono tante. 

Innanzitutto la scrittura della Pitzorno che riesce a coinvolgere il lettore fino all’ultima pagina e per ogni racconto, che sono tre, mette a disposizione il perché, come e quando è nato nella sua mente con tanto di fonti consultate. 

Come detto prima, sono tre capitoli che in realtà sono tre racconti ambientati in tre luoghi diversi e in tre epoche diverse con un unico filo conduttore, cioè la magia. 

Nel primo ci troviamo in Toscana nella metà del 600 durante la famosa epidemia di peste “manzoniana”. Qui abita una bimba bellissima di nome Caterina la quale vivrà uno dei peggiori trauma che può succedere a un bimbo, la morte di tutta la sua famiglia contagiata dalla peste. 

Caterina rimane sola ma comunque riesce a sopravvivere pensando di essere l’unico essere umano in vita. 

Passano gli anni, lei cresce diventando una bellissima giovane donna sola finché viene vista da un gruppo di ragazzotti che tornando in paese raccontano del avvistamento. Nel frattempo, come spesso accade, succedono cose di carattere naturale che però il popolino trova come scusa colpevolizzare la Strega del bosco. 

A niente è valso che il Signore di Vallescura, con logica e dialettica abbia cercato di far capire ai suoi cittadini che Caterina non c’entrava nulla, il suo destino è segnato, verrà processata e annegata nell’Arno. 

Nel secondo racconto, la Pitzorno ci porta nella sua terra, la Sardegna, il periodo in cui è ambientato è pressappoco lo stesso del primo.Davanti al porticato della chiesa viene trovata abbandonata una neonata alla quale verrà dato il nome di Vittoria. Passano gli anni e la bimba cresce forte e sana e raggiunta l’età necessaria viene mandata a lavorare come serva. Nella casa in cui presta servizio troviamo la sua padrona, una donna in età da marito che è appena ritornata in famiglia dopo un periodo passato in un convento a studiare. Ovviamente pretendenti non ne mancano solo che tanto i suoi fratelli come lei stessa li rifiutano uno a uno. Un giorno arriva un forestiero bello e affascinante, più giovane di lei. 

Il fato ci mette lo zampino e fa in modo che la padrona e il bel forestiero si incontrino. 

Un giorno, il giovane chiede udienza alla signora, lei convinta che chiedesse la sua mano, acconsente. È vero che l’intenzione del giovane era siglare un matrimonio ma non con lei, bensì con Vittoria. Alla signora non resta che dir di sì e mettere in atto la sua vendetta per l’umiliazione subita. Vendetta che le si ritorcerà  contro.

Arrivati al terzo e ultimo racconto ci imbarchiamo dalla Sardegna verso il sudamerica, precisamente sulla mia terra, l’Argentina. Siamo nel 1950.

Mentre siamo sulla nave e per tutto il tragitto veniamo rapiti, insieme ai personaggi, di un profumo mai sentito prima. Questa essenza è talmente dolce, intensa e vellutata da far perdere ogni cognizione e si trova soprattutto fra le sacche che contengono la corrispondenza.

Fra tutte le lettere arrivate ce ne una indirizzata a una pizzeria gestita da una famiglia di immigrati sardi. La curiosità è tanta, il profumo che emana la lettera fa tornare in mente le proprie radici ai componenti della famiglia perciò non rimane niente altro che leggerla e trovare al suo interno come ricordo un foglietto di carta velina impregnato da questo irresistibile aroma. 

A questo punto vi chiederete a cosa apparteneva la carta velina… ai biscotti di vento! Una specialità culinaria che in pochissimi sanno fare perché la ricetta è super segreta, tanto segreta che no la sa nessuno e chi la conosceva ormai non è altro che un ricordo come la carta velina. 

“Ma il demonio fornisce di ostinazione e di forza sovrumana l sue serve imperocché vuole che muoiano dannate onde condurle secolui nello inferno.” 

La lettura di questo libro mi ha lasciato una pacifica nostalgia, sarà per il fatto che alcune donne erano destinati a essere imprigionate e condannate sulla base di un castello accusatorio fatto di menzogne e superstizione, sarà che l’invidia è una brutta cosa che porta a alcuni a comportarsi in modo malvagio o sarà, possibilmente perché i ricordi a volte saltano fuori lasciando un velo di tristezza. 

Ad ogni modo, è un libro che va assolutamente letto. 

Concludo con  questa frase tratta da uno dei documenti consultati dalla scrittrice. 

“Se non abbiamo tutti ancora confessato è perché non siamo stati torturati tutti.” 

Mentre infuria la peste del Seicento, una bambina cresce in totale solitudine nel cuore di un bosco e a sedici anni è così bella e selvatica da sembrare una strega e far divampare il fuoco della superstizione. Un uomo si innamora delle orme lasciate sulla sabbia da piedi leggeri e una donna delusa scaglia una terribile maledizione. Il profumo di biscotti impalpabili come il vento fa imbizzarrire i cavalli argentini nelle notti di luna. Bianca Pitzorno attinge alla realtà storica per scrivere tre racconti che sono percorsi dal filo di un sortilegio. Ci porta lontano nel tempo e nello spazio, ci restituisce il sapore di parole e pratiche remote – l’italiano secentesco, le procedure di affidamento di un orfano nella Sardegna aragonese, una ricetta segreta – e come nelle fiabe antiche osa dirci la verità: l’incantesimo più potente e meraviglioso, nel bene e nel male, è quello prodotto dalla mente umana. I personaggi di Bianca Pitzorno sono da sempre creature che rifiutano di adeguarsi al proprio tempo, che rivendicano il diritto a non essere rinchiuse nella gabbia di una categoria, di un comportamento “adeguato”, e che sono pronte a vivere fino in fondo le conseguenze della propria unicità. Così le protagoniste e i protagonisti di queste pagine ci fanno sognare e ci parlano di noi, delle nostre paure, delle nostre meschinità, del potere misterioso e fantastico delle parole, che possono uccidere o salvare.

  • Editore : Bompiani (10 marzo 2021)
  • Lingua : Italiano
  • Copertina flessibile : 144 pagine

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