Stregoneria: crimine femminile. Il caso di Donna Prudentia, la Lamia di Blera, e altre streghe di Monia Montechiarini

In questo saggio vengono illustrate le origini della stregoneria, fenomeno che ha reso pericolosa la donna quando, superato il culto delle divinità notturne e le abilità della conoscenza popolare, con l’arrivo del patto col demonio essa giunge a rinnegare il battesimo, causare la sterilità, eludere i giudici con astuzia. È un’indagine storica sui verbali di processi, realmente avvenuti tra medioevo ed età moderna, contro donne accusate di stregoneria ed eresia. Sul processo principale, celebrato nel 1588 vicino Viterbo ai danni di Prudentia, sospettata di essere una strega che succhia il sangue dei bambini, si innestano altri casi giudiziari d’Europa. Ciò consente di ipotizzare soluzioni per i delitti rimasti irrisolti, confrontandoli e superando i luoghi comuni di roghi immediati. Il testo vuole ridare voce alle donne del passato, la cui reputazione fu messa in discussione da vicini di casa e amici, che addebitarono loro epidemie e morti premature. Guardate con sospetto per l’abilità di ostetriche e di curatrici o perché forestiere senza figli, le streghe furono le colpevoli eccellenti di un’epoca di transizione in cui la donna aveva perso la sua sacralità. Prefazione di Luciano Osbat.

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Copertina flessibile: 192 pagine
Editore: Penne & Papiri (14 marzo 2018)
Collana: I papiri
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8889336714
ISBN-13: 978-8889336717

Recensione a cura di Sara Valentino

Chi mi conosce sa che il tema della stregoneria è per me estremamente importante; non certo per il gusto del macabro a voler ricordare i processi, le torture e le condanne, che ci furono in effetti, ma per Ricordare, per non dimenticare l’ignoranza e la superstizione nonché i soprusi subiti da molte donne innocenti.

Il saggio di Monia Montechiarini, “Stregoneria: crimine femminile” parla del caso si Donna Prudentia e di altre donne, fatti dunque accaduti realmente, di cui l’autrice ha studiato i processi storici.

L’autrice, giurista, si occupa da oltre vent’anni di ricerche documentali e ricostruzione di processi contro le streghe in Italia e in Europa. Il suo è un lavoro importante, encomiabile, perché ridona voce al passato perché non si dimentichi, non si cancelli e soprattutto non si ripeta nemmeno in forme più attuali e moderne.

L’edizione Penne & Papiri è corredata di numerosi stralci e fotografie di opere d’arte o letterarie in linea con il tema del saggio. La parte finale è interamente occupata da una porzione del documento processuale come apparso nell’articolo del Direttore dell’Archivio di Stato di Viterbo. Gli accusatori, l’imputata, i testimoni e tutte quelle figure che si sono affacciate e hanno avuto parte attiva nelle vicende.

Il fulcro del saggio è il processo per stregoneria avvenuto nella provincia di Viterbo nel 1588 contro Donna Prudentia del Fochetto. Un lavoro storico è quello che ci troviamo a leggere, privo naturalmente di qualsiasi tipo di contaminazione di fantasia e a dire il vero la storia insegna che non c’è bisogni di inventare nulla, la vita è incredibile, allucinante e clamorosa di suo.

Nello stesso periodo storico molte altre donne saranno processate nelle zone limitrofe e nel Nord Italia, nel testo si prendono dunque in esame anche altri processi o documenti al fine di  dare un quadro maggiormente completo della quotidianità dell’epoca.

Ho notato un particolare importante, da profana non lo conoscevo né immaginavo. Il lavoro dello storico è un lavoro importante e meticoloso, è necessaria parecchia attenzione perché pensate che a volte l’esame dei documenti si trova a interrompersi. La narrazione stessa pare arrestarsi per poi scoprire che lo scrivano ha utilizzato fogli precedenti per occupare tutti gli spazi e così risparmiare ed economizzare fogli e pergamene.

“Dagli atti emerge un clima di superstizione e terrore, le scene del crimine sono numerose e tutte ugualmente raggelanti: fanciulli ritrovati con morsicature all’interno delle cosce, lividi neri sotto le fasciature dei neonati, altri ai quali addirittura erano state sfilate le vene. Fin dalle prime pergamene ci si chiede se sono stati uccisi, e se sì da chi? I segni dei denti erano inconfondibili, ma appartenevano agli animali oppure veramente a Donna Prudentia e alle altre Lamie?”

La storia di Prudentia è indubbiamente la storia di una donna come tante che abbiamo avuto la possibilità di conoscere o meno, una donna senza figli, una donna che utilizzava i rimedi per aiutare i suoi vicini, una donna che divenne un capro espiatorio.

Ecco che, come spesso mi è capitato di rilevare e raccontarvi, anche in questo caso e grazie a questo saggio possiamo avere la possibilità di ridare voce a donne sfortunate, con una sorte tremenda perchè divenute il bersaglio del malcontento popolare.

All’interno del testo troverete un breve e interessante excursus a spiegazione del termine “strega”, quando e perchè divenne o venne pronunciato nell’accezione negativa. Inoltre in maniera semplice e chiara l’autrice ripercorre la storia degli antichi culti, Iside, la Grande Madre, sin da quando il femminile era sacralità per poi essere demonizzato.

Carestie, guerre ed epidemie influirono pesantemente tra il Quattrocento e il Seicento creando terreno fertile perchè l’accusa di stregoneria fosse strumentalizzata anche al fine di eliminare persone “scomode”.

Nel corso della lettura trovano posto anche i tormenti e i supplizi che venivano perpetrati sulle povere vittime, torture che nella loro concezione terrificante avevano il fine di far confessare anche gli innocenti. Crudeltà che a volte portavano alla morte della strega ancor prima della condanna.

Mi piacerebbe in ultimo parlarvi di un capitolo estremamente interessante a mio parere, inusuale come tema di cui non ho mai letto nulla: il tariffario.

Ebbene sì, la tortura in tutta Europa era anche fonte di guadagno e si prendeva una buona fetta di mercato, tanto che nel 1757 l’arcivescovo di Colonia fece redigere un vero e proprio tariffario delle torture che i parenti della vittima dovevano corrispondere al boia. 

Lascio un piccolo elenco, ma nel testo trovate molte notizie a riguardo:

  • tagliare tutta la lingua o parte di essa e poi bruciare con ferro rovente: 5 talleri;

  • per l’organizzazione della frantumazione del pollice: 1 tallaro e 26 albus;

  • per bruciare vivo: 4 talleri;

  • decapitazione legando il corpo alla ruota, insieme all’esposizione della testa al palo: 5 talleri.

Aveva un costo anche il cibo, l’affitto dell’asino per condurre la strega al rogo e di conseguenza per la famiglia era più economico una confessione che permetteva di risparmiare.

 

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