SEN-NO-RIKYU

Terzo appuntamento con la scrittrice Grazia Maria Francese! Oggi ci presenta il terzo personaggio del suo nuovo romanzo:
Mille rimpianti: Verso il Japòn
Se vi siete persi la prima tappa la trovate a questo link: TOYOTOMI HIDEYOSHI il vagabondo che diventò shogun

la seconda invece a questo link: MARCO SITTICO D’ALTEMPS

SEN-NO-RIKYU

Vita di un maestro del tè

Sen Soeki si china a prendere dal contenitore laccato un cucchiaino di polvere. Ogni suo gesto è di un’eleganza squisita, Nobunaga non ha mai visto nessuno eseguire la cerimonia in modo così perfetto. Oltre a questo si coglie qualcosa di speciale: un’atmosfera semplice, quotidiana, come la patina lasciata dal tempo su un antico recipiente di legno…
(Mille rimpianti – Verso il Japòn, cap. XI)
La cerimonia del tè o cha-no-yu come la chiamano in Giappone (vuol dire semplicemente “acqua calda del tè”) è uno tra gli aspetti più ostici della cultura nipponica per noi occidentali. Stare a lungo seduti sui talloni è già piuttosto difficile: nei gesti dell’esperto che prepara il maccha, tè in polvere, mescolandolo all’acqua calda con un attrezzo di bambù che sembra un pennello da barba, si coglie un’atmosfera che non è facile definire.
Di conseguenza un personaggio come Sen Soeki o per chiamarlo con il suo titolo onorifico, Sen-no-Rikyu (1522-1591) non è conosciuto che tra gli adepti della cerimonia. Qualcuno ha forse visto il film di Kei Kumai “Morte di un maestro del tè” o letto il romanzo di Yasushi Inoue da cui è tratto.
Soeki nasce a Sakai, una città portuale vicino a Osaka dove all’epoca approdano le navi portoghesi. Suo padre appartiene alla più bassa delle caste in cui è suddivisa la società giapponese: samurai, contadini, artigiani e appunto i mercanti, considerati un po’ dei parassiti. Essi però, insieme alle mercanzie importate dall’estero, introducono in Giappone nuove idee.
Entrato come laico in un monastero zen, il giovane Soeki si dedica all’arte del cha-no-yu. La sua abilità lo porta a contatto con Oda Nobunaga, il signore della guerra che sta riunificando il paese.
A differenza dagli altri samurai, Nobunaga non disprezza i mercanti. Prima di tutto ha bisogno di loro per procurarsi le armi da fuoco che sono la chiave dei suoi successi bellici. Inoltre si rende conto che il sistema di dazi, corporazioni e regole che limitano il commercio, sono un ostacolo allo sviluppo del paese: arrivato al potere, una delle sue prime mosse sarà abolirli.
Nel complicato gioco di alleanze, tradimenti e voltafaccia di questo o quell’alleato, Nobunaga scopre che il cha-no-yu è anche uno strumento politico. I rarefatti silenzi nel capanno del tè, pieni di cose non dette che aleggiano nell’aria, servono a leggere le vere intenzioni dei suoi interlocutori. Il nostro Soeki diventa così una specie di diplomatico o se vogliamo dirla in modo crudo, una spia.
C’è poi un altro vantaggio. Le suppellettili del tè, tazze, pennelli e così via, passando per le mani di un esperto come Soeki acquistano un valore simbolico del tutto sproporzionato rispetto a quello effettivo. Diventano uno status symbol e un premio da assegnare ai vassalli meritevoli.
Questo non toglie che Soeki sviluppi in modo straordinario l’aspetto spirituale del cha-no-yu. I gesti stilizzati (qualcuno ci vede un collegamento con quelli del sacerdote cristiano durante la messa) ricordano quanto sia prezioso l’attimo fuggente. Ichigo ichie, “un incontro, una vita” e all’epoca ciò è letteralmente vero: non si sa se i partecipanti alla cerimonia, la prossima volta s’incontreranno per bere insieme il tè oppure con le armi in pugno, sul campo di battaglia.
Alla morte di Nobunaga, Soeki diventerà il maestro del tè del suo successore Toyotomi Hideyoshi, di cui abbiamo già parlato. Costui però, uomo di basse origini, conferisce alla cerimonia un carattere fastoso che Soeki disprezza. Lo stile da lui fondato si basa sul sentimento chiamato wabi: un’estrema semplicità e naturalezza, venata di malinconia per la fugacità delle cose.
Sarà forse una parola di troppo, il fatto che il maestro disapprovi l’invasione della Corea o ancora che Hideyoshi, famoso donnaiolo, abbia messo gli occhi sulla figlia di Soeki: fatto sta che nel 1591 a questi viene ordinato di compiere seppuku, il suicidio rituale.
Lo farà senza ritrattare o chiedere grazia. La condanna a morte del maestro sarà l’ultima battaglia combattuta nel capanno del tè: a uscirne vincitore non sarà certo Hideyoshi, benché sopravviva.

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