Intrevista a Marina Migliavacca Marazza

Oggi abbiamo il grandissimo piacere di ospitare Marina Migliavacca Marazza sul blog Septem per la nostra intervista

Buongiorno Marina e grazie di aver accettato l’invito nel nostro salottino virtuale. Raccontaci di te e della tua passione per la storia, com’è nata?
Da sempre! Tutto ciò che ha a che fare con le persone vissute prima di noi mi ha sempre affascinata: la Storia racconta, il suo storytelling è molto più appassionante di qualunque altra narrazione, e i protagonisti veri hanno mille sfaccettature, buone e cattive. Ho una formazione classica e una laurea in Storia.
I romanzi storici che hai pubblicato sono stati maggiormente improntati su personaggi femminili. La monaca di Monza, la figlia e ora Caterina. Hai voluto in qualche modo riscattare la figura femminile che nelle epoche passate non ha avuto modo di emergere, sempre piuttosto soverchiata dal genere maschile?
La storia delle donne, nonostante tutte le chiacchiere che si fanno, è poco conosciuta. L’attuale situazione femminile è il risultato di quel che c’è stato prima, ed è inevitabile ci riguardi e che ci interessi. Faccio un esempio: quando parliamo di femminicidio e violenza domestica, abbiamo presente che solo nel 1956 la Corte di Cassazione ha fatto decadere l’art. 571 che dava al marito lo ius corrigendi? Cioè il capofamiglia poteva esercitare coazione fisica su figli e anche su moglie a patto che “non ne abusasse”? Le nostre nonne non potevano nemmeno protestare le il loro gentil consorte tirava loro uno schiaffone… non stiamo parlando di Medioevo.
E poi gli storiografi hanno sempre molto parlato di quelli che erano i protagonisti maschili; delle donne, anche se regine, si è sempre saputo molto meno, e solo in tempi recenti sono state ricostruite le loro vite vere (basti pensare a quel che è stato detto di Lucrezia Borgia, anche lei tutta da rivisitare…) È ora che le vite di queste nostre antenate vengano rese note, anche per render loro un po’ di giustizia.
Hai un modello di scrittore o scrittrice d’altri tempi a cui ti rifai? Chi è, e cosa gli chiederesti se ti fosse possibile bere un tè con lui/lei?
Da lettrice precoce, vorace e compulsiva, ho divorato di tutto, e dentro di me sono sedimentati stili di penne diversissime, dai romantici alla Victor Hugo e alla Dumas ai russi alla Tolstoj agli italiani come il Manzoni delle prime versioni dei Promessi sposi e della Colonna Infame. Ovviamente i tempi cambiano, i gusti evolvono e l’attenzione del lettore di oggi è molto più difficile da ottenere, quindi lo stile deve essere scorrevolissimo e le sequenze cinematografiche. Berrei volentieri un tè con Manzoni, anzi, una cioccolata, che gli piaceva tanto, e gli chiederei molte cose: magari anche perché ha continuato a mettere incinta la sua adorata Enrichetta ben sapendo che una ennesima (decima) gravidanza l’avrebbe uccisa: sappiamo tutti che lui poi si disperò tanto, ma insomma, lacrime di coccodrillo!
Nell’anno di Leonardo da Vinci hai voluto scrivere un romanzo dedicato proprio a Caterina, la sua presunta madre. E’ inconsueto e una scelta interessante. Com’è nata questa idea?
Sono autrice di un saggio su Leonardo a Milano, scritto per Garzanti nel 2015 e riproposto quest’anno negli Elefanti, e approfondendo la vita privata del genio di Vinci avevo notato che “mancava” completamente l’ascendenza materna. Così mi sono incuriosita e ho cominciato a cercare, fino al felice incontro con gli studi della professoressa Elisabetta Ulivi dell’università di Firenze che aveva dedicato anni a cercare di ricostruire la vita della misteriosa Caterina.

La ricerca storica in generale per i tuoi precedenti lavori, ma più in particolare per questo ultimo “L’ombra di Caterina”, quanto tempo ti ha occupato?
La ricerca storica richiede sempre qualche mesetto, anche se si parte con una buona base di conoscenza del periodo. Ma è il momento più bello, dove da cosa nasce cosa, dove scopri cose incredibili e soprattutto dove hai la sensazione che i personaggi sui quali stai indagando ti diano una mano: non sono mancati dei colpi di fortuna che hanno del miracoloso.
C’è un personaggio con cui sei entrata più in sintonia mentre scrivevi?
Tutte le donne hanno un loro perché, da Caterina a sua sorella Lisa alle sue figlie fino alle mogli di ser Piero, che sono solo apparentemente più fortunate di Caterina. Tea la fattucchiera, per la quale sono andata a recuperare la strega Matteuccia da Todi, realmente esistita e vittima delle prediche di fanatici come quel Bernardino che han fatto santo, è un classico di “donna sapiente” destinata a una fine drammatica. Sono però particolarmente affezionata a Tonio l’Attaccabrighe, anche lui una vittima, tutto sommato. Un giovane contadino che diventa soldato di ventura con la speranza di migliorare la sua condizione e torna a casa invalido e sfigurato. Sa apprezzare Caterina e non molla il suo sogno di riscatto dalla miseria: tenta di riviverlo prima attraverso l’esperimento avventuroso del fratello che vuol diventare mercante di schiavi e per sostenere il quale rischia di perdere tutto quel che ha, poi spingendo l’unico figlio maschio a ripercorrere le sue orme come soldato, con esiti tremendi. Ovviamente è un uomo del suo tempo, ma un simbolo anche lui, in qualche modo: una figura tragica che ricorda che se la condizione delle donne era terribile anche quella degli uomini non era facilissima.
C’è un messaggio d’amore in questo romanzo. Amore universale a mio parere. Hai voluto trasmettere volutamente il messaggio oppure sono stati i personaggi del libro a richiederlo?
È la visione semplice di Caterina, che capisce sempre il punto di vista degli altri. Se tu capisci il punto di vista di chi hai davanti e riesci a immedesimarti negli altri, il resto viene da sé.
Che tipo di lettrice sei? Romanzi, saggi? Cosa prediligi?
Mi ha insegnato a leggere mia nonna e già a quattro anni me la cavavo molto bene. In cantina nella sua casa di campagna c’era una cassa piena di libri, da Delly a London, dal Capitale a Myricae. Sono andata avanti così, a parte tutte le letture di derivazione scolastica: scatta la curiosità, prendo, leggo. Leggo tanto, disordinatamente, anche per lavoro perché mi occupo di recensioni, e se un libro non mi piace lo mollo senza sensi di colpa: mi sono ufficialmente concessa questo diritto. Come un cibo che non ti va giù e che senti che non ti farebbe bene, diciamo…
Qual è il momento ideale per scrivere? Hai un luogo che ami particolarmente?
Tutti i momenti sono buoni, soprattutto la sera tardi, fino alle ore piccole. Per la stesura finale sto bene al mio pc nel mio studio, per macinare velocemente pagine e pagine in relativo comfort, ma le idee ti possono venire dappertutto e quando stai facendo tutt’altro. Quando stai scrivendo un libro diciamo che è un lavoro a tempo pienissimo: la testa non stacca mai e il “film” che ti scorre davanti non si interrompe.
Stai lavorando a un nuovo progetto?
Sì, più d’uno, per la verità. Il più immediato è una serie di biografie che abbiamo chiamato Vite Imperfette e che usciranno per Pon Pon Giunti sotto Natale. Raccontiamo i grandi e i vip nella loro dimensione molto umana e assolutamente fallibile, senza nessuna agiografia. I primi famosissimi nomi che mettiamo sotto il vetrino del nostro microscopio della Storia sono Leonardo, Frida Kahlo, Marilyn Monroe e Freddy Mercury. Formato tascabile, foliazione intorno alle 100 pagine e tanto, tanto contenuto, raccontato con il brio di un articolo di giornale, per avvicinare anche quella readership giovane o meno impegnata che non se la sente di leggere volumi più ponderosi.

Grazie Marina, è stato un piacere e un onore averti con noi. Un grande in bocca al lupo per i tuoi progetti.

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