#blogtour “I segreti di Nettie” – Dilly Court – Nettie e le autrici del 1800: il ruolo della donna scrittrice

Leggendo il romanzo “I segreti di Nettie” di Dilly Court, edito da Leone editore, non si può fare a meno di soffermarsi sul ruolo della donna nel mondo dei libri, in questo caso la donna scrittrice.

Fermo restando che da sempre, tutt’oggi è così, la donna, per questioni così radicate nel nostro mondo, deve faticare il triplo per ottenere lo stesso rispetto che ottiene un uomo. A parole oggi c’è la parità ma nei fatti non è così, negli atteggiamenti mentali c’è differenza.

Pensate ora al 1800, immaginiamo una donna che desidera scrivere, essere letta, essere pubblicata dagli editori.

Una storia che vi voglio raccontare è riferita alle tre le sorelle Bronte. Per paura dei pregiudizi nei confronti delle donne firmarono con uno pseudonimo maschile, Emily scelse “Ellis Bell”, mentre le altre due sorelle altri due nomi maschili con lo stesso cognome. Le sorelle scrittrici divennero tre fratelli scrittori. “Cime tempestose” nel 1847 venne firmato Ellis Bell, solo dopo la morte di Emily la sorella decise di pubblicarlo con il suo vero nome.

Non tutte le scrittrici dell’epoca poterono però godere del successo che riscontrarono le loro opere. In alcuni casi perchè i romanzi venenro pubblicati dopo la loro morte oppure perchè ostacolate dalla mentalità fortemente maschilista. Venivano condannate le occupazioni femminili al di fuori di quelle domestiche.

Prima di parlare di Nettie, la nostra protagonista del romanzo, vi porto a fare un breve viaggio alla scoperta di alcune scrittrici del 1800.

«Scrissero come scrivono le donne, non come scrivono gli uomini». Questa frase è di Virginia Woolf e si riferisce a due delle donne, una delle quali è proprio Jane Austen.

Jane Austen fece una scelta coraggiosa, “vivere della propria penna” e rifiutare il matrimonio; era il normale destino delle donne dell’epoca. Di conseguenza la sua scelta estremamente forte la mise però di fronte a grandi difficoltà. I fratelli ebbero l’onere di provvedere al suo mantenimento e (badate bene) a prendere accordi e contatti con gli editori perchè a lei non era consentito farlo personalmente

George EliotMary Anne Evans godeva di una buona posizione sociale, eppure scelse di firmarsi come George Eliot. Lo fece per due motivi: il primo, come disse lei stessa, per essere presa sul serio ed evitare che i suoi romanzi fossero letti col preconcetto che si trattasse di sola letteratura “per signore”, e quindi minore, non comparabile alla grande letteratura; in secondo luogo per proteggersi dai pregiudizi essendo lei compagna di un uomo sposato.

Malvista e criticata ebbe il sostegno però della regina Vittoria e nel 1851 divenne vicedirettrice di una rivista.

Le sue opere si legge la condanna e la critica  verso l’ipocrisia della società in cui viveva allo stesso modo in cui quest’ultima l’aveva condannata per le sue scelte di vita.

La nostra protagonista vive a Londra nel 1875, vive di espedienti e conserva il sogno di diventare scrittrice, con i pochi spiccioli che le restano, dopo aver provveduto alle spese per la casa e il padre, acquista quaderno e inchiostro. La speranza di consegnare il manoscritto, di nascosto dal padre che non avrebbe capito, o forse la paura di leggere la lettera in cui sarebbe stato rifiutato…

“Uscì dall’ufficio in Frith Street con il manoscritto infilato sotto allo scialle. L’impiegato al bancone era stato comprensivo, ma era palesemente abituato ad avere a che fare con autori delusi. La lettera di rifiuto era simile alle altre che aveva ricevuto in merito ai precedenti tentativi di proporre un romanzo e le lasciava poca speranza di vedere il suo lavoro pubblicato”

Eppure la passione, il coraggio, i sogni, i viaggi sono gli ingredienti maggiormente consoni per essere e divenire una scrittrice. Durante le tante peripezie, di cui parleremo domani nella recensione al romanzo, non manca quel momento in cui lo sguardo di Nettie si perde, vaga, vola in un castello e il pennino si intinge d’inchiostro e le parole scivolano sulla carta.

“Pensavo che la gente mi avrebbe riso in faccia. L’ho tenuto segreto per tanto tempo…”

Scrivere di nascosto, far credere di confidare a quei fogli i segreti, lasciare intendere di scrivere “solo” un diario, pian piano la donna inizia a conquistarsi un pezzetto di mondo e di spazio nella letteratura.

“Vado io da quelli, daranno più retta a uno come me. Sei molto giovane e sei una ragazza. Le donne non sono fatte per gli affari”

 

Fonti: https://libreriamo.it/ https://www.cinquecosebelle.it/ http://www.jasit.it/

Precedente La quattordicesima lettera di Claire Evans Successivo L'ALTRA ANIMA DELLA CITTA' di Francesca Cappelli

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.