Io, Tituba, strega nera di Salem di Maryse Condé

Nel 1692 la comunità puritana di Salem, nel New England, fu lacerata da uno dei più famigerati processi per stregoneria della storia. Le accuse, gli interrogatori, le torture e le condanne che seguirono coinvolsero più di centocinquanta persone e culminarono nella condanna a morte di diciannove imputati, in maggioranza donne. La nera Tituba, schiava di origine caraibica di proprietà del Reverendo Parris, fu accusata di istigare le donne e le fanciulle bianche alla stregoneria e ai commerci con il Maligno; la giovane schiava veniva dalle piantagioni delle Antille, e il romanzo a lei ispirato si apre sul luogo della sua nascita, l’isola di Barbada. Tituba è figlia di una donna nera violentata da un marinaio bianco durante la traversata oceanica e, nel corso delle peripezie che sconvolgono la sua vita fin dall’infanzia, viene iniziata ai riti e alla magia da Man Yaya, una vecchia curatrice africana. Da allora, Tituba ricorrerà spesso ai sortilegi e ai contatti con gli spiriti della sua tradizione, per reagire al disprezzo e ai soprusi dei bianchi: tutto il romanzo è così percorso da un’atmosfera di magia e sensualità, ma al tempo stesso è fondato sulla sanguinaria realtà della schiavitù nelle colonie del Nuovo Mondo, delle rivolte di schiavi e della “caccia alle streghe” del Seicento.

Copertina flessibile: 224 pagine
Editore: Giunti Editore (3 luglio 2019)
Collana: Le chiocciole
Lingua: Italiano

Recensione a cura di Sara Valentino

Quanto accadde a Salem nel 1692 è rimasto nella nostra memoria collettiva come un triste e drammatico ricordo. Ne ho letto spesso in vari romanzi e saggi con riportati i processi veri e propri.

Maryse Condè in questo suo romanzo del 1992, da pochissimo riproposto in questa nuova edizione dalla casa editrice Giunti a seguito anche del premio vinto (nel 2018 Nobel alternativo per la letteratura), ci racconta una storia che parte da più lontano. Parte da un imprecisato giorno  quando Abena sedicenne dalla pelle nere viene violentata su una nave, la Christ the King, e poi acquistata come schiava. Nacque da questa violenza la piccola Tituba. “C’è molto sporco qui. Non avevo più voglia di vivere, per me la vita era una pozzanghera d’acqua nera da evitare.”

Non passerà molto tempo e Abena sarà impiccata, la prima delle innumerevoli tragedie che solcheranno la vita di Tituba. Sarà affidata a Man Yaya una vecchia curatrice con poteri medianici, sarà lei a crescere e istruire la giovane Tituba finchè il cielo glielo consentirà, sarà lei a insegnarle a curare, a guardare con gli occhi del cuore e a vedere oltre il velo della vita.

“Si allontanò, non senza che io cogliessi l’espressione di tristezza che le era calata sul volto. Senza dubbio vedeva a quel punto l’inizio del compiersi del mio destino. La mia vita, fiume che non potrà mai essere interamente deviato”

Tutto il romanzo è permeato della struggente situazione in cui i neri erano costretti a vivere, la schiavitù. Quanto sangue è stato versato in nome della libertà. Una libertà così tanto agognata in questo romanzo, uomini e donne cancellati dalla carta dell’umanità mentre sono ancora vivi.

L’amore porterà Tituba a Salem, schiava e domestica del Reverendo Parris, e le donerà la parvenza di aver trovato una “casa”.

“Quel sangue suggellò la nostra alleanza. Succede a volte che da una terra arida e desolata nasca un fiore dai colori soavi, che abbellisce e illumina il paesaggio tutt’intorno.”

E’ che a volte, forse troppo spesso, la paura è una calamità tremenda e non passa che poco tempo prima che la piccola congrega di Salem si trovi ad affrontare un male tremendo: il peccato, Satana, il Maligno si è impossessato di alcune persone. Bisogna trovare un capro espiatorio, tra le tante non può mancare una donna dal colore scuro, che sa usare le erbe … così viene accusata, processata e imprigionata.

Tituba, insegue l’amore di un uomo, forse ha così tanto bisogno di lui che non vede le conseguenze, sarà costretta a rinunciare a una parte di sé, una parte che sarà lacerante lasciare andar via. Ma a Salem ancora molto orrore dovrà serpeggiare, donne accusare altre donne per invidia, per un pezzo di terreno, per paura di essere accusate a loro volta. Alcuni verranno impiccati, torturati… Tituba pensa a una vendetta. Ma le voci di chi la ama e non la lascia mai sola resteranno con lei infondendole fiducia.

“…dovevo diventare simile a loro. C’era però una cosa che ignoravo: la cattiveria è un dono che si riceve alla nascita. Non si acquisisce. Quelli tra noi che non sono venuti al mondo armati fino ai denti sono già perdenti in partenza, in tutti ii combattimenti.”

“Chi, chi mai ha fatto questo mondo? Nella mia impotenza e disperazione, cominciai a coltivare l’idea della vendetta”  “Non diventare come loro, che sanno fare solo male”

Un romanzo che raccoglie le vicende per come sono avvenute, dalla lettura dei processi, un romanzo che dipinge la situazione della schiavitù nelle colonie del Nuovo Mondo. La storia di Tituba proseguirà e noi navigheremo ancora insieme a lei alla costante ricerca di un uomo che la ami, una donna forte e coraggiosa che non smette mai di chiedersi quando l’odio finirà.

Se ne esce lacerati, distrutti e sconvolti emotivamente, ma è importante ricordare per non ripetere e perché queste donne non vengano dimenticate. Le pagine scorrono velocissime e nella tragicità di alcuni eventi c’è comunque sempre una lieve ma presente atmosfera permeata di magia che infonde un pizzico di speranza.

“Hanno tanto bisogno di odiare che si odiano anche fra di loro?

 

 

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