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Un alchimista racconta – Patrick Burensteinas

Un alchimista oggi? Ma esistono ancora? Sono rari, se ne contano una decina per secolo. Patrick Burensteinas è uno di loro. Tuttavia, scordiamoci l’immagine di un vecchio barbuto. Egli ha trascorso anni nel suo laboratorio a fare esperimenti di alchimia. Inizialmente, per provare a se stesso che non funzionava… poi perché ha funzionato. L’impossibile è divenuto possibile: davanti a lui si apriva ciò che definisce “realtà non ordinaria”, quella degli effetti senza cause. Il presente libro costituisce insieme la sua autobiografia e la sua filosofia. In esso l’autore racconta la ricerca della pietra filosofale, quella che consente di ottenere non soltanto l’oro degli alchimisti, ma soprattutto la luce. Vi è un’anima dietro la materia? Come è stato creato questo mondo? Che cos’è la morte e cosa c’è al di là di essa? Chi governa le nostre emozioni? Esiste una realtà invisibile? Desideroso di introdurre l’alchimia nel mondo degli uomini con ogni possibile mezzo (interventi, conferenze, documentari, visite guidate ai luoghi sacri…), egli risponde a tutte queste domande fondamentali secondo una visione del tutto personale. Una lezione di ordinaria saggezza che attraversa i meandri dello straordinario.

Copertina flessibile: 267 pagine
Editore: Edizioni Studio Tesi (25 ottobre 2019)

Sito internet : https://www.edizionimediterranee.net/

Collana: Biblioteca contemporanea
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8876926380
ISBN-13: 978-8876926389

Recensione a cura di Sara Valentino

Alchimia… se ci pensate è una parola bellissima che usiamo quando parliamo dell’unione con un’altra persona e dalla sua etimologia possiamo in effetti ricavare questo significato: “fondere”, “colare insieme”, “saldare”, “allegare”.

Questo libro mi è capitato tra le mani per puro caso, mi è stato in effetti proposto a scopo recensione e la questione veramente elettrizzante è che mi trovo proprio a studiare e approfondire questo fenomeno. In realtà si tratta di una scienza esoterica e ci rimanda al passato, molto antico, a vecchi laboratori pieni di alambicchi e fumi particolari. In realtà chi scrive questo libro, Patrick Burensteinas, è un uomo dei nostri giorni ed è un alchimista.

L’autore scrive per portare a conoscenza di molti ciò che durante i suoi anni di studio e pratica ha scoperto, ma ci avvisa per tempo che nulla può essere veramente tramandato e insegnato in questo campo perché la strada di ognuno è personale, la ricerca è essa stessa un percorso iniziatico pertanto il libro è sicuramente consigliato a chi è attratto dall’alchimia.

“Vi invito a risalire il corso del tempo fino a farlo scomparire … insieme alla maggior parte delle nostre illusioni. A lasciar cadere le vostre pelli di pellegrino al fine di aprire le porte della realtà non ordinaria”

Il libro è aiuto in una ricerca per scoprire cosa c’è dietro la materia. Dove l’anima agisce c’è magia… (quanto ho amato questa frase)

Per capire cosa realmente può essere la scoperta del viaggio alchemico, l’autore ci propone una metafora.

Ci sono domande che immagino tutti noi ci facciamo prima o poi, costantemente o meno. Perché io? Dove sono? Per quanto tempo? Tutti questi pensieri, e molti altri, costruiscono un universo prigionia, da cui non si vede bene la luce, alcuni vedono uno spiraglio, altri il nulla. La prigione viene addirittura resa confortevole, con poster e quadri piuttosto che buttare giù la parete e uscire. Quando si intraprende il cammino alchemico, colpiti da un primo spiraglio di luce è inevitabile poi avere quasi paura perché bisogna lasciare tutto nella prigione e iniziare nudi un nuovo cammino. Non tutti sanno di poter uscire, non tutti vogliono uscire.

“… per l’alchimista il fine del gioco non è soltanto quello di trovare la luce, ma anche perdonare le tenebre”

Per mia grande gioia, conoscete infatti tutti il mio grande amore per la civiltà dell’Antico Egitto, troviamo proprio in Egitto le prime tracce di testi alchemici. Non a caso possiamo fare riferimento alla Tavola di Smeraldo di Ermete Trismegisto.( trascrizione greca del dio egizio Thot, dio della conoscenza).

Che cos’è dunque questa alchimia? Incomprensibile ai più, il segreto per la ricerca della pietra filosofale, la formula per ottenere la vita eterna?

E’ stata praticata da millenni presso molte civiltà. Essa permette di carpire i segreti della natura, l’anima universale, l’armonia in assenza di caos, la dispersione delle energie e il loro reindirizzarle.

Nel percorso che ci propone l’autore ci sono tre principi fondamentali: spirito, anima, corpo. Inoltre sono fondamentali quattro elementi: acqua, aria, terra, fuoco. Realizzare la “pietra” ( che sia fisica o spirituale) a questo punto è la Grande Opera.

Inizialmente simbolo del corvo c’è l’opera al nero  che presuppone l’apertura della materia, la sua putrefazione la morte a se stesso che spesso si identifica nel vedere tutto nero.

Successivamente simbolo del liocorno c’è l’opera al bianco ovverosia la purificazione e l’unione in nozze alchemiche di spirito e anima (chiamate dagli alchimisti Mercurio e Zolfo).

In ultimo l‘opera al rosso, simboleggiata dalla fenice, colore della pietra filosofale. Il figlio nato dall’unione precedente, tra l’alto e il basso, l’illuminazione e per questo estremamente rara.

Questa è semplicemente l’infarinatura che ci viene offerta, io recepisco che bisognerebbe ritrovare il nostro bambino interiore così curioso e allo stesso tempo aperto al mondo invisibile. “No, ho detto soltanto: voglio conoscere l’universo”

Ciò che è importante, ciò che emerge è che l’alchimia è accessibile e non si pratica solo in un laboratorio. E’ una lezione di umiltà, è la ricerca della perdita dell’ego, tutte le vie iniziatiche hanno questo fine. “La parte più difficile nell’alchimia non è aprire il metallo, ma aprire se stessi”

Mi fermo perché potrei scriverne per ore, in realtà l’autore ci dice che è un percorso personale e questo libro è consigliato a chi vuole saperne di più per intraprenderlo. Ci parlerà della pietra, se l’ha trovata e di che si tratta esattamente e di che farne in caso si riesca a trovarla. Il viaggio prosegue fino alla creazione dell’universo ma passando per la porta tra i mondi dei vivi e dei morti e che succede alla fine di questa vita.

“Questa non è che una vita tra tante altre, nella quale accade ciò che deve accadere, e la fine di questa vita non è la fine di tutto”

Vi lascio con un parallelismo che riguarda la trasmutazione dei metalli/emozioni: piombo (caos interiore), stagno (vendetta), rame (la difficoltà di comunicare), ferro (collera), mercurio (vanità), argento (paura), oro (orgoglio).

Il libro termina spiazzando con una frase immensa nella sua estrema semplicità.

 

 

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