#blogtour: Il guanto segreto di Re Mida – Nicolò Marino (BookRoad). Le figure storiche all’interno del romanzo

Oggi faremo un viaggio nel tempo. Seguiremo come ha fatto Lorenzo Venturi gli enigmi che lo hanno condotto a vivere questa bella avventura, un thriller che affonda le sue radici nel mistero legato alla tomba di Re Mida.

Nicolò Marino, autore di “Il guanto segreto di Re Mida”, in una trama che si dipana sulle ali della storia in un crescendo adrenalinico ci porta a viaggiare e incontrare alcuni personaggi storici.

Andiamo…

Frigia, Turchia VII secolo a.c.

“Giunti all’apice, si trovarono davanti a un’imponente costruzione. Scavata nella roccia, c’era una parete decorata con varie forme geometriche. Nella parte superiore, un ornamento triangolare creava un pentagono con il resto della struttura. al centro era posta una grande porta con alcune incisioni. Ghorta si avvicinò stupefattoda tale meraviglia e lesse il testo. – Knoumane Mide. La tomba del re!-“

Mida è conosciuto come un mitico re della Frigia, figlio adottivo di Gordio e della dea Cibele.

L’oracolo della Frigia, vedendo in lui un possibile salvatore da tutti i conflitti civili che coinvolgevano la Frigia, lo elegge come nuovo re spodestando il padre.

Si narra di una leggenda quella del “tocco di Re Mida”, secondo cui il sovrano aveva il potere di trasformare in oro qualsiasi cosa toccava.

Ci troviamo nella città di Gordion, oggi Yassihoyuk (Turchia centrale), intorno al 750-700 a.C.

Fu quello davvero un periodo d’oro.

Nel 1957 una spedizione archeologica fa una scoperta eccezionale, scavando una gigantesca tomba a tumulo a Yassihoyuk si trova di fronte a quella che presumibilmente ritengono l’ultima dimora di re Mida. In realtà pare che si tratti di quella di suo padre, Gordio.

Il tumulo e la tomba in legno di cedro sono oggi visitabili, non vi sono stati trovati cedimenti o crolli. Al tempo in cui fu rinvenuta si trovarono dinanzi allo scheletro di un re attorniato da utensili e resti di cibo degni di un banchetto funebre regale.

Il mito viene narrato da Ovidio ne “Le metamorfosi” così come la punizione di Apollo verso re Mida.

Bacco e Mida

Illustrazione di Walter Crane per una versione alternativa, scritta da Nathaniel Hawthorne, del mito di Mida: Mida trasforma sua figlia in oro. Edizione del 1893.

L’episodio inizia in Frigia con il ritrovamento di Sileno, precettore del dio Bacco, da parte di alcuni pastori: egli si è distaccato dal seguito del dio e vaga ubriaco senza meta, così i pastori lo conducono presso il loro re, Mida. Questi, contento del ritrovamento, indice in onore del mentore dei festeggiamenti che durano dieci giorni e dieci notti, dopodiché lo riporta dal dio che per ricompensarlo dell’ospitalità riservata a Sileno gli offre la possibilità di esprimere un desiderio. Mida stoltamente chiede e riceve in dono il potere di trasformare in oro tutto ciò che tocca “Fa’ che tutto quello che tocco col mio corpo si converta in oro fulvo”, ma se ne pente ben presto: il dono si rivela infatti una punizione. Da quel momento comincia la sua pena: come desiderato qualsiasi cosa tocchi diventa veramente oro, ma la stessa sorte spetta anche a cibi e bevande, si è condannato così alla fame e alla morte certa. Rendendosi conto dell’errore commesso, disperato, supplica il dio di liberarlo; Bacco, impietosito, gli ordina di risalire sino alla sorgente il fiume Pattolo, che scorre vicino la città di Sardi, e di immergere il capo in modo da lavare “insieme al corpo la colpa”. Da allora le acque del fiume per questo motivo sono dorate.

http://www.iconos.it/le-metamorfosi-di-ovidio/libro-xi/bacco-e-mida/

Località vicino a Costantinopoli, 1261 

“Il manipolo di cavalieri si era fermato in una radura, nelle vicinanze di Costantinopoli. avevano combattuto fieramente contro gli infedeli e ora si godevano il meritato riposo e il lauto tesoro conquistato. Guilberto era chino sui suoi fogli: appuntava ogni spostamento e ogni cosa che veniva portata via dai luoghi incontrati.”

I Templari… chi erano? Erano cavalieri laici, erano monaci perché pronunciavano i tre voti monastici previsti da San Benedetto, fondatore del monachesimo occidentale: povertà, castità e obbedienza.

Ma erano cavalieri, quindi guerrieri seppure per una vocazione religiosa. La loro era dunque una doppia natura, nasce di conseguenza la figura del monaco-cavaliere.

Senza entrare nel merito di quello che fu il motivo per cui si decide che l’ordine doveva avere fine, di quello che fu il loro processo, non possiamo che nominare il loro motto:

Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam.
che si può tradurre in:

“Non a noi, o Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria”

Il loro simbolo per eccellenza: una croce rossa a ricordare la loro santa missione.

Il sigillo dei templari con due cavalieri e la cupola della roccia deriva dall’idea che i Templari avevano giurato povertà e potevano permettersi un solo cavallo per ogni 2 uomini. Esso, inoltre, aveva un altro significato, a livello più profondo: simboleggiava la duplicità insita sia nella natura dell’Ordine, monastico e guerriero, sia in quella dell’uomo, divina a umana. La “Cupola della Roccia” è un santuario all’interno del Monte del Tempio a Gerusalemme. I Cavalieri Templari avevano insediato lì il loro quartier generale e la tenevano in grande considerazione.

A seguito delle varie crociate, molte città vennero saccheggiate e innumerevoli reliquie presero la strada verso l’Europa.

Bologna 1515 

“Quella notte Barolomeo Felicini non chiuse occhio. I suoi pensieri vagavano in un turbine vorticoso di preoccupazioni. Uscì prestissimo dal suo alloggio privato e percorse il tragitto che lo divideva dallo studio, ma prima di entrarvi scorse qualcosa di sospetto. L’ombra che la sera precedente aveva attirato la sua attenzione si manifestò più nitida” “- Buongiorno, signor Felicini.- – Messer da Vinci, voi?-“

Parlare di Leonardo da Vinci, in questa breve parentesi, sarebbe complicato per il grande ed eclettico genio quale fu. Mi appresto dunque a focalizzare l’attenzione sull’incontro tra lui e Felicini.

 

Nel centro di Bologna c’è una via, la Via Galliera, dove si trovano sontuosi, aristocratici e nobili palazzi. Tra questi c’è Palazzo Felicini, costruito nel 1497 proprio da Bartolomeo Felicini. Nel 1515, nelle sale di questo palazzo venne ospitato Leonardo da Vinci e proprio qui, nei primi giorni di dicembre conobbe Francesco I, re di Francia.

Probabilmente questo incontro fu quello che decise le sorti di Leonardo in considerazione del suo trasferimento ad Amboise.

Leonardo si trovava a Piacenza, ma Giuliano de’ Medici si raccomandò con il fratello, Leone X, perché facesse venire proprio in quei giorni Leonardo a Bologna.

Francesco I, ammiratore dell’artista, doveva incontrarsi con Leone X per il negoziato in seguito al fatto che le truppe pontificie furono travolte da quelle francesi.

Si racconta che Francesco I, vedendo l’artista che si inchinava davanti a lui, si sia alzato in piedi e lo abbia abbracciato ricordando l’ammirazione del padre Luigi XII.

 

 

 

Vi aspettiamo domani per la conclusione di questo splendido viaggio con il “Review Party”

 

 

 

 

 

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