Il tesoro dei Fin Gall. Saga dei Norreni: 1 di James L. Nelson

Anno domini 852. Da secoli i vichinghi partono dalle coste norrene e calano sull’Inghilterra, sull’Irlanda, su ogni terra raggiungibile con le loro imbarcazioni dai lunghi scafi. Dapprima era solo per saccheggiare e depredare, poi iniziarono a creare insediamenti. Nonostante la feroce opposizione che si leva in ogni territorio, in pochi riescono a resistere ai loro assalti. È quello che accade anche lungo le coste meridionali dell’Irlanda, dove i vichinghi hanno costruito un avamposto che chiamano Dubh-Linn. Ed è proprio mentre si dirigono lì che Ornolf l’Instancabile e Thorgrim Lupo notturno si imbattono in una nave irlandese che trasporta un unico oggetto: una corona. Ignari del significato di quel manufatto e del potere che è in grado di conferire, i fieri uomini del Nord si troveranno invischiati negli intrighi dell’Irlanda medievale. Circondato da nemici, tra alleanze più mutevoli del clima dell’isola, Throgrim dovrà guidare i suoi uomini, gli invasori bianchi, i fin gall, nella dura lotta per la sopravvivenza.

Copertina flessibile: 390 pagine
Editore: Mondadori (23 luglio 2019)
Collana: Oscar bestsellers historica
Lingua: Italiano

Recensione a cura di Alice Ortega

Il Tesoro dei Fin Gall é un romanzo storico, o forse ad ambientazione storica, che ho letto con grande piacere. In esso si ricrea un mondo in gran parte sconosciuto che è quello dei pirati vichinghi, pagani, intorno al nono secolo dopo Cristo: in particolare la vicenda si snoda sullo sfondo del loro incontro-scontro con gli irlandesi, un popolo già convertito al cristianesimo ma che ancora non ha dimenticato le sue affascinanti credenze.
Tra i tanti personaggi, i protagonisti sono senz’altro i vichinghi norvegesi, i fin gall come vengono chiamati in Irlanda, che mentre sono intenti come loro abitudine ad andare per mare e depredare tutto quello che può essere depredato, possibilmente con la pancia piena di sidro, incappano in una nave irlandese che cerca di recapitare in gran segreto un prezioso manufatto. Thorgrim Lupo Notturno e suo suocero Ornolf l’Instancabile pensano di aver a che fare con una semplice nave di pescatori e di poter arricchire ancora un po’ il bottino celato nella stiva del drakkar; al contrario, si ritroveranno coinvolti nelle lotte intestine per il potere di un popolo litigioso e inquieto.
È affascinante entrare in un drakkar e vedere questi uomini dalla resistenza straordinaria vivere la vita del pirata norreno, dormire sulle assi del ponte coperti di pelli d’orso ed esposti all’intemperie: immaginare queste navi incredibili che con la loro struttura essenziale – praticamente inaffondabili – sono arrivate in America prima di Cristoforo Colombo, come ci dice l’archeologia; osservare questi uomini leali svolgere con naturalezza e onore il loro mestiere di feroci pirati, farsi prendere dalla febbre della lotta ma nel contempo stupirsi del comportamento subdolo e sleale degli irlandesi nei confronti dei loro stessi compatrioti, come dei cugini dubh gall, i “vichinghi” danesi, anche loro facili all’inganno e al tradimento.
È interessante anche il contatto tra la nutrita schiera delle divinità della mitologia nordica e il cristianesimo ancora incerto dell’Irlanda, rappresentato da uno dei pochi personaggi femminili (pochi, ma significativi). Con i norreni che dicono di non poter amare i propri nemici come il dio cristiano richiede, ma che hanno una loro etica e non uccidono uomini disarmati e inermi, pur credendo nella vendetta e vivendo praticamente in simbiosi con le loro armi, certi che se moriranno combattendo tenendole in mano verranno accolti nel Valhalla, il paradiso dei guerrieri.
Affascinante infine la reinterpretazione della figura mitologica del berserkr, il lupo notturno, il cacciatore che di notte si trasfigura e diventa una macchina da guerra dal fiuto infallibile. Figura storicamente documentata e grandemente temuta dai nemici, era probabilmente un guerriero rituale che agiva in preda ad una sorta di trance che talvolta si è voluta identificare con qualche patologia o addebitare all’assunzione di droghe, vissuta come un dono degli dei. E che ha ispirato un famoso fumetto, noto per la sua crudezza. Certo è che le condizioni climatiche proibitive inducevano in questi popoli rozzi solo all’apparenza – ma in realtà raffinati poeti e valenti artigiani – forme di adattamento peculiari, che costituivano probabilmente un grande vantaggio in battaglia e quando venivano a trovarsi in ambienti naturali più favorevoli.
Per i miei gusti ho già raccontato fin troppo, su questo volume che è il primo di una serie di sei: è un romanzo d’avventura che non rinuncia a darsi una solida base storica, e si sente, pur concedendo molto alla fantasia; si riesce davvero ad entrare nella mente di questi feroci pirati e a capire le loro motivazioni e comportamenti: vi ritroverete a fare il tifo per loro e lo leggerete tutto d’un fiato, impazienti di passare al prossimo capitolo!

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