L’ultimo talismano: avventura e mistero nell’autunno della riforma di Akhenaton (La figlia di Bastet Vol. 1) di Isabel Giustiniani

Una dea privata della sua storia.
Una donna privata del suo futuro.
Un segreto che sta cancellando la stirpe di Akhenaton.


Tutto ciò che Kefera desidera è dimenticare e fingere. Dimenticare di aver visto la madre, Prima Sacerdotessa di Bastet, venire brutalmente uccisa dalle guardie durante la repressione di una cerimonia clandestina. Fingere di riuscire a condurre una vita felice lavorando nella Casa della Birra del padre e di essere in grado di amare il promesso sposo.

Quando Maibe, la sorella minore, decide di disseppellire l’Occhio di Bastet e raccogliere l’eredità di sacerdotessa, Kefera si ritroverà coinvolta in una corsa contro il tempo per salvarla dall’ira del clero di Aton e recuperare il diadema, ultimo talismano della dea sopravvissuto alla bufera religiosa causata da Akhenaton.

Dalla città della dea-gatto alla capitale dedicata al Disco Solare segnata dalla catena di lutti che perseguita la famiglia reale, Kefera scoprirà che la ricerca del talismano le richiederà più del dover scegliere tra il tradire il giuramento fatto alla sorella o la fiducia che la spaventata principessa Neferneferuaton Tasherit ha riposto in lei. Se vorrà porre sulla fronte di Maibe l’Occhio di Bastet, dovrà tradire se stessa.

  • Editore ‏ : ‎ Mango Hill Books (14 febbraio 2022)
  • Lingua ‏ : ‎ Italiano
  • Copertina flessibile ‏ : ‎ 406 pagine

A cura di Cinzia Cogni

“L’ultimo talismano – la figlia di Bastet” è un romanzo che mi ha conquistato fin dal primo capitolo, in pochi minuti infatti, l’autrice Isabel Giustiniani, è riuscita a trasportarmi nell’antico Egitto in un periodo tra l’altro, poco noto, quando il Faraone Akhenaton abolì le molteplici divinità venerate fino a quel momento, per instaurare gradualmente una religione monoteista nel nome di Aton, un dio rappresentato da un disco solare.
Da questo primo volume si capisce che l’autrice ha ideato una saga storica e avventurosa, destinata a conquistare un pubblico numeroso, sia perché le storie legate all’antico Egitto hanno un fascino intramontabile, sia perché è un romanzo davvero originale e molto coinvolgente.

Tua madre era la prima sacerdotessa di Bastet e sai quanto desiderasse vederti seguire la sua strada…”
“Mia madre è morta” sibilai “…e anche la vostra dea. Akhenaton ha fatto cancellare il nome dei vecchi dei da tutti i templi antichi: esiste soltanto un dio ed è Aton…”
“Neppure il faraone ha il potere di cancellare gli dei, Kefera. Ricordalo. Sono ancora qui per chi ha il cuore di vederli.”

La protagonista, Kefera, è una ragazza rimasta orfana della madre in tenera età,  uccisa brutalmente proprio davanti a lei dalle guardie del Faraone; si chiamava
Akira ed era la sacerdotessa di Bastet, la dea con sembianze da gatta, la cui unica colpa fu quella di non abbandonare la sua fede e continuare a venerare la dea.
Per sopperire al vuoto e al dolore dovuto alla morte della  madre, Kefera si fa carico di allevare la sorellina più piccola, Maibe,
e aiutare il padre a gestire “la Casa della Birra”.
Maibe è completamente diversa dalla sorella maggiore, mentre Kefera crescendo si è allontanata completamente dagli antichi dei, la bambina  invece, manifesta la volontà di continuare a  venerare la dea Bastet, nonostante il divieto assoluto da parte del Faraone Akhenaton di pregare altro dio all’infuori di Aton, pena la morte.
A causa di questo suo carattere ribelle, Maibe non ascolta minimamente i continui rimproveri del padre e soprattutto di Kefera, consapevoli dei pericoli a cui potrebbe incorrere la ragazzina; anzi, la sua devozione verso Bastet la spinge sempre di più a frequentare l’antico tempio e le due donne anziane che ancora vi abitano, da cui trae importanti e proibiti insegnamenti;
accusando la sorella maggiore di aver dimenticato la volontà della loro madre.

Maibe avvampò, fremendo e assotigliando gli occhi. “E come dovrei comportarmi? Forse come te, che hai paura di tutto? Te ne stai rintanata nella Casa della Birra pensando soltanto a spaccarti la schiena di lavoro. Hai paura della gente, tremi davanti alle guardie del Medjay e sei spaventata perfino del buio…
…è così che mi vuoi? Una vigliacca che non ha il coraggio di affrontare la vita? Tu…” La schiaffeggiai con una tale violenza da farle perdere l’equilibrio e rovinare a terra.

Purtroppo i brutti presentimenti di Kefera e del padre si trasformano in realtà la notte in cui Maibe viene arrestata per aver infranto la legge, e così, pur di salvarle la vita sono costretti a fare delle drastiche scelte.
A questo punto la vita di Kefera cambia completamente, al centro dei suoi pensieri ora c’è un talismano conosciuto come ” l’occhio di Bastet” che deve assolutamente recuperare e riportare a Maibe; per l’amore della sorella, ora Kefera è costretta a mettere in gioco la sua vita, a superare le sue paure e a rivedere le sue certezze… sarà un vero e proprio viaggio dentro se stessa.
La storia prende così una piega completamente inaspettata e tra i protagonisti subentra anche la quarta figlia di Akenaton e di Nefertiti, la cui vita si intreccerà con quella di Kefera e sarà un crescendo di enigmi da svelare.

Lottai contro l’impulso di accarezzare l’amuleto della dea un’ultima volta e sollevai il braccio per scagliarlo il più lontano possibile,  tra le acque. La mia coscienza si ribellò…gli occhi mi si riempirono di lacrime. 
Un miagolio alle spalle mi fece trasalire…
un gatto nero mi stava osservando con penetranti occhi di un giallo luminoso…”

È una storia ricca di colpi di scena, dove l’autrice inserisce diversi episodi violenti che tengono il lettore col fiato sospeso, ma al tempo stesso i valori fondamentali su cui verte il romanzo, quei sentimenti intramontabili come l’amore e l’amicizia,  creano un miscuglio di emozioni davvero intenso.
Ho anche verificato che le descrizioni dei luoghi in cui vivono e dove si  spostano i protagonisti, sono realistiche, il che significa che Isabel Giustiniani deve aver fatto ricerche molto approfondite e consultato tantissimi testi, per  ricreare le città di cui parla nel romanzo, descrivendo esattamente i suoi monumenti, le vie, le strade,le botteghe, i templi…e ricostruendo così la realtà di quei tempi.

Non c’è vita in una casa senz’anima…
D’improvviso capii che se avessi ignorato il giuramento fatto a mia sorella, non ci sarebbe stata più vita neppure alla Casa della Birra. Mio padre, tutto ciò che amavo. Non me lo sarei mai perdonata.”

Giunta alla fine, la curiosità di sapere quali altre avventure ha immaginato l’autrice per Kefera e gli altri protagonisti, è grande… tante sono le domande rimaste in sospeso, diversi i personaggi il cui ruolo non è ancora chiaro; ho solo una certezza, è una storia che non si dimentica e spero vivamente di leggere presto il seguito per fare di nuovo un tuffo nel passato e riassaporare la magica atmosfera dell’antico Egitto.

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