Il trolley rosa – Paola Brighenti

Trama

“Il trolley rosa” narra di Alias, un barbone che non abbandona mai il suo trolley rosa. Perché… Vive ai margini della società, ossessionato dalla scomoda presenza di uno sconosciuto che cerca di sequestrarlo. É la storia di un uomo senza memoria in un libro ricco invece di “memoria”, dove passato, presente e futuro si intrecciano. É un romanzo che parla di annullamento di sè e di rinascita, di dolore e di tenerezza, di solitudine e di affetti, di sconfitta e di speranza.

Copertina flessibile: 176 pagine
Editore: Arpeggio Libero (1 gennaio 2016)
Collana: Allo specchio
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8899355339
ISBN-13: 978-8899355333

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a cura di Sara Valentino 

Ci sono dolori che lacerano dentro, paure che devastano la mente, perdite che annullano l’esistenza, colpe che non si possono accettare…

Paola Brighenti, parmense di nascita, dipinge una storia con il colore rosa della speranza, della dolcezza, del perdono e dell’amore e con quello nero dell’abbandono, dell’accusa, della perdita e dell’oblio.

La sua scrittura è bella, lineare e cattura l’attenzione del lettore, lo attira in un vortice di emozioni da cui è difficile riemergere.

Alias è un senzatetto che non ha memoria del proprio passato, si trascina tra il centro di ascolto “il buon Samaritano” per un piatto caldo e le vie di una città dove i senza fissa dimora sono trasparenti, rifiutati e lasciati ai margini. Una società dove le ingiustizie sono all’ordine del giorno e dove le promesse a una ragazza extracomunitaria, con la speranza di una vita migliore in Italia, sono solo l’ennesima illusione. Alias, non sa nulla del suo passato, ha un cuore grande e lo dimostra mettendosi in gioco e lasciando per amore, ma l’amore di un uomo verso un suo simile, il suo inseparabile trolley rosa. Già perché Alias gira sempre con un trolley, rosa appunto, con una lettera in evidenza: la lettera A. Nella sua mente ha un demone che lo perseguita, non sa chi sia e poi c’è quel nome: Alessia. Una melodia nella sua testa: “Un elefante si dondolava… sopra il filo di una ragnatela…”

“… ma Alias quasi godette di quel disagio: aveva bisogno di sentirsi veramente infelice e sfortunato, abbandonato da tutti e da tutto, immerso in un inferno senza speranza. Sentiva dentro che così era perché così doveva essere: una giusta condanna alla quale non aveva diritto di ribellarsi.”

Questo romanzo parla un po’ a tutti noi, ci racconta di come a volte si abbia “bisogno” di toccare il fondo più nero di un pozzo, perché l’inferno a volte serve per capire e per risalire in superficie verso una nuova consapevolezza. A volte sentiamo la necessità, apparentemente inconsapevole, di punirci per delle colpe e la coscienza è il giudice più impietoso che possiamo incontrare. Abbiamo bisogno di perdonare, ma anche di perdonarci. E’ terribile pensare alla sofferenza, ma è devastante pensare di poterla avere in qualche modo causata.

“Il trolley rosa” è anche un romanzo di speranza, di coraggio e di forza. Mai dimenticare i propri desideri, i propri sogni e assolutamente mai perdere la speranza. L’ultima chiave del mazzo a volte è quella che apre la porta.

“…la capacità di ascoltare, di pensare prima di decidere, di non dare mai per persi i sogni e lottare per realizzarli”

“Tutto avviene per uno scopo.. Non fissarti su una sola conclusione. Tu affidati alla Divina Provvidenza. Lei sa cosa fare e cosa è meglio per te”

Una lettura molto emozionante, grazie anche alla capacità narrativa dell’autrice, dolorosa, lacerante, ma di grande insegnamento.

Cosa c’è nel trolley di Alias? Saprà avere il coraggio di aprirlo? E nel nostro trolley cosa c’è? Sapremo avere il coraggio di aprirlo?

 

 

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