Vardø. Dopo la tempesta di Kiran Millwood Hargrave

RECENSIONE DI SARA VALENTINO

“Alla fine la balena era rimasta immobile, il respiro che si dissolveva mentre loro tagliavano e segavano. Maren aveva sentito l’odore del grasso di balena che bruciava nelle lampade prima che smettesse di muoversi, molto prima che il guizzo lucente dell’occhio sotto il suo occhio si spegnesse in un’opacità smorta”

I sogni, le manifestazioni oniriche, che ci si crede o meno, fanno parte dell’uomo e sicuramente nei tempi antichi ci si prestava maggiore attenzione. Oggi troppo presi da tutto e da noi stessi non ci badiamo.

“Vardø. Dopo la tempesta” è un romanzo storico basato su una storia vera, inizia proprio da un sogno, quello di Maren che vive a Vardø con la sua famiglia.

La vita sembra scorrere nelle abitudini del popolo di pescatori che vive in questa zona così a Nord, così impervia e gelata, quando una tempesta “demoniaca”, giunta in uno schiocco di dita, si porta via tutti gli uomini della comunità. Storie di donne spezzate nel dolore, immaginiamo la tragedia che proprio come una burrasca trascina con sè vite, desideri, padri, mariti, figli e fratelli. Non resta che attendere il favore del mare a riportare a loro i corpi, non rimane che aspettare un clima più mite per poter smuovere il terreno congelato e dare loro una sepoltura dignitosa.

“Urla così forte che le resterà la gola scorticata per giorni. Attorno a lei altre madri, sorelle, figlie si gettano contro la bufera: forme scure, viscide di pioggia, goffe come foche”

Bisogna dire che nei secoli tra il XVI e il XVII correva l’usanza di pensare che il male stesse a Nord, il maligno e la cattiveria annidati dove il clima e le temperature sono estreme, i venti glaciali. Vardø veniva chiamato “capitale delle streghe della Norvegia”.

Le donne rimaste a Vardø, insieme ad alcuni Sami, provano a sopravvivere, vanno per mare, fanno ciò che facevano gli uomini e questo a qualcuno non piace, le donne sole possono essere prede di Satana. I Sami hanno tradizioni e una cultura che viene definita barbara e le loro magie, per i devoti, sono assimilabili a stregoneria. Eppure le vediamo continuare la loro vita, le usanze, la coltivazione, la concia delle pelli, cucinare piatti tipici e per parte mia uno davvero che non assaggerei mai.

Nel 1617, il re di Danimarca e Norvegia Cristiano IV, approva una legge contro la stregoneria.

Nel Finmark vengono inviati i così conosciuti come cacciatori di streghe d’Europa. A Vardø, nel primo processo del 1621, 77 donne (quasi tutte norvegesi) e 14 uomini (tutti Sami) finiscono al rogo.

La narrazione, a tratti pare un po’ smarrirsi, forse per preparare il terreno agli eventi che si succederanno e che in effetti non avrei immaginato di leggere, soprattutto ignoravo fossero accaduti realmente.

In parallelo alla vita di Maren, perduta nei suoi dolorosi pensieri, agli affetti che quando si scontrano con violenza con la tragicità della vita paiono quasi respingersi, si accompagna, in un sentimento fortissimo che le porterà a un passo dall’abisso, la moglie del nuovo sovrintendente, Ursa.

Ursa, giovane donna strappata agli affetti della famiglia, dalla adorata sorella, vine costretta dal padre a sposare un uomo terribile.

Un romanzo che inanella diversi temi importanti su cui soffermarsi, la stregoneria che è pregiudizio, che è paura del diverso, il racconto di una nuova Salem del Nord Europa. I processi sono sempre gli stessi, le torture anche, l’alienazione dell’uomo pure. L’accusa dei vicini, degli amici e pare di rileggere ogni volta le stesse storie, perchè è l’inumanità del mondo che è sempre stata tale in ogni angolo di pianeta.

Altro tema che tra le righe della storia ho potuto afferrare a due mani è quello dell’amore, le tante forme di amore che sono parte dell’uomo. Sfumature opalescenti di questo sentimento raggiungono il lettore.

“Cacciatore di streghe o no, dopotutto Absalom resta pur sempre un uomo”

Proprio quando pensi che nulla di peggio possa accadere, che la tempesta potesse essere la malvagità allo stato puro, ti accorgi che il male non è là fuori… ma dentro, in mezzo a loro, in mezzo a noi, pronto a condannare.

1617, Norvegia nordorientale. In una funesta vigilia di Natale, il mare a Vardø si è improvvisamente sollevato e una folgore livida ha sferzato il cielo. Quando la tempesta si è acquietata in uno schiocco di dita, così com’era arrivata, le donne si sono raccolte a riva per scrutare l’orizzonte. Degli uomini usciti in barca non vi era, però, nessun segno. Quaranta pescatori, dispersi nelle gelide acque del Mare di Barents. Alla ventenne Maren Magnusdatter, che ha perso il padre e il fratello nella burrasca, e a tutte le donne di Vardø non resta dunque che un solo compito: mettere a tacere il dolore e cercare di sopravvivere. Quando l’inverno allenta la presa e le provviste di cibo sono quasi esaurite nelle dispense, le donne non si perdono d’animo: rimettono le barche in mare, riprendono la pesca, tagliano la legna, coltivano i campi, conciano le pelli. Spinte dalla necessità, scoprono che la loro unità può generare ciò che serve per continuare a vivere. L’equilibrio faticosamente conquistato è destinato, però, a dissolversi il giorno in cui a Vardø mette piede il sovrintendente Absalom Cornet, un fosco e ambiguo personaggio distintosi, in passato, per aver mandato al rogo diverse donne accusate di stregoneria. Absalom è accompagnato dalla giovane moglie norvegese, Ursa, inesperta della vita e terrorizzata dai modi sbrigativi e autoritari del marito. A Vardø, però, Ursa scorge qualcosa che non ha mai visto prima: donne indipendenti. Absalom, al contrario, vede solo una terra sventurata, abitata dal Maligno. Un luogo ai margini della civiltà, dove la popolazione barbara dei lapponi si mescola liberamente con i bianchi e dove una comunità di sole donne pretende di vivere secondo regole proprie.

  • Peso articolo : 360 g

  • Copertina flessibile : 336 pagine

  • ISBN-10 : 8854518077

  • ISBN-13 : 978-8854518070

  • Dimensioni e/o peso : 21.7 x 3 x 14.2 cm

  • Editore : Neri Pozza (2 luglio 2020) Link d’acquisto

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