Le radici del fiordaliso Trilogia della Russia Bianca: libro I DI Anna Lisa Manotti E Erika Casali

RECENSIONE DI CINZIA COGNI

” Le persone che non conoscono i genitori possono vivere come gli altri? Un albero senza radici cade. Devo scoprire chi sono e da dove vengo, in questo modo potrò decidere chi voglio diventare. “

Immaginate di non conoscere le vostre radici, di non avere una Patria o di doverla abbandonare…pensate allo strazio di dover rinnegare la vostra lingua, le vostre tradizioni e per sopravvivere dovervi assoggettare a una nuova cultura…non vi sembrerebbe di vivere in un girone infernale?
Purtroppo è ciò che accadde in Bielorussia nel periodo fra le due guerre mondiali, quando i russi conquistando questo territorio, non si limitarono a governarlo, ma cercarono di eliminare completamente l’identità di questo popolo.

“Siamo dissidenti, oppositori,predicatori, agitatori: siamo nemici del popolo. L’unico soluzione è allontanarci, recintarci, isolarci.”

Il romanzo storico “Le radici del fiordaliso” racconta diverse storie di uomini e donne dell’Europa del est, vissuti in un epoca divisa fra nazismo e comunismo,  che orfani di famiglia o di una terra natia, dovranno continuamente combattere contro carestie, guerre e discriminazioni.
È un romanzo raccontato da tante voci differenti, che riesce  a trasmettere i vari punti di vista, sulla situazione tragica che ogni protagonista sta vivendo; in questo modo vediamo la storia in più versioni e tocchiamo con mano sia la realtà del soldato russo che quella dell’indipendentista bielorusso, scopriamo le idee di un nazionalista e di una giovane sionista, fino a ritrovarci in Polonia fra studenti ed ebrei che cominciano a comprendere l’orrore dell’ideologia nazista.

” Questa non sarà mai la mia casa. Con i tedeschi è andata meglio, almeno potevamo usare la nostra lingua, avere delle scuole. Con i rossi le cose torneranno come prima. Sarà già molto se permetteranno ai bambini di studiare il bielorusso… non abbiamo nemmeno più un giornale.  Di questo passo torneremo alle pubblicazioni clandestine.”

Le autrici, completamente calate in questo contesto storico, descrivono perfettamente dolori, sofferenze e orrori che i personaggi affrontano quotidianamente, spiegando in modo minuzioso la situazione politica e sociale, senza tralasciare le descrizioni dei luoghi dove man mano si spostano i protagonisti.
Quest’ultimi raccontano ogni particolare della loro travagliata vita e per il lettore è come fare un viaggio nella loro mente,  fino a creare una sorta di empatia e immaginare i loro volti, sperando che sopravvivano alla guerra.

“Pare incredibile,  ma anche fra i compagni ci sono uomini che non sanno cosa significhi patire la fame… in realtà disprezzo, col sorriso sulle labbra, più della metà dei presenti. Ho come l’idea che l’opposizione al capitalismo sia qualcosa in cui non tutti credono.”

Un romanzo intriso di speranza, di ideali, dove l’amore e l’amicizia,  l’onore e la lealtà,  hanno un ruolo determinante in ogni singola storia; e forse è  proprio la guerra ad evidenziare che alla fine esistono solo due tipi di persone al mondo: i vili e i meschini, capaci di compiere le più mostruose nefandezze…e i buoni e i coraggiosi, che nel momento del bisogno sacrificano loro stessi per salvare altre vite.
Tutto ciò indistintamente che una persona sia russa o bielorussa, polacca o tedesca…infami ed eroi vivono in entrambe le barricate, il che sottolinea ancora meglio l’assurdità del concetto di “razza” o che ne esiste una migliore di un’altra.
Infine ecco le donne, non solo mogli e madri, com’è facile pensare visto il periodo trattato,ma quasi tutte con un ruolo attivo: combattive, rivoluzionarie, pronte a sacrificarsi esattamente come gli uomini per la libertà. Donne forti e coraggiose, unico e vero perno di una società maschilista che finge di non accorgersi della loro importanza e del loro valore.

” Sono forse di meno le mie mani? Le mie braccia? Le mie gambe? I miei occhi vedono le medesime cose di quelli di un uomo. Le mie dita esercitano sul grilletto la stessa pressione di quelle di un qualsiasi soldato.”

Non è stato semplice immergermi in questa lettura sapendo che ancora oggi la situazione in Bielorussia è problematica e che esistono ancora dei superstiti che hanno vissuto quell’ orrore… eppure sono contenta di avere iniziato questa trilogia e aspetterò con ansia l’uscita della seconda parte perché sono convinta che ci saranno ancora molti colpi di scena e non sarà facile restare mesi  in attesa, prima di scoprire cosa riserva il destino a questi uomini e donne che rappresentano  quegli eroi invisibili che nessuno ricorda, ma che hanno contribuito a cambiare la storia.

“Nessuno di noi è privo di ferite aperte e cicatrici. Mi chiedo se le terremo addosso fino alla morte, e se questo è il futuro che ci aspetta: il filo spinato in cui saremo impigliati e da cui dovremo districarci continuamente,  cercando di farci meno male possibile.”

Tra la prima e la seconda Guerra Mondiale, quando i venti di guerra spazzavano le pianure da est a ovest e da ovest a est, i bielorussi hanno combattuto con e contro tutti per avere un Paese da chiamare casa. Un rivoluzionario russo, un’indipendentista bielorussa, un nazionalista e una studentessa polacchi, un orfano dalle origini incerte, una Giovane Sionista di Sinistra e un ebreo indifferente alla propria religione, sono le voci narranti del romanzo. Si può crescere senza conoscere le proprie origini? Quante volte ci si può rialzare dopo essere caduti? È possibile tener fede a un ideale quando sei il solo a farlo?Le radici del fiordaliso è il primo libro della Trilogia della Russia Bianca, un progetto complesso in cui si abbozza una Bielorussia che è un sogno ancora oggi.

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  • Lingua ‏ : ‎ Italiano
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