IL TRAMONTO DEL PAGANESIMO

a cura di Luca Varinelli 

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In un mio precedente articolo relativo alle streghe nella Roma Antica e in un altro dedicato a Ipazia d’Alessandria ho fatto riferimento alla decadenza delle religiosità pagane, abbozzando anche delle brevi e sintetiche spiegazioni delle cause di tale decadenza. Capita spesso, nelle ricerche e nelle discussioni relative al passaggio tra età antica ed età medievale, di imbattersi in tale questione. Nei tempi recenti si ode narrare di come i cristiani, trasformatisi da martiri in persecutori, abbiano letteralmente distrutto gli antichi culti. Tale asserzione, falsa fino a prova contraria, pare essere suffragata a piene mani da pellicole dalla dubbia attendibilità storica, quali ad esempio “Il Codice da Vinci”, tratto dall’omonimo romanzo di Dan Brown: in tale film viene azzardata l‘assai curiosa ipotesi che Cristo e la Maddalena altro non siano che i simboli di due divinità, quella maschile e quella femminile, adorati nella cultura greco-romana; con l’avvento del cristianesimo il culto di questa coppia divina sarebbe stato letteralmente spazzato via con la forza in un arco di tempo brevissimo. In questo articolo mi dedicherò dunque esclusivamente a fornire delle risposte a riguardo, presentando gli avvenimenti storici utili a chiarire il contesto storico in oggetto. 

PAGANESIMO ROMANO E RELIGIONE DI STATO 

Per capire meglio il contesto storico è necessario soffermarsi sul panorama religioso della tarda età imperiale. Si sente spesso parlare, con riferimento all’Impero Romano, di “libertà religiosa”, ma siamo sicuri che l ‘utilizzo di questo termine sia del tutto corretto? Con il termine “religione romana” si usa indicare non un culto, ma un insieme eterogeneo di culti praticati nella Roma antica; dunque tale religione romana ha in sé la caratteristica del sincretismo, tuttavia è del tutto scorretto pensare che si tratti di un sistema paragonabile ai moderni Stati laici; detto in brevi parole, Roma non inventò la laicità dello Stato. La funzione pubblica mantenne sempre, in tutta la storia romana, una profonda connotazione sacrale: chi deteneva il potere era benedetto e prescelto dagli dèi, e poteva aspirare dopo la morte ad essere ritenuto un dio egli stesso (apoteosi). A partire da quanto abbiamo appena affermato, possiamo procedere ad una discreta rivalutazione di quella libertà religiosa di cui tanto si parla: quando un nuovo popolo veniva soggiogato, le sue divinità venivano inglobate nel pantheon romano; tutto ciò ci permette di compiere rilevanti osservazioni: era dunque il nuovo dominatore, ossia l’autorità romana, a legittimare l’esercizio del culto. Ciò denota chiaramente non solo un intento di assimilazione delle civiltà sconfitte, ma anche un potente messaggio di autorità: il culto è lecito in quanto lo Stato lo ritiene lecito, chiunque può praticare la propria religione se lo Stato lo permette. Non di rado culti considerati contrari alla religione e alla morale pubblica furono banditi e condannati, come avvenne per i culti in onore di Bacco e per lo stesso cristianesimo. Più nello specifico, l’individuo era libero di seguire le proprie tradizioni, che solitamente erano quelle praticate dai propri avi, ma non poteva sottrarsi alla partecipazione di determinate cerimonie pubbliche; qualcuno ha parlato a proposito di culto di Stato, oppure, più emblematicamente, di culto dello Stato. La religione romana è quindi a tutti gli effetti una religione sociale, ossia una religione che coinvolge l’individuo in quanto componente di una comunità, e non in quanto singolo. 

LA DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO 

Con l’affermazione della religione cristiana, già nel IV secolo si assiste al declino dei culti e delle tradizioni pagane. Il 380 d.C., data dell’Editto di Tessalonica viene considerato l’epilogo del paganesimo classico. Si è soliti pensare infatti che con un sol colpo l’autorità imperiale abbia spazzato via un bagaglio religioso e culturale durato oltre mille anni. La realtà fu ben diversa: innanzitutto il declino del paganesimo classico inizia ben prima dell’era degli imperatori cristiani. In secondo luogo, i culti pagani sopravvivranno ancora a lungo dopo i provvedimenti presi da Teodosio, i quali si rivelarono del tutto insufficienti anche solo ad arginare le antiche credenze. Si può al massimo pensare che i provvedimenti degli imperatori a favore del nuovo culto abbiano incentivato la fine del paganesimo, ma non che essi ne siano stati la causa né la definitiva risoluzione. Possiamo pensare che il declino di ciò che noi chiamiamo “paganesimo classico” abbia inizio già dal secondo secolo. I motivi per cui le antiche tradizioni in crisi possono essere individuati nella diffusione di nuove dottrine religiose capaci di fornire risposte nuove circa la condizione umana: in questo senso, da un lato vi erano i culti misterici, e dall’altro il cristianesimo. Quest’ultimo si trovò presto a scalzare tutte le altre credenze, vecchie e nuove. In mancanza di dati numerici certi, non è possibile fornire delle stime attendibili sulla diffusione del cristianesimo; tuttavia tutti gli storici concordano su due punti: si trattò di una diffusione rapida e su vasta scala. Le ragioni per cui il cristianesimo ebbe così tanto successo sono individuate nel fatto che il messaggio evangelico era rivolto a tutti, indipendentemente dall’estrazione sociale, dalla condizione fisica o dal sesso dell’ìndividuo. 

LE PERSECUZIONI AI DANNI DEI CRISTIANI 

Il cristianesimo si diffuse in tutto il territorio dell’impero in maniera pacifica e, ancor prima che cessassero le persecuzioni, esso divenne uno dei culti più praticati in tutto l’impero: si stima che nei primi anni del IV secolo almeno un terzo, se non addirittura la metà, della popolazione dell’impero fosse cristiana. Qualcuno ha cercato di sminuire la portata delle persecuzioni dei cristiani e, in parallelo, di accentuare il peso storico della repressione del paganesimo; ciò non può che costituire una distorsione dell’obiettiva realtà storica: non meno di nove imperatori perseguitarono attivamente i cristiani. Nei primissimi tempi in cui il cristianesimo prese piede, la persecuzione imperiale non poté che colpire un numero assai ristretto di individui, ma nel 300, anno in cui le persecuzioni si arrestarono la popolazione cristiana ammontava, secondo le stime, ad alcune decine di milioni di abitanti: dunque è impossibile considerare l’accanimento nei confronti della nuova religione una mera parentesi storica. L’imperatore Galerio, dapprima feroce persecutore dei cristiani, emanò nel 311 il primo editto di tolleranza: egli probabilmente capì che perseguitare una così grande fetta della popolazione significava avere un regno spaccato, che poteva essere fatale in una situazione già di strutturale crisi delle istituzioni imperiali. Costantino, primo imperatore cristiano, proseguì ed estese questa politica di tolleranza, emanando nel 313 l’editto di Milano. Già prima dell’editto di Tessalonica, i successori di Giustiniano imposero delle proibizioni relative all’esercizio pubblico dei culti pagani, in particolare in relazione alle pratiche sacrificali. 

L’EDITTO DI TESSALONICA E I DECRETI TEODOSIANI 

Nel 380 un editto promulgato dagli imperatori Teodosio I, Graziano e Valentiniano II proclamano il credo niceno-cattolico religione ufficiale nell’impero. Alla luce di quanto detto poc’anzi il gesto dovrebbe apparire chiaro: ciò che gli imperatori fecero altro non fu che sostituire una religione di stato con un’altra religione di Stato. Ciò non costituì tuttavia la fine per il paganesimo. A seguito dell’editto di Tessalonica del 380, furono emanati i c.d. Decreti Teodosiani, che dettavano per così dire, le direttive esecutive dell’editto stesso: fu proibito l’esercizio pubblico di ogni culto pagano. I luoghi di culto del paganesimo furono in parte trasformati in chiese: il fatto che ormai una buona fetta della popolazione dell’impero fosse cristiana può farci pensare che tale fu il destino della maggior parte dei templi. La distruzione di detti luoghi fu, con ogni probabilità un fenomeno marginale: le prescrizioni imperiali sanzionarono la distruzione dei templi e vietarono la distruzione di quei beni che avessero un qualche valore artistico. Ad esempio, la tanto decantata distruzione del Serapeo fu in realtà, secondo le fonti più antiche (Sozomeno e Rufino) uno di quegli episodi di conversione, e le reazioni violente vennero da parte pagana, con la conseguente tortura e uccisione di cittadini cristiani. Non si vuole negare che, in un’epoca di radicali cambiamenti come quella che abbiamo descritto, vi fossero delle tensioni anche aspre tra le varie fazioni sociali, tuttavia non vi è motivo di pensare che tali tensioni costituissero la regola: è perfettamente plausibile che tra i cristiani e i pagani sin dai tempi di Costantino si sia sviluppata una sorta di pacifica convivenza. L’episodio dell’assassinio della filosofa Ipazia di Alessandria ad opera di un gruppo di cristiani eretici, cui ho dedicato un articolo (prossimamente riedito), si situa solo nel 415. Per contro nel 450, trentacinque anni dopo l’assassinio di Ipazia e ben settant’anni dopo l’emanazione dell’editto di Tessalonica, una giovane donna di nome Giulia, oggi santa della Chiesa Cattolica, fu torturata e crocifissa per ordine di un governatore pagano. 

I PAGANI DOPO LA LEGISLAZIONE TEODOSIANA 

Abbiamo parlato di come l’editto di Tessalonica abbia proibito le cerimonie pubbliche pagane, tuttavia è un dato ben noto che le religiosità antiche rimasero a lungo in voga anche in violazione delle norme imperiali. Inoltre, sia sotto Costantino che sotto Teodosio e i suoi successori, l’impero ebbe al suo servizio sia funzionari cristiani che pagani: dunque non vi fu alcuna conversione forzata di questi ultimi. Si può sostenere che i pagani abbiano subito una relegazione, o anche una forte repressione, ma non che vi sia stata una persecuzione nel vero senso del termine: mai si assistette infatti ad un qualche tentativo di eliminazione sistematica dei pagani. Parimenti, non vi fu nemmeno necessità per i pagani di radunarsi in catacombe per officiare cerimonie in segreto e spesso, come si è già accennato, i decreti imperiali in materia di esercizio del culto furono in alcuni casi categoricamente ignorati. Unico esempio di segno opposto rispetto alle argomentazioni di cui sopra fu la strage di pagani avvenuta a Tessalonica nel 390: essa fu ordinata per rappresaglia dall’imperatore a seguito di una ribellione in cui aveva perso la vita un funzionario imperiale; in tale caso fu però lo stesso vescovo Ambrogio, considerato ad oggi e ingiustamente uno dei maggiori artefici della crisi del paganesimo, a condannare quel massacro inumano e a rimproverare l’imperatore, intimandogli di porgere pubblico ravvedimento. Se poi guardiamo più nel dettaglio i decreti Teodosiani, si fa riferimento essenzialmente a pene pecuniarie per i trasgressori; nessun riferimento esplicito, invece, alla pena di morte, la quale pare essere implicitamente contemplata solo quando si fa riferimento alla “sentenza competente” per la lesa maestà. Anche successivamente il potere imperiale si oppose ad ogni forma di violenza contro i pagani: si ricordano in merito le norme del Codice di Giustiniano emanato nel 529. 

CULTURA CLASSICA E CRISTIANESIMO ANTICO 

I decreti teodosiani, posti a disincentivo del paganesimo certamente favorirono o accelerarono la scomparsa dello stesso ma non furono causa della stessa. L’autorità imperiale continuò, anche dopo l’editto di Tessalonica (380 d.C.), ad avere al proprio servizio funzionari pagani. I precetti imperiali vennero spesso disattesi e nei templi pagani si continuò a officiare cerimonie e a praticare sacrifici e comunità pagane piuttosto estese sopravvissero per lungo tempo dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.). Le ragioni della predetta crisi possono essere ricercate in vari fattori: uno dei più determinanti fu probabilmente il diffondersi nell’impero di culti relativamente nuovi (i c.d. culti misterici) e nuovi correnti filosofiche (come il neoplatonismo) che condividevano in parte gli ideali cristiani. Quando si parla di “cristianesimo dei primi secoli” e di “padri della Chiesa” si è spesso soliti pensare a schiere dii persone rozze e intolleranti: pensiamo a San Cirillo, il cui nome è legato alla pluri-citata vicenda di Ipazia. Al contrario, i padri della Chiesa erano dotti e filosofi letteralmente imbevuti di cultura classica, per la quale provavano una grande ammirazione; possiamo pensare a Sant’Agostino o allo stesso Cirillo, annoverato tra i sapienti dell’epoca: a nessuno di loro sarebbe mai venuto in mente di denigrare Platone o Aristotele. Quest’ultimo in particolare rimase un pilastro della cultura occidentale anche in età medievale. A tale punto possiamo ipotizzare, sempre con le dovute riserve, che il paganesimo classico abbia avuto ben più possibilità di sopravvivere rispetto al cristianesimo: i vecchi culti si estinsero perché semplicemente avevano perso la loro “carica”, e non ricevevano più un concreto interesse da parte delle masse. La coesistenza di cristiani e pagani durò ancora a lungo, persino oltre la caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel 476: in alcune località cristiane, gruppi di pagani, in barba ai decreti imperiali, offrivano pubblicamente sacrifici alle loro divinità. Costoro, presenti soprattutto nelle campagne, convissero pacificamente con i cristiani fino a quando, probabilmente verso il VI – VII secolo, l’ultimo fuoco pagano non si spense per sempre. 

INIZIA IL MEDIOEVO 

Nel 476 l’Impero Romano d’occidente perde la propria integrità politica con la deposizione da parte del generale barbaro Odoacre dell’ultimo imperatore, Romolo Augusto: ha inizio quell’epoca storica nota come “Medioevo”. Sembra essere da sempre accettato per vero il luogo comune secondo cui la diffusione del cristianesimo in occidente abbia giocato un ruolo chiave nella caduta dell’Impero d’occidente e abbia determinato la fine della cultura classica e l’inizio di un’era di decadimento morale, culturale, tecnologico ed economico. Tale asserzioni sono facilmente confutabili: in primo luogo, affermare che l’avvento del cristianesimo sia stato uno dei fattori principe del crollo dell’Impero esigerebbe una dimostrazione rigorosa a livello di nesso causale. La maggior parte degli storici è più propensa ad indicare altre cause della caduta: in particolare una decadenza delle istituzioni iniziata già prima dell’avvento del cristianesimo come religione di Stato, e l’ingresso incontrollato di nuovo popoli entro i confini. Come abbiamo già fatto notare nel paragrafo che precede, non vi fu nell’Età Antica una reale frattura tra cultura classica e primo cristianesimo. Nel Medioevo buona parte della cultura classica fu conservata grazie al lavoro minuzioso di migliaia di monaci, che ne ricopiarono le opere. I medievali, in altre parole, non si rappresentavano in conflitto con la cultura della Roma antica, ma si consideravano eredi e continuatori della stessa. Con il declino delle istituzioni romane, si imposero nuovi regnanti, nuovi sistemi di governo e, ovviamente, nuove leggi, che tuttavia ebbero spesso molto da tributare al diritto romano. Il medioevo ormai è riconosciuto come un’epoca dai vasti sviluppi tecnologici; nuove tecniche, strumenti vennero impiegati in ogni settore della vita umana: nell’agricoltura, nell’architettura, nella navigazione etc. Per fare qualche esempio pensiamo ai mulini ad acqua o a vento, all’aratro pesante, all’arco a sesto acuto e alla volta a crociera, alle navi a vela triangolare, alla bussola. Quanto allo sviluppo culturale non possiamo dimenticare che già in epoca altomedievale, e a seguire per tutto il Basso Medioevo, nacquero e si svilupparono le università, nelle cui aule, tra le altre cose, si studiò anche il diritto romano.

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