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#blogtour. Giovanna di Napoli. Delitti celebri di Alexandre Dumas. Le torture nel medioevo.

•Ringraziamo il blog “Thriller Storici e dintorni” per averci coinvolto in questo blogtour dedicato a un romanzo del grande Alexandre Dumas: Giovanna di Napoli, uno degli otto racconti dei Delitti celebri. La casa editrice Scrittura & Scritture nella sua collana VociRiscoperte ha incluso questo capolavoro con la traduzione di Viviana Carpifave.

Gennaio 1343. Alla morte di Roberto d’Angiò, il regno di Napoli passa nelle mani della nipote Giovanna. La nuova regina, bella e ambiziosa, ha però solo quindici anni. Vittima e carnefice viene dipinta la sua storia da un Dumas che non si smentisce quale grande narratore e cronista allo stesso tempo.

Si parla di assassini, di congiurati e di vendette, a volte addirittura pretesti…

“Incredibile a dirsi, ma lo spettacolo di quello spaventoso supplizio collettivo non aveva saziato la fame di vendetta di Carlo di Durazzo. Assecondato dal maestro di giustizia provocò ogni giorno nuove esecuzioni e ben presto la morte di Andrea divenne un puro pretesto per sterminare legalmente tutti quelli che si opponevano ai suoi disegni”

Al tempo che fu si usavano metodi che oggi ci fanno accapponare la pelle, che ci stringono la gola, che restano davvero assai indigesti. Eppure a quel tempo, siamo nel Medioevo, ma sarebbe riduttivo confinare queste pratiche a solo questo periodo storico, la gente era desiderosa di assistere a questi “spettacoli”.

“Il maestro di giustizia, dopo aver verificato l’identità degli accusati, li consegnò al carnefice per essere torturati sulla pubblica piazza, affinché il loro supplizio servisse da spettacolo e da monito per la folla”

Ma come può essere definita la tortura? Non è facile definire il suo significato, tortura e punizione sembrano fondersi, sembra che la distinzione sia da rintracciare nella reazione della vittima. Dai primordi la tortura è stata sempre inserita e giustificata come una punizione, come se in qualche modo non fosse un abominio, quale è. E’ una violenza autorizzata. Anche ammettendo che serva per ottenere delle confessioni, siamo sicuri che sia stata utile? No, non sempre almeno. Quando si sevizia e tortura qualcuno si procede fino a che il soggetto confessa o… soccombe. E sotto tortura, e vedremo le più terribili, chiunque confesserebbe anche l’improbabile.

Nel XIII secolo, verso la fine, la tortura legale fiorì in Italia e si diffuse poi in altri paesi, divenne dunque una parte necessaria nella procedura penale.

“Ma pur contemplando queste forme seducenti e desiderabili, un sorriso feroce sfuggiva agli uomini incaricati del loro supplizio. Armati di rasoio, tagliavano lembi di carne con voluttuosa lentezza e li lanciavano alla folla che se li contendeva con accanimento e suggeriva al boia le parti del corpo che avrebbe preferito”

Le torture perpetrate dagli uomini verso altri uomini sono innumerevoli, diventa difficile raccontarle tutte e anche sfiancante perché ci si immedesima nelle atrocità e nelle sofferenze.

“Non appena mastro Nicola dichiarò di non aver altro da confessare e di aver detto la verità, pura e completa, il maestro di giustizia comminò il suo arresto senza che si sollevasse un fiato. Immediatamente dopo, Tommaso Pace e il notaio vennero legati alla coda di un cavallo e dopo essere stati trascinati per le principali vie della città furono impiccati sulla piazza del mercato”

La tortura della ruota

Questo tipo di supplizio, capace di procurare, prima della morte, un’agonia terribile e spesso piuttosto lunga, è molto antico e sembra che avesse un tempo un significato religioso.

Oltre all’impiego di una sorta di ruota di carro, che era il metodo più comune nel Medioevo, esisteva la pratica di legare il criminale a una grande ruota simile a un cilindro e fatto rotolare giù da una collina, oppure su chiodi fissati a terra .. naturalmente con il suo carico umano. Altre volte la ruota stessa era già provvista di chiodi. Utilizzato come sistema per giustiziare i criminali: veniva legato il malcapitato, steso di schiena, ai raggi della ruota. Il carnefice, armato di martello da fabbro ne fracassava gambe e braccia per poi dargli il colpo di grazia allo sterno.

Scorticamento

Antico metodo di condannare a morte un criminale, una morte anch’essa lunga e dolorosa ma molto più comune tra le popolazioni tribali. In Europa non era molto conosciuto, anche se nel 1366 il ciambellano del conte DeRouci ne subì l’esecuzione. Nel 1303 il tesoriere dell’abbazia di Westminster venne derubato mentre aveva con sé un’ingente somma di denaro appartenente al re. Vennero indagati alcuni monaci, tre dei quali furono trovati colpevoli e scorticati vivi. La pelle venne poi affissa a tre porte come monito.

Sempre presenti nel tradizionale armamentario di inquisitori e carnefici, pinze, tenaglie e cesoie, sia usate a freddo che arroventate, servono a martoriare e mutilare ogni parte del corpo con l’asportazione dì brani di carne o di interi arti, oppure a bruciare e carbonizzare. In particolare, le tenaglie – più lunghe, per permetterne l’ arroventamento sul fuoco, di quelle normali degli artigiani, si usano per asportare naso, dita di mani e piedi, capezzoli.

Fustigazione

Non c’è pena più antica della fustigaziobne, non è propriamente una tortura ma una pena giudiziaria che può trasformarsi in tortura. Dipende dalla violenza dei colpi e dallo strumento utlizzato.

Sepolti vivi

Anche questo tipo di esecuzione sembra sia stata utilizzata più frequentemente dai popoli selvaggi. Si dice che venne impiegata in Francia e che con questo metodo si puniva una fanciulla che avesse perso la verginità. Pare che il duca De Soissons fece seppellire vivi un servo e una serva per essersi sposati senza chiedere il suo consenso. Nel XIII secolo, durante la guerra di sterminio condotta dagli Albigesi, la sorella di Aymeric, governatore di Le Voeur, fu calata viva in una fossa. Nel Medioevo era utilizzato un metodo secondo cui il colpevole veniva rinchiuso in una cavità o cella e murato.

Gogna e ceppi

Queste due pene rappresentano varianti di uno stesso principio: esporre il colpevole all’umiliazione pubblica. La gogna è uno strumento punitivo, di contenzione, di controllo, di tortura, utilizzato prettamente durante il Medioevo.
È costruita come un collare in ferro, fissata a una colonna per mezzo di una catena, che veniva stretta attorno al collo dei condannati esposti alla berlina. Successivamente si è modificata in tavole di legno provviste di cerniera, che formano fori attraverso i quali sono inseriti la testa e/o vari arti del prigioniero, poi bloccate insieme per trattenerlo. Un tipo di gogna consisteva nel legare il prigioniero a due legni flessibili, possibilmente degli alberi. Mentre il prigioniero si trovava così bloccato, veniva frustato con uno scudiscio a tre corde, o con un gatto a nove code. In alcuni casi venivano tagliate le corde degli alberi cosicché il condannato dovesse soffrire un dolore estremo mentre si lacerava.

 

Altre torture bizzarre ma terribili…

Nel XIII secolo Theodore Lascaris inventò una tortura unica nel suo genere, usata nei casi di stregoneria. Una gentildonna di corte fu sospettata di questo crimine e per indurla a confessare fu rinchiusa nuda in un sacco pieno di gatti.

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Utilizzato dal comunemente soprannominato “L’impalatore” Vlad questo sistema consisteva nel far sedere, costringendole, le vittime su di un palo che poi sarebbe stato messo in verticale. La vittima scivolava in basso e spesso passavano anche tre giorni prima che sopraggiungesse la morte.

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Tortura applicata a streghe ed eretici. Un topo vivo veniva inserito in uno degli orifizi con la testa rivolta verso gli organi interni della vittima e, spesso, l’apertura veniva cucita. La bestiola, cercando affannosamente una via d’uscita, graffiava e rodeva le carni e gli organi dei suppliziati.

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La sega prevedeva il sezionamento del condannato lungo l’asse longitudinale. Il malcapitato veniva appeso a testa in giù così che il sangue, affluendo alla testa, lo tenesse in vita il più a lungo possibile. Metodi simili prevedevano lo smembramento o squartamento, le membra venivano cioè strappate con forza. Allo scopo si utilizzavano funi e animali incitati a correre nelle direzioni opposte.

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Come abbiamo potuto vedere, ma ci sarebbe molto altro da approfondire, è innegabile che ci sia una sorta di piacere perverso nell’infliggere queste punizioni.

Questo viaggio volge al termine domani la tappa del blog “Thriller Storici e dintorni”

Fonti:

– Storia della tortura di George Riley Scott

– Wikipedia

-Focus 

 

 

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