La vendetta degli dei di Hannah Lynn #reviewparty

“Perfido mostro”, la definì il marito Agamennone, ma era davvero così? O è tutt’altra storia?

Regina dal potere sconfinato, moglie assassina e vendicatrice, madre tradita e amorevole, figura capace di slanci e sentimenti di grande intensità o donna crudele e senza cuore? È davvero difficile provare empatia per una donna che tradisce il marito, Agamennone, e che lo uccide al suo ritorno da Troia assieme al proprio amante, senza conoscere fino in fondo le sofferenze a cui è stata sottoposta fin dalla giovane età. Una donna che ha dovuto sopportare l’omicidio del precedente marito e del figlio uccisi brutalmente, l’assassinio della figlia Ifigenia sacrificata con l’inganno agli dei dal padre. Senza contare le umiliazioni pubbliche, i soprusi e gli abusi a cui la regina di Micene deve sottostare per il bene pubblico. E così, in un racconto appassionante e commovente, Clitennestra assume sembianze di una modernità impressionante e il lettore si ritrova avvinto da una spirale di odio, amore, violenza e spargimenti di sangue di familiari che non ha eguali nella mitologia greca.

«La verità prima o poi viene a galla… Un romanzo imperdibile.»
«Fino a oggi ho sempre creduto che Clitennestra fosse il prototipo dell’infamia, della crudeltà e dell’egoismo. È stato bellissimo scoprire chi fosse in realtà.»
«Possibile che io sia la stessa persona che a scuola non voleva studiare la mitologia? Me l’avessero raccontata così avrei avuto solo dieci in pagella.»

  • Editore ‏ : ‎ Newton Compton Editori (7 marzo 2022)
  • Lingua ‏ : ‎ Italiano
  • Copertina rigida ‏ : ‎ 320 pagine

Recensione a cura di Claudia Pellegrini

C’era una volta l’Agamennone, la prima tragedia della trilogia Orestea, con la quale Eschilo vinse gli agoni tragici nel 458 a.C. Vi si narrava la vendetta di Clitennestra sul marito, l’uccisione di quest’ultima e del suo amante Egisto da parte di suo figlio Oreste, che veniva successivamente perseguitato dalle Erinni e poi assolto da un tribunale umano organizzato dagli dei sull’Areopago. 

Questa saga, nota anche come “La saga degli Atridi” (riferendosi alla famiglia di Agamennone, figlio di Atreo) è comunemente considerata come la più cruenta del mito greco, poiché racchiude in sé tutta una serie di situazioni particolarmente sanguinolente: genitori che sacrificano figli agli dei, mogli assetate di vendetta, figli omicidi ecc…. 

Sulla tragica figura di Clitennestra hanno scritto Omero, lirici come Pindaro e Stesicoro, e numerosi tragediografi attraverso i secoli, ma ha anche ispirato molti artisti, antropologi e intellettuali. Ma per quale motivo una donna notoriamente ambigua, spietata, calcolatrice e falsa come Clitennestra affascina così tanto? E soprattutto, era davvero così oppure ci hanno raccontato la sua storia enfatizzando esclusivamente le sue caratteristiche negative? Il nuovo romanzo della serie Greek Women di Hannah Lynn ci svela il mistero di Clitennestra, la celebre regina di Micene, e ciò che l’ha portata a diventare la strega cattiva della mitologia greca.

Siamo alla vigilia dell’inizio della guerra di Troia. Paride ha rapito Elena, sorella di Clitennestra e moglie del fratello di Agamennone, Menelao, dunque ogni re greco deve intervenire per vendicare l’onore del marito abbandonato e riportare a casa la fuggitiva. Il “re dei re”, il potente Agamennone, è bloccato con la sua flotta in Aulide. Sembra proprio che gli dei non vogliano favorirlo con venti idonei a farlo salpare alla volta di Troia, dunque si reca dall’indovino Calcante per capire cosa ha fatto adirare così tanto gli dei per averlo punito con una sciagura simile. 

Il vecchio Calcante spiega che tempo prima aveva cacciato, per sbaglio, un cervo sacro alla dea Artemide, questo l’aveva fatta adirare a tal punto che per placarla adesso necessitava un sacrificio di sangue:

“Non è un animale che vuole”, disse con una voce che avrebbe potuto avere mille anni”. “Ma una fanciulla. La tua figlia più bella, Ifigenia”.

Ovviamente Agamennone è sconvolto dalla richiesta della dea, ma non può opporsi al suo volere, e oltretutto deve necessariamente fare in modo che i venti siano di nuovo favorevoli per poter salpare quanto prima, dunque con uno stratagemma attira sua figlia in Aulide.

Sua moglie Clitennestra, che è rimasta a Micene con i figli, riceve un messaggero del marito il quale la esorta a far partire subito sua figlia poiché deve convolare a nozze con uno degli eroi più stimati dell’esercito greco, nientedimeno che il celebre Achille. Nonostante la regina non voglia privarsi di uno dei suoi figli che costituiscono la sua unica fonte di gioia a dispetto dell’infelice matrimonio, è comunque lieta che sua figlia possa unirsi in matrimonio ad un giovane notoriamente stimato, dunque decide di accompagnarla per poter assistere alle nozze.

Ma quando giungono entrambe in Aulide non è un matrimonio che le attende. Mentre Clitennestra vaga per il mercato e crede che sua figlia stia pregando nel tempio di Artemide con suo padre, scopre l’inganno, corre verso il tempio, ma sua figlia è già morta per mano di Agamennone. Maledice suo marito, maledice persino la dea che le ha portato via una figlia, non teme alcuna conseguenza, non sente più nulla, solo il dolore:

“Se anche Artemide si fosse adirata con lei, ormai che importanza aveva? Qual era la cosa peggiore che avrebbe potuto farle? Con un moto di nausea, si rese conto che in realtà c’erano ancora degli orrori che la dea avrebbe potuto infliggerle. Le aveva portato via una figlia, ma gliene restavano atri tre. Doveva proteggerli”.

Le navi greche finalmente prendono il largo, Clitennestra torna a Micene per seppellire con tutti gli onori Ifigenia e per vegliare sugli altri suoi tre figli. Inizialmente glissa sulla tragica fine della sorella, ma poi è costretta a dire la verità per evitare che possano apprenderla dalle innumerevoli voci che circolano sul sacrificio. Purtroppo non tutti i figli vedono quel sacrificio come una barbarie, non tutti arrivano ad odiare Agamennone. In particolare Elettra, con la quale Clitennestra avrà sempre un rapporto molto conflittuale.

Passano diversi anni, e mentre gli uomini sono ancora bloccati a Troia, impegnati in una guerra che si prospetta particolarmente ostica, a Micene giunge un uomo, Egisto, cugino di Agamennone:

“Anni prima, Egisto aveva ucciso suo zio, re Atreo, l’uomo che l’aveva cresciuto come figlio, per rubargli la corona e consegnarla a suo padre, Tieste. Agamennone e suo fratello, Menelao, si erano rifugiati a Sparta. Una volta tornati, ormai adulti e formidabili guerrieri, avevano riconquistato il trono espropriato con il tradimento da zio e cugino per poi scacciare entrambi da Micene”.

Inizialmente Clitennestra da poca confidenza a questo losco figuro, temendo possa costituire una minaccia per la sua famiglia, ma successivamente, a poco a poco, impara a conoscerlo e ad apprezzarlo, soprattutto dopo che l’uomo le confida molte cose del suo passato a lei oscure:

“Tieste era mio padre. L’uomo che Atreo mi aveva insegnato a odiare aveva il mio stesso sangue. E, nonostante tutta la compassione che aveva mostrato nei miei confronti, Atreo aveva fatto cucinare i miei fratelli e costretto mio padre a mangiarli”.

Clitennestra si accorge di essere attratta da Egisto, il quale nasconde un passato oscuro almeno quanto il suo, lo stesso passato per il quale odia profondamente Agamennone. La donna infatti aveva sposato in prime nozze Tantalo, re di Pisa dell’Elide, dal quale aveva avuto un figlio, Alessandro. Proprio in quel periodo erano giunti a Sparta gli esuli Agamennone e Menelao. E mentre quest’ultimo si era invaghito di sua sorella Elena, il legittimo re di Micene aveva fatto uccidere suo marito e suo figlio così da poterla reclamare per sé. 

“Agamennone non sarà soddisfatto finchè non mi avrà strappato dal cuore ogni briciola di felicità. Prima Tantalo e Alessandro, poi Ifigenia. E ogni notte, riesco a pensare solo a quale sarà il prossimo figlio che mi porterà via”.

L’unica speranza in un futuro migliore è riposta in una probabile morte in guerra di Agamennone, ma questo non avviene, anzi, dopo dieci anni di guerra Troia cade, gli eroi greci si apprestano a tornare in patria e Clitennestra non riesce a sopportare l’idea di dover di nuovo avere a che fare con un uomo che odia a discapito di Egisto che, ormai da anni, è divenuto il suo amante. Decide dunque che suo marito deve morire.

“Esiste un fiore. Ne parlavano le donne di Sparta, anche se mai in presenza di un uomo. Ha il colore del papavero, ma petali simili a quelli della peonia. Dicono che i suoi steli, se tagliati e fatti macerare nel latte di scrofa, creino una pozione delicatissima: un liquido inodore e insapore, ma più letale della cicuta, in grado di fermare il cuore di un uomo e farla sembrare una morte naturale”.

Ma purtroppo il tempo necessario per mettersi alla ricerca di questo particolare fiore non c’è. Agamennone ha portato con se come bottino di guerra Cassandra, una delle figlie di Priamo, forse quella più nota poiché ha fama di essere una veggente, inoltre, durante un banchetto, oltre ad esibire la principessa al suo fianco come se volesse rimpiazzare sua moglie, ingiuria quest’ultima con battute poco opportune circa la sua relazione con Egisto. La misura dunque è colma. Clitennestra non può sopportare altro, deve agire subito, con un’arma qualsiasi.

Colpisce Agamennone mentre è intento a vestirsi dopo un bagno, ma non si accorge di essere stata sorpresa da Cassandra con la quale ha un alterco in seguito ad un discorso riguardante la figlia Ifigenia. Pur non avendone l’intenzione, Clitennestra urta malamente la veggente troiana, le fa sbattere la testa contro il bordo della vasca da bagno, e la uccide.

Nello stesso momento Elettra prende suo fratello Oreste, l’erede al trono di Micene e fugge con lui alla volta della Focide dallo zio Strofio. È convinta che la madre voglia consegnare il trono nelle mani del suo amante, dunque inculca il dubbio nella coscienza del giovane e lo sprona a meditare vendetta:

“Metterai di nuovo piede a Micene, Oreste, nel momento in cui sarai pronto a ucciderli entrambi”.

Ma gli anni passano e questo momento sembra non arrivare mai. Oreste è un giovane mite, animato da nobili sentimenti e per natura pacifico, non vuole uccidere sua madre, non ne sarebbe capace, non lo trova affatto giusto. Tuttavia anche Pilade, figlio di Strofio, con il quale ha stretto un legame molto importante, lo esorta a fare chiarezza sulla questione della vendetta, e chi meglio della Pizia di Delfi, colei che parla in vece di Apollo, può dissipare ogni dubbio in merito? Dunque, seppur riluttante, Oreste parte alla volta di Delfi per conoscere quale sarà il suo destino.

“… sono i padri che devono essere vendicati, qualunque siano le circostanze. Agamennone è stato ucciso per mano di tua madre. Ora tua madre deve morire per mano tua”.

Oreste non ha scelta, deve eseguire la volontà degli dei, deve essere la mano che attuerà la loro vendetta. Quando giunge a Micene in compagnia dell’inseparabile Pilade, si introduce nel palazzo reale sotto mentite spoglie, e quando si trova al cospetto di sua madre, seppur di spalle, non esita ad ucciderla. Però non si accorge che Alete, il figlio che sua madre ha avuto da Egisto, ha visto tutto. Per non lasciare testimoni Pilade accorre in soccorso di Oreste ed è lui ad assassinare il bambino. Successivamente anche Egisto morirà dopo aver rinvenuto i due cadaveri.

La vendetta degli dei dunque è compiuta. I colpevoli sono morti, Oreste può sedere sul trono che gli spetta di diritto e quindi mettere fine a questa storia. Ma non è così. Improvvisamente il giovane re di Micene inizia ad essere tormentato da voci che lo accusano di essere un assassino a sangue freddo, di aver trucidato sua madre, di aver tolto la vita ad un bambino innocente, di aver ucciso Egisto che lo aveva sempre trattato con affetto … Da dove provengono queste voci? Dalla sua coscienza o sta diventando pazzo? 

Pilade ed Elettra sono molto preoccupati per Oreste, è ovvio ormai a tutti che sia tormentato da demoni, e bisogna risolvere questo problema alla svelta altrimenti il giovane rischia di perdere il trono di Micene poiché non è più in grado di governare, dunque sembra a tutti opportuno recarsi nuovamente a Delfi, al santuario di Apollo, per interrogare nuovamente la Pizia. Ma una volta giunti a destinazione vengono assistiti dal dio Apollo in persona, il quale spiega loro con chi hanno a che fare, ovvero con le temibili Erinni:

“Le Erinni non sono donne. Vengono dai recessi più bui della regione più profonda degli inferi e sono più malvagie di tutti coloro che perseguitano. La vendetta è la loro unica vocazione. Perorano la causa di coloro che, a loro dire, hanno subito un torto e tormentano il presunto malfattore, di solito fino alla morte”.

È dunque Clitennestra che ha mandato le Erinni a tormentare il figlio che l’ha uccisa? Apollo non può fare nulla per aiutare Oreste, le Erinni sono più antiche degli dei, dunque ingestibili, ma forse la dea della giustizia, Atena, potrà aiutarli. Ed infatti, la dea, nonostante non possa emettere un giudizio lei stessa, propone di sottoporre Oreste a un processo sull’Areopago, un processo in cui sarà il dèmos, il popolo, a giudicarlo.

Le Erinni, chiamate in causa, parlano a nome di Clitennestra, e spiegano tutta la vicenda secondo il punto di vista della donna ormai defunta. La delibera della giuria finisce in parità, ma l’ultima parola spetta ad Atena stessa:

“Oreste non è un uomo malvagio. Le sue azioni non sono state dettate interamente dalla sua volontà. E, nonostante tutto, credo che l’amore per sua madre sia rimasto intatto fino alla fine. Ecco perché, nella mia sentenza finale sulla questione, lo giudico … non colpevole”.

Oreste è libero dal tormento delle Erinni e può tornare a sedere sul suo trono serenamente. Giustizia è stata fatta. Ma è davvero così? È proprio questa la giustizia degli dei? Oreste è stato sì una vittima anch’egli delle circostanze, ma Clitennestra? Perché questa donna non ha giustizia? Questa donna ha dovuto sopportare l’omicidio del precedente marito e del figlio, l’assassinio della figlia Ifigenia sacrificata con l’inganno agli dei dal suo stesso padre, ha dovuto subire umiliazioni pubbliche, soprusi e abusi in silenzio per il bene pubblico, davvero ce la sentiamo di condannarla perché ha tradito il marito e lo ha ucciso per evitare altre probabili future sofferenze?

Hannah Lynn ci racconta la storia di Clitennestra senza tralasciare nulla, ci serve i fatti così come sono, e ci lascia la facoltà di giudicarla colpevole o meno a nostra discrezione. Se Medusa, la protagonista del precedente volume della serie Greek Women, era un po’ l’incarnazione della paura del male, dell’insolito, del diverso, del mostro, Clitennestra è l’emblema della donna che subisce, subisce e subisce ancora, finchè la misura non è colma, finchè la pazienza che è una virtù tipicamente muliebre non si spezza e reagisce, dando vita ad un effetto domino che alla fine le si ritorcerà contro.

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