L’OSPITE DI Amparo Davila tradotto da Alice Ortega – seconda puntata

Eccoci al secondo appuntamento con questo racconto #aspettandohalloween

il primo episodio lo trovate a questo link: primo episodio L’ospite

Credo che fosse completamente indifferente a Guadalupe, non si avvicinava mai a lei né la inseguiva. I bambini ed io non eravamo altrettanto fortunati. I piccoli li odiava, e quanto a me, mi tendeva continui agguati.
Quando usciva dalla sua stanza, iniziava il più terribile incubo che mai qualcuno abbia potuto vivere. Si accomodava sempre in un piccolo tinello, di fronte alla porta della mia camera. Io non ne uscivo più. Qualche volta, pensando che stesse ancora dormendo, andavo in cucina a prendere la merenda per i bambini e di colpo lo scoprivo in qualche angolo buio del corridoio, sotto i rampicanti. “Eccolo già lì, Guadalupe!” gridavo disperata.
Guadalupe ed io non lo chiamavamo mai per nome: pensavamo che, se l’avessimo fatto, quell’essere tenebroso sarebbe diventato più reale. Dicevamo sempre: “Eccolo lì, è già uscito, sta dormendo, lui qui, lui là, lui…”
Faceva solo due pasti al giorno: uno quando si alzava verso sera e un altro, talvolta, alle prime luci dell’alba, prima di tornare a coricarsi. Era Guadalupe ad avere il compito di portargli il vassoio: vi posso assicurare che si limitava a farlo scivolare per terra dentro la stanza, la povera donna era terrorizzata quanto me. Tutta la sua alimentazione era costituita da carne, non toccava altro.
Quando i bambini erano già a letto, Guadalupe mi portava la cena in camera. Io non potevo lasciarli soli, sapendo che si era alzato o che stava per farlo. Una volta finite le faccende, Guadalupe andava a dormire con il suo piccolo e io rimanevo sola, in contemplazione del sonno dei miei figli. Dato che la porta della mia camera rimaneva sempre aperta non osavo coricarmi, temendo che potesse entrare in qualunque momento ed aggredirci. E non era possibile chiuderla: mio marito rientrava sempre tardi e se non l’avesse trovata aperta avrebbe pensato… E arrivava davvero tardi. Era molto preso con il lavoro, disse qualche volta. Io penso che ci fossero anche altre cose che lo tenevano occupato…
Una sera rimasi sveglia fino quasi alle due del mattino, sentendo che era fuori… Quando mi svegliai me lo trovai di fianco al letto che mi guardava con il suo sguardo fisso e penetrante… Saltai giù dal letto e gli lanciai addosso la lampada a kerosene che avevo lasciato accesa tutta la notte. In quel villaggio non arrivava la corrente elettrica e non avrei sopportato di rimanere al buio, sapendo che in qualunque momento… Lui schivò il mio lancio e uscì dalla stanza. La lampada si schiantò sul pavimento in cotto e il cherosene prese fuoco in un attimo. Se non fosse stato per Guadalupe che accorse alle mie urla, tutta la casa sarebbe bruciata come una torcia.
Mio marito non aveva tempo di ascoltarmi, né gli importava cosa succedesse in casa. Parlavamo solo il minimo indispensabile. Tra noi, era ormai da tempo che l’affetto e le parole erano venuti meno.
Mi sento di nuovo male a ricordare… Guadalupe era uscita a fare la spesa, lasciando il piccolo Martín in un cassettone che gli faceva da culla durante il giorno. Andai diverse volte a controllare, dormiva tranquillo. Era quasi mezzogiorno. Stavo pettinando i miei bambini quando sentii il pianto del piccolo misto a delle strane grida. Arrivata nella stanza, lo trovai che picchiava crudelmente il bambino. Ancora non riesco a spiegarmi come fu che riuscii a strappargli la creatura e poi andai verso di lui con una trave che trovai a portata di mano, scagliandomi contro quell’essere con tutta la furia tanto a lungo trattenuta. Non so se riuscii a fargli veramente male, perché di lì a poco caddi svenuta. Al suo ritorno dalle commissioni, Guadalupe trovò me priva di sensi e il suo bambino sanguinante, pieno di botte e di graffi. Sentì un dolore ed una rabbia terribili. Per fortuna il bimbo non morì e si riprese presto.
Temetti che Guadalupe se ne andasse e mi lasciasse sola. Se non lo fece, fu perché era una donna leale e coraggiosa che provava un grande affetto per i miei bambini e per me. Ma quel giorno nacque in lei un odio che reclamava vendetta.

Kate Bosworth in “Somnia” di Mike Flanagan, 2016

 

Continua…

 

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